Data: 26/10/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«Sanità, ora avremo 420 milioni» Del Turco: serietà premiata dal Governo fondi all'Abruzzo

Il governatore: «Chi oggi ci accusa è stato zitto quando operava la banda del buco Il caso Fira? Un pezzo del disastro sanità»

L'AQUILA. «Una buona notizia per gli abruzzesi. Una prova esemplare di serietà della giunta e del consiglio. Un buon servizio all'immagine di una Regione che vuole uscire dai guai e rimettersi in cammino». E' gongolante Ottaviano Del Turco presidente della giunta regionale. E' appena uscito dal ministero della Salute con in mano l'attestato che l'Abruzzo non è «una Regione canaglia» ma è riuscito ad evitare il baratro della bancarotta per i debiti della sanità e rimettersi sulla buona strada dei conti in ordine.
Del Turco oltre ad avere ottenuto le lodi, ha incassato dai ministeri di Economia e Salute un maxi fondo per l'Abruzzo di 420 milioni di euro. Così, a quarantotto ore dal consiglio regionale che a colpi di lacrime e sangue ed uno strascico di polemiche ha approvato una manovra di 92 milioni di euro per assegnarli al piano anti-deficit della sanità, si assiste al copovolgimento di fronte. L'Abruzzo ha superato «l'esame del tavolo di monitoraggio» e per i conti della Regione dopo anni si apre lo spiraglio di un riequilibrio per evitare la bancarotta.
Presidente allora è soddisfatto, «l'Abruzzo non è una regione canaglia», ha dimostrato che può rimettere i conti a posto. La manovra però ha prodotto effetti politici devastanti: giunta contro consiglio, l'esecutivo sotto accusa da parte delle associazioni di categoria; le dimissioni del presidente della commissione bilancio. L'opposizione che la invita alle dimissioni. E' sempre ottimista?
«Il Consiglio approvando la manovra anti-deficit ha dato una risposta intelligente alle tante cose inesatte dette in questi giorni da molti. Soprattutto da istituzioni che avrebbero fatto bene ad essere molto esigenti quando era all'opera una sorta di banda del buco, che ha aperto una voragine economica di queste proporzizioni nella nostra terra. Il governo ha riconosciuto il grande sforzo della Regione Abruzzo. In una giornata in cui per il Lazio, la Campania e il Molise, si sono aperti problemi che per alcune di queste regioni sono irrisolvibili. Il fatto che l'Abruzzo sia riuscito ad onorare il patto con il governo è una prova di serietà di lealtà e di stile».
Le opposizioni di centrodestra la criticano, parlano di de profundis. Giudicano malissimo lei e il suo esecutivo. Cosa ne pensa?
«In questa vicenda mi sono ritrovato che a fare da pubblico ministero sui debiti della sanità c'erano coloro che quel debito l'hanno prodotto. Ho ravvisato cadute di stile di quanti hanno parlato con arroganza, con battute non degne di un aula parlamentare rappresentativa del popolo abruzzese».
Presidente parliamo dei soldi. Il governo quale somma darà all'Abruzzo?
«La prima trance di 400 milioni di euro è stata già messa a disposizione, ed ora sono stati concessi altri 420 milioni di euro, e arriviamo ad oltre 800; poi ci sono 37 milioni decisi della conferenza delle Regioni. Infine ci sono i 220 milioni di euro che saranno accreditati alla Regione, quando sarà pronto il documento conclusivo della legge finanziaria. Quindi più di 1 miliardo di euro. Se fossimo stati seri e rispettosi del buon senso, quando fu sottoscritto il patto con il governo Berlusconi nel 2001, questi soldi li avremmo potuti spendere nel corso degli ultimi sette anni. Magari per restaurare un bilancio fuori controllo della sanità abruzzese, ed invece abbiamo giocato a fare le cicale. Noi sapevamo che cambiando un assessore alla sanità ogni anno era difficile avere un risultato diverso. Ma nessuno di noi poteva immaginare che la voregine fosse così grande, in due anni, siamo riusciti a individuare la malattia e predisporre la medicina necessaria per guarirla».
Le imprese ieri hanno sparato a palle incatenate contro la giunta i capigruppo e, in generale, contro la politica dell'Unione accusandola di essere «disattenta». Contestano il fatto che la sanità si possa «mangiare» tutto il bilancio regionale, e che per loro non rimane quasi nulla. Sono critiche fondate?
«Hanno ragione questa sanità si mangia tutto. Ma dove era questa categoria quando si formava questa gigantesca banda del buco e si formava questo debito così rilevante? E' una domanda che ho fatto anche al presidente del consiglio dei Ministri, Romano Prodi, mi lamentavo per l'eccesso di fiscalità dei funzionari del governo, che nei 5 anni precedenti non avevano mai chiamato il presidente della Regione, l'assessore alla sanità o quello al bilancio di tenere conto delle compatibilità di spesa della Regione. A me è toccato, invece, subire l'umiliazione di controlli, di guai prodotti da altri, accompagnati da ultimatum che avrebbero minato seriamente la credibilità della Regione. Noi oggi abbiamo evitato il commissariamento, ne sono felice. Ad altri miei colleghi toccherà una sorte diversa e mi dispiace, ma additare ad un funzionario da Roma il compito di mettere tasse, ticket e controllare ogni bolletta compresa quella della luce, sarebbe stato una vergogna intollerabile. Per questo desidero ringraziare i miei colleghi della giunta a partire dall'assessore Mazzocca, i suoi dirigenti, il profesor Di Stanislao, che ha costruito una solida armatura giuridca, politica e professionale, all'accordo con il governo».
E all'ex presidente della commissione bilancio, Angelo Orlando, che si è dimesso criticando il metodo di lavoro della giunta e della coalizione, ha polemizzato con quanti, approfittando dell'emergenza conti, infilano «marchette» tra i provvedimenti del consiglio regionale. Sbaglia Orlando o sbaglia l'esecutivo?
«Il collega Orlando è una persona seria, e se questa vicenda dei conti della sanità si conclude con questo risultato positivo per la Regione, una parte importante del merito è anche sua, della sua autorevolezza e della sua capacità di far di conto anche sui conti sbagliati dei suoi avversari politici di sempre. Per questo mi dispiace se le sue dimissioni rischiano di non dare anche a lui il merito e l'onore che merita. Per questo mi adopererò perchè possa ritirare le dimissioni e il consiglio possa continuare ad avvalersi della sua preziosa opera di presidente della commisione bilancio».
Presidente Del Turco, domani 27 ottobre sarà trascorso un anno dagli arresti della vicenda Fira, la finanziaria pubblica che amministrava una buona fetta dei conti della Regione nel campo della sanità. Cosa può dirci oggi di quel contesto economico e politico?
«La vicenda della finanziaria regionale Fira è un pezzo del disastro della sanità abruzzese, ma poichè di questo si sta occupando la magistratura io ho il dovere di rispettare il lavoro dei magistrati e di attenderne con serenità le conclusioni a cui arriveranno. Ricordo che due mesi prima delle elezioni regionali furono rinnovati i contratti con tutti i fornitori, a partire dalle cliniche private. Quei contratti scadono il 31 dicembre di quest'anno, per due anni e mezzo abbiamo dovuto onorare impegni non assunti da noi. Lo abbiamo fatto non solo in nome della continuità amministrativa ma anche perchè rimetterli in discussione voleva dire raddoppiare i costi per le casse della Regione, adesso possiamo metterci a lavorare per rivedere quei contratti e farli diventare coerenti con gli obiettivi del piano di rientro. Molte delle cose incomprensibili, anche dal punto di vista democratico, accadute in questi ultimi quattro-cinque mesi, si spiegano anche per queste scadenze. Ma non mi rassegno all'idea che per fare politica buona occorre usare i metodi della politica cattiva, come diceva un grande statista italiano, «tutte le volpi prima o poi finiscono in pellicceria». Ma oggi è una buona giornata per tutti gli abruzzesi e non bisogna guastarla con amare riflessioni».

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