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Torna il sereno tra Governo e parti sociali sul welfare, che siglano l'accordo sul testo che traduce in norme di legge i contenuti del protocollo sottoscritto il 23 luglio. «Confermo la soddisfazione: finalmente il testo è corrispondente all'accordo, in alcuni punti anche più chiaro». A dirlo è il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, a margine del direttivo unitario di Cgil, Cisl e Uil sul protocollo welfare.
Nella maggioranza mugugna solo Emma Bonino, che giudica «inaccettabile» il modo di procedere di Palazzo Chigi, che ha convocato una riunione del Cdm «senza nemmeno essere messa nelle condizioni di leggere un testo complesso, quasi fossi un ministro-squillo».
Il Ddl, che secondo i sindacati «recupera lo spirito e i contenuti» del protocollo, è stato nuovamente licenziato dal consiglio dei ministri che ha recepito, con le astensioni dei ministri Paolo Ferrero (Solidarietà sociale) e Alessandro Bianchi (Trasporti), le ulteriori correzioni decise dalle parti dopo tre giorni di durissimo negoziato.
Il responsabile del Lavoro, Cesare Damiano, ha osservato che il testo definitivo «conferma la solidità di tutto e l'obiettivo che avevamo raggiunto» con il protocollo del 23 luglio. «Abbiamo fugato qualsiasi dubbio di carattere interpretativo - ha aggiunto Damiano - il protocollo esce rafforzato e viene valorizzato con lo straordinario referendum di lavoratori e pensionati a sostegno di questa intesa». Sulla previdenza, il Ddl ha chiarito i nodi interpretativi che avevano sollevato la protesta del sindacato. In particolare, della Cgil. Nel testo tornano infatti l'obiettivo di favorire un tasso di sostituzione del 60% per le pensioni dei giovani; le quattro finestre di uscita per chi ha già maturato il requisito dei 40 anni di contributi versati. Scompare, invece, il tetto annuo dei 5mila lavoratori usuranti; mentre l'aumento dell'aliquota contributiva dello 0,09% torna a essere legata ai risparmi che si otterranno con il riordino degli enti previdenziali.
Viene poi introdotta una norma per evitare che un contratto a termine possa essere reiterato all'infinito. Il testo stabilisce infatti che ai lavoratori che saranno assunti con contratti a termine, dopo l'entrata in vigore della legge (il 1. gennaio 2008 se il Ddl sarà approvato dal Parlamento con gli stessi tempi della Finanziaria) sarà applicato il limite dei 36 mesi, con la possibilità di una sola proroga da concordare entro venti giorni dalla scadenza contrattuale. In caso contrario e in mancanza di una risoluzione del rapporto di lavoro, il contratto diventa a tempo indeterminato automaticamente.
I lavoratori stagionali sono esclusi dalla nuove norme. Le correzioni decise oggi prevedono anche un periodo transitorio di 15 mesi per i lavoratori che hanno avuto una successione di contratti con la stessa azienda, ma che non hanno ancora raggiunto i 36 mesi comprensivi di proroghe e rinnovi al momento dell'entrata in vigore della legge. In pratica, una moratoria che scadrà il 1. aprile del 2009 quando si applicheranno anche a questi lavoratori le nuove norme.
Un giudizio positivo sul nuovo testo è stato espresso dal leader di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, secondo cui sui contratti a termine «è stato sciolto il nodo». Di «buon compromesso» ha parlato anche il suo vice Alberto Bombassei, che ha annunciato a breve l'avvio di un confronto con Cgil, Cisl e Uil sulla riforma del modello contrattuale. Soddisfatti anche i sindacati, secondo cui «ora c'è un parere condiviso tra le parti sociali nella trasposizione delle norme del protocollo nel Ddl».
Ora la parola passa alla Camere, dove il percorso non si annuncia dei più agevoli. La sinistra dell'Unione vorrebbe che il Parlamento apportasse miglioramenti sulla parte del mercato del lavoro. Una spinta che arriverà quasi certamente anche dalla piazza con la manifestazione di sabato contro la precarietà e la legge 30.
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