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ROMA. L'evasione fiscale «brucia» in Italia oltre 100 miliardi di tasse, un valore pari a circa 7 punti di Pil. Ma in due anni, con la fine della stagione dei condoni, è stato recuperato circa un quinto del fisco sommerso: si tratta di 23 miliardi di maggiori incassi dovuti sia agli accertamenti sia all'adeguamento spontaneo dei contribuenti che il Fisco considera acquisiti nelle entrate fiscali anche dei prossimi anni. «Se si prendono a riferimento i Paesi Ocse, l'Italia ha un sommerso di almeno il 60% più elevato della media» dice la relazione ministeriale. L'evasione in Italia «è un fenomeno diffuso che coinvolge tutti i settori dell'economia». Ma «più dell'80% dell'evasione è generato nei servizi, alle imprese e alle famiglie, e nel settore del commercio al dettaglio». A rischio sono anche l'agricoltura e le costruzioni e i servizi immobiliari. Le imprese grandi evadono di più in valore assoluto per la loro dimensione ma le Pmi «occultano al fisco quasi il 55% in più della base imponibile di quanto facciano le imprese maggiori». Il rapporto rompe invece lo stereotipo che vuole il Sud terra di evasione. «Le differenze tra Nord e Sud del Paese - è scritto - sono spesso minime» e «i dati dell'evaso Irap sono, in termini assoluti, simili in Campania e in Lombardia, in Veneto e in Puglia, per le città come Napoli e Torino». Nel 2006 il maggior gettito fiscale è stato di 35,8 mld, ma era dovuto per 11 mld alla crescita per Pil, per 8,1 mld a una tantum, per 5,6 miliardi a manovre economiche: rimangono 11,2 miliardi legati per 2,4 miliardi a misure anti evasione e per 8,8 miliardi ad «adeguamenti spontanei» dei contribuenti. Lo stesso sul 2007, quando a fronte di 25,5 miliardi di ulteriori maggiori entrate si calcola che 12,1 miliardi sono legati al recupero dell'evasione. I controlli: dal dicembre 2006 sono 14.375 i verbali per mancata emissione di scontrini che hanno portato alla chiusura di 565 negozi. I controlli sostanziali sono aumentati del 34% nel 2007 raggiungendo quota 321.605. |