Data: 02/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Portanuova, cosa resta della stazione. In 48 ore cancellati 124 anni di storia Com'era e com'è, immagini a confronto

PESCARA. Come il tonno che si taglia con un grissino, così la stazione di Portanuova si è sbriciolata sotto i colpi assestati dalla ruspa. Sotto al cumulo delle macerie, sono finiti in un colpo solo 124 anni di storia pescarese, dal 1883 al 2007. Un lungo viaggio dall'emozione del signore con la bombetta per l'arrivo nella città proiettata verso il futuro, alla tristezza del carabiniere in alta uniforme per la partenza, fino ai sorrisi e alle lacrime degli innamorati. In 48 ore il panorama della città è cambiato. Solo quella facciata è rimasta in piedi, sfidando il vento sorretta da un'impalcatura, come in una prova di forza di fronte al tempo che è inesorabilmente passato.
Come ogni stazione, anche lo scalo di Portanuova ha conservato intatte nella sua memoria le lacrime e i sorrisi degli innamorati, le proteste per il prezzo troppo alto del biglietto e le scuse inventate al capostazione. Storie che neanche la ruspa al lavoro ha demolito.
«Partire è un po' morire», così recita il famoso detto associato a tutte le stazioni d'Italia. E figurarsi cosa significa abbattere un pezzo di storia, a Pescara, per fare spazio al futuro. Dopo Elio Marrone, l'ultimo capostazione di Portanuova andato in pensione anche la sua stazione ha smesso di lavorare. Addio all'ultimo capostazione dello scalo merci di Portanuova e addio anche alla vecchia stazione. Osservando la foto storica pubblicata in alto nella pagina c'è spazio per pensare al tempo che scorre: ecco il carabiniere che guarda il treno che arriva, il signore con la bombetta sulla testa e il suo andamento ciondolante. Un'immagine che restituisce la calma tipica di un tempo passato scandito dai ritmi dell'uomo e non dalla tecnologia. In balìa dell'abbandono, disprezzata perché sprofondata nel degrado, covo di tossicodipendenti e malvimenti, ora la stazione è caduta giù e ha svegliato l'amore sopito dei pescaresi. Succede sempre troppo tardi.
Secondo i piani degli architetti, questa parte di città diventerà la nuova Berlino, una Pescara sempre più veloce, dove lo spazio per la storia è concentrato tutto in una facciata che ora sfida il vento sorretta dalle impalcature.
«E' stato cancellato uno degli ultimi luoghi dell'Ottocento ancora riconoscibili», così ha scritto nel giorno dell'abbattimento il responsabile della sezione pescarese di Italia nostra Giancarlo Pelagatti, «un frammento prezioso di un'identità».
E ancora ha detto: «Quando una delle ultime testimonianze del passato scompare per dar vita o prolungare trasformazioni di dubbia qualità urbana e architettonica la città deve interrogarsi sul perché».

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