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"Una discussione ampia e franca, molto vera. D'altra parte era inevitabile: i mesi che abbiamo alle spalle non sono stati mesi ordinari". Con Guglielmo Epifani parliamo dell'ultima riunione del Comitato direttivo della Cgil e della fase di discussione aperta nella confederazione. A partire da questi mesi "non ordinari": dalla piattaforma alla trattativa, dal quadro politico all'accordo, dalla consultazione alla portata della vittoria dei sì, dalla doccia fredda della trascrizione non fedele dell'accordo da parte del governo alla riconquista di un testo aderente all'accordo in materia previdenziale e alla vera e propria trattativa sul tempo determinato. Per arrivare alla partecipazione registrata, che, afferma il segretario della Cgil, "segna uno spartiacque in un paese in cui la deriva populistica e il sensazionalismo senza prospettiva sembravano diventati il cuore dell'informazione. In questo modo la condizione concreta delle persone è tornata al centro dell'attenzione".
Il direttivo del 22-23 ottobre ha cercato di leggere il voto. "E se sul no dobbiamo lavorare, perché ci parla di aree operaie e industriali di particolare consistenza, sulle quali occorre una capacità anche confederale di maggior presenza, non c'è dubbio però che il fatto nuovo di questo voto è il numero dei sì. Ho chiesto all'Ires e al dipartimento di organizzazione di approfondire la lettura di questo voto. Perché, se fosse suffragata l'opinione che mi sono fatto, cioè che si tratta di un sì molto omogeneo, tra settori e tra territori, questo sarebbe in controtendenza in un paese che viene dipinto come diviso, se non addirittura frantumato: sarebbe cioè, sia pure in un campione come il nostro, un voto nazionale. L'altra cosa che emerge è la capacità di coinvolgere i nostri iscritti, se si pensa che al voto hanno partecipato, oltre a un milione di pensionati, quattro milioni di attivi (e la forza organizzata di Cgil Cisl Uil nel mondo del lavoro non è molto superiore a questo dato)".
Rassegna Oltre che sul voto il direttivo ha discusso anche sul "prima", sul perché la Cgil si sia divisa?
Epifani La discussione tra di noi andava e va fatta. Non si può dire che, siccome il sì ha prevalso in questo modo, la partita è finita e dobbiamo guardare avanti. Certo, dobbiamo guardare avanti, ma dobbiamo anche interrogarci sul perché c'è stata questa divisione. Proprio il numero dei sì mi fa dire che questa discussione è ancora più importante. Come mai un numero di sì così massiccio e una divisione così profonda? Quando sento dire che la Cgil vuole fare un processo a questo o a quello, resto esterrefatto. Discutere di queste cose non vuol dire fare un processo. Chi dice questo ha un'idea un po' strana della democrazia. Che risponde a quella che i voti non si contano ma si pesano. Quella che voglio è una vera discussione. E la deve fare tutta l'organizzazione. Perché la divisione è stata vera e ha attraversato tutta l'organizzazione.
Rassegna La divisione si è manifestata su due fronti. Da parte delle aree congressuali, da un lato, e da parte della Fiom, dall'altro. Due problemi diversi?
Epifani Veniamo da un congresso unitario, quindi la divisione di un'area congressuale su questo punto non è un fatto secondario, anche per qualche comportamento che c'è stato.
Rassegna Ma c'è ancora una gestione unitaria della confederazione?
Epifani Alla fine di questa discussione dobbiamo arrivare a una conclusione condivisa su questo. Non si può far finta che nulla sia successo. Non vorrei che ritrovassimo l'unità e domani, alla prima difficoltà, ci dividessimo di nuovo.
Rassegna E poi c'è il problema del no della Fiom?
Epifani Il ragionamento, che varrebbe per qualsiasi altra struttura, ci dice che su accordi confederali, una volta che si esprime il direttivo, quello deve essere l'orientamento di tutti. Non è giusto disorientare i nostri iscritti con una duplice indicazione. Non era mai successo prima, a volte occorre che gli scandali avvengano, perché ci si possa riflettere e prendere le giuste misure.
Rassegna Una discussione approfondita e poi il prossimo direttivo ?
Epifani Sì, spetta al prossimo direttivo il compito di tirare le somme. D'altra parte abbiamo anche il lavoro di preparazione della conferenza d'organizzazione che è già un primo riferimento di questa discussione: come ci si va; con quale impostazione, condivisa, non condivisa. Questa preparazione non può essere separata dallo svolgimento della discussione.
Rassegna Per tornare al protocollo. Adesso tocca al Parlamento, ma maggioranza e governo fanno a dir poco fatica?
Epifani Che l'accordo non venga trasformato in legge o che venga cambiato sono, in ordine d'importanza, le cose che ho sempre temuto di più. A chi dice "cerchiamo di migliorarlo" io non oppongo nulla - e chi si può opporre a un miglioramento? - ma i rischi veri sono quelli cui accennavo poc'anzi. E che vanno assolutamente evitati. L'altra lezione di questa vicenda è che la sovrapposizione di ruoli - politici, governativi e sociali - crea confusione e fa male alla concertazione. Non si può essere contemporaneamente in maggioranza, al governo e fare il verso alle trattative sindacali. E non posso non osservare che, se noi stiamo facendo una riflessione, con il travaglio che questo comporta, le forze politiche, che pure dovrebbero farne una analoga, come al solito non la fanno. (*) Intervista rilasciata a Enrico Galantini - www.rassegna.it
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