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PESCARA. Più che un deficit, è una voragine. Il «buco» nei conti della Regione arriva a sfiorare quota 2,5 miliardi di euro, qualcosa come 5 mila miliardi di lire, grazie alla sanità. E, infatti, la scarsa virtuosità della spesa sanitaria, il vero motore della marcia all'indebitamento, potrebbe anche far capitolare la quota che lo Stato versa alla Regione per sostenerne il deficit. «E' una situazione catastrofica», spiega Angelo Orlando, consigliere regionale di Rifondazione comunista e presidente della commissione bilancio dell'Emiciclo, che da mesi sta studiando le carte fra emissioni di bond, conti sanitari alle stelle ed una strozzatura della capacità di spesa dell'ente Regione che ne sta riducendo la potenzialità di programmazione. I conti in possesso di Orlando dimostrano nei fatti che la Regione è al limite delle proprie possibilità. «A raschiare il fondo del barile sono due mani», denuncia l'esponente di Rifondazione, «ovvero i bond emessi dalla Regione fra il 2000 ed il 2006 e la spesa sanitaria per cui da tempo in Abruzzo è scattato il campanello d'allarme. Sul primo fronte l'indebitamento dell'Abruzzo ammonta a 951 milioni di euro, poco meno di 2 mila miliardi di lire, con la banca d'affari Merrill Lynch». «Già questo dovrebbe far riflettere», dice Orlando, «perché è anomalo che ci si rivolga sempre ad una sola società». Ma sarebbe il danno minore rispetto alle modalità di rimborso. Perché «per i bond emessi negli anni 2002, 2003 e 2004», denuncia il presidente della commissione bilancio, «la Regione paga semestralmente solo gli interessi, mentre il capitale lo rimborsa alla scadenza». Il capitale, ovvero la somma effettivamente prestata, dovrà essere rimborsato dunque tutto d'un fiato, nel 2024 e nel 2032, per un ammontare complessivo di circa 800 milioni di euro. questo il nocciolo duro del debito, oltre 1.600 miliardi di lire di cui gli abruzzesi di domani dovranno farsi carico. Senza considerare che il tasso scelto per il megaprestito concesso dalla Merrill Lynch è variabile: e «se nel contempo il tasso variabile di riferimento oltrepassa una barriera stabilita, la Regione dovrà pagare un tasso variabile senza alcuna limitazione». Una struttura finanziaria che, secondo Orlando, è anche «non conforme alle tipologie di operazioni di finanza derivate che una pubblica amministrazione può contrattare, come impone il decreto ministeriale 389 del 2003, in quanto non c'è una reale copertura del rischio di rialzo dei tassi». E ci sarebbero rischi anche per quanto riguarda il fondo di garanzia del rimborso (tecnicamente definito «sinkink fund»), nel quale sarebbero presenti anche quote di aziende private tutt'altro che al riparo dai rischi finanziari. E in caso di «default» dei titoli acquistati, sottolinea ancora Orlando, «la Regione è obbligata a far fronte con proprie risorse perché comunque deve garantire il rimborso delle obbligazioni a scadenza». Il disavanzo complessivo, a partire dal 2001, è di 682 milioni di euro, secondo una stima della Fira, la finanziaria-cassaforte della Regione. Ma a questa somma, calcola il presidente della commissione bilancio, vanno aggiunti altri 400 milioni di euro derivanti dal disavanzo della gestione 2005 e dalle spese che le Asl dovranno sostenere per adeguare gli stipendi ai nuovi contratti nazionali. Una situazione sulla quale governo nazionale e Corte dei conti hanno già acceso i riflettori, segnalando l'Abruzzo come una regione da «affiancare» nella gestione della spesa sanitaria. Ma ciò che è peggio è che «l'Abruzzo potrebbe perdere la quota con cui lo Stato decide di intervenire nell'appianamento del deficit sanitario degli anni 2001-2003, ovvero ben 529 milioni di euro. Lo Stato parteciperà al disavanzo delle Regioni virtuose, non certo di quelle che accumulano debiti». Complessivamente, sommando i 682 milioni di perdite di esercizio, i 528 milioni di euro che potrebbero non arrivare dallo Stato, ed un debito circolante di 194 milioni di euro, si arriverebbe ad una cifra di 1.404 milioni di euro, quasi 3 mila miliardi di lire. E anche le stime del 2006 sono da mettere sotto stretta osservazione, avvisa Orlando. «Secondo i contratti in vigore con la sanità privata, ad esempio, nel 2006 la Regione dovrebbe destinare a cliniche e Rsa circa 316 milioni di euro: ma un primo monitoraggio della stessa Fira indica un'altra cifra, ovvero quasi 372 milioni di euro. Di questa somma, 105 milioni dovrebbero essere destinati alle strutture private che ricadono nel territorio della Asl di Pescara, 95 nel Chietino, 63 nel territorio della Asl Avezzano-Sulmona, 44 milioni in quello di Lanciano-Vasto, 39 nel Teramano e 23,6 nella Asl aquilana. E sulle cartolarizzazioni c'è già lo stop del nuovo ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa, che le ritiene utili per ottenere risorse fresche da investire e non per appianare i debiti. «Quanto basta per prendere di petto la situazione e avviare riforme strutturali», dice Orlando: «Ci sono quattro priorità, ovvero coprire i disavanzi, contenere la spesa, riformare la normativa del sistema sanitario regionale ed arrivare a serie riforme strutturali. Oggi la società abruzzese chiede che la Regione sia presente, che ne accompagni lo sviluppo e la crescita, che rafforzi il welfare: sono tutte operazioni che con questa situazione l'Abruzzo non può permettersi. Senza interventi strutturali», avverte l'esponente di Rifondazione, «la Regione non potrà programmare alcun investimento». Infine, Orlando, segnala una «rischiosa assenza di liquidità, che impedirebbe anche una variazione qualsiasi di bilancio, e leaseback (affitto con riscatto), la vendita delle Naiadi potrebbe essere solo un pio tentativo di sopperire a questa assenza di liquidità». |