Data: 02/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
«Ospedali, sbaglia chi pensa di chiuderli» De Laurentiis: centrosinistra incapace l'Abruzzo senza un piano di sviluppo. «Bisogna fare accorpamenti di alcune aziende, ad esempio, nel settore dei trasporti che produrrebbero grandi risparmi»

PESCARA. Spazio alla meritocrazia, tagli alle spese inutili, riforma della sanità, marketing d'area per attrarre imprese in Abruzzo, riduzione degli enti strumentali della Regione. Rodolfo De Laurentiis, 47 anni, parlamentare dell'Udc, componente della commissione vigilanza Rai, nel passato manager dell'Arpa e da parlamentare componente nelle commissioni trasporti e cultura, per l'Abruzzo ha in mente riforme e progetti. «Cose che si possono fare ma che questo governo regionale di centrosinistra con una giunta presieduta da Ottaviano Del Turco, non riesce proprio a fare», osserva polemico De Laurentiis.
Onorevole la sua è una critica politica da oppositore al centrosinistra, oppure, ha esempi concreti per dire che le cose in Abruzzo sono allo sfascio?
«Osservo i dati che fanno emergere una radiografica di una regione che non gode buona salute».
Può illustrarcene alcuni?
«Noi abbiamo un debito pubblico spaventoso: 3 mila 700 milioni, di cui 2 mila e 300 milioni per i debiti della sanità. Il Pil è inferiore alla media nazionale, che è l '1.9% mentre in Abruzzo il prodotto interno lordo è del 1.4%. L'export regionale cresce meno della metà del dato nazionale, siamo al 5.3% mentre in Italia siamo al 10.8%. L'occupazione è cresciuta del 1.2%, mentre nel Mezzogiorno è al 1.6% e al centro nord supera il 2%. I dati 2007 sul lavoro sono pessimi. Nel primo semestre abbiamo avuto la riduzione di 2 mila occupati. Poi abbiamo la pressione fiscale: le aliquote sono attestate ai loro valori massimi, l'imposta Irap è al 5.25; l'Irpef è 1.4. Questi sono i dati che denotano una regione che sta arracando con difficoltà strutturali, che non riesce a uscire fuori dal pantano in cui si trova».
Lei cosa propone per risalire la china?
«Ci sono alcuni settori che dovrebbero essere aggrediti con determinazione e capacità».
Quali?
«La sanità, ad esempio, noi non possiamo gioire del mancato commissariamento della Regione. Nè ci possiamo accontentare di fermare l'incremento del debito solo nel 2010, mentre avremo una pressione fiscale costante. La sanità ha bisogno di una Governance vera».
In che senso?
«Noi abbiamo gli stanziamenti di spesa previsti per la sanità ma sono elusi dalle Asl che creano disavanzi nel bilancio consultivo. La politica del centrosinistra si muove a tentoni senza idee chiare. Mentre i tentativi di riduzione della spesa hanno solo colpito i servizi offerti ai cittadini, che giustamente protestano. Oggi sarò ad Atessa dove l'ospedale, un piccolo ospedale, rischia ulteriori riduzioni e chiusure».
L'assessore regionale Valentina Bianchi ha detto che per il risanamento dei conti serve la chiusura dei piccoli ospedali. Una osservazione fatta a titolo personale, anche lei pensa la stessa cosa?
«E' una impostazione sbagliata, non con il tagliare che si risolvono i problemi. Bisogna portare i costi sotto controllo e razionalizzare la rete dei servizi offerti ai cittadini. E' sbagliato chiudere gli ospedali. I piccoli presidi sono un fatto di civiltà e presenza dello Stato. Se vogliano desertificare l'Abruzzo interno, basta seguire queste proposte balzane».
Onorevole però il centrodestra ha amministrato la Regione Abruzzo. Se ci sono problemi, magari, anche la Casa delle libertà ha contribuito a crearli ed aver fallito un progetto di riforma. Lei non ha nulla da rimproverare al centrodestra?
«Non è così, le riforme prodotte da Del Turco sono inapplicabili, c'è confusione mentre il recupero delle risorse è incerto. Se vogliamo avere il senso delle responsabilità allora bisogna finirla di giocare a "palla avvelenata"».
Scusi, giocare a cosa?
«Al gioco di chi far ricadere le colpe al passato. Posso dire che anche la Cdl ha ereditato dalla precendente legislatura di centrosinistra una sacco di danni e debiti, e che i costi della sanità erano arrivati alle stelle. Io dico che oggi dobbiamo individuare soluzioni. Soluzioni e progetti concreti se vogliamo evitare che i cittadini si rivolgano a Beppe Grillo».
Sulla sanità cosa va fatto?
«Recuperare le risorse, liberare un bilancio ingessato, riorganizzare l'apparato della pubblica amministrazione, rendere agevole le strutture regionali. Dico da anni che bisogna fare accorpamenti di alcune aziende, ad esempio, nel settore dei trasporti che produrrebbero grandi risparmi. Questo non vale solo per i trasporti ma riguarda complessivamente strutture ed enti regionali che vanno riconsiderati. Dagli enti Parco alle Ater. Il problema rimane anche l'efficenza delle strutture. Noi siamo tra le regioni italiane che hanno alcuni servizi scadenti e costosi, penso all'acqua e ai trasporti».
Onorevole De Laurentiis lei che riforme prevede?
«Serve una imponente fase di liberalizzazioni, sono previste a livello nazionale e previste anche dalle regioni. Ma noi siamo fermi. Penso anche alla meritocrazia, chi è bravo deve andare avanti. Ha ragione Del Turco quando prova sdegno perchè trova una società con pochi autobus e sette membri del Cda, ma io lo sdegno lo provo anche quando l'autore di questi fatti viene promosso e mandato in altre realtà con ruoli importanti».
Lei parla di marketing di area, ossia creare condizioni favorevoli per attrarre imprese in Abruzzo. Cosa dove essere fatto?
«La prima questione è abbandonare la liturgia dei tentativi di salvataggio. Non c'è giorno che la Regione non cerchi di risolvere crisi industriali che sono irrisolvibili e da cui non si otterranno risultati. Occorre lavorare su due strade: intervenire sulle emergenze con una serie ammortizzatori sociali e, dall'altra, individuare risorse e strumenti che consentano a chi decide di investire in Abruzzo di avere la convenienza di un ritorno vero, in termini di competitività»
Lei prima parlava di enti regionali, cosa propone oltre ai tagli fatti dal presidente Del Turco?
«Gli enti le società devono avere una missione. Ho seguito le vicende ddell'Aptr, l'azienda di promozione turistica. Hanno cambiato in direttore e ridotto alcuni posti, bene, ma cosa debba fare ora non si riesce a capire. Quello che manca è la missione, un obiettivo chiaro e che dia risultati».
Lei è dell'Udc, il partito di Casini, come vede da moderato la nascita del Partito democratico?
«Negli ultimi sei mesi tutta la politica nazionale e regionale è stata condizionaata per la nascita del Pd e la fusione di due culture politiche diverse, tra di sinistra con i Ds e quella di centro della Margherita. Ho seguito con attenzione questo processo di fusione e sono convinto che i cittadini, quelli moderati e cattolici, non potranno assistere alla diluizione della loro storia e identità, all'interno di un grande contenitore che non sappiamo se farà riferimento al Partito popolare o ai sociali europei»
E l'Udc, il suo partito, che progetti ha in cantiere?
«L'Udc in Abruzzo sarà un punto di approdo per molti moderati. Alcuni giorni fa un consigliere comunale di Francavilla è venuto all'Udc ed è il primo di tanti nuovi avvenimenti. Il centrosinistra e il Partito democratico, invece, non riescono ad imboccare con forza la via dello sviluppo mentre è su questo terreno che si gioca il futuro. Le troppe contradizioni interne non consentiranno al Pd questo rilancio dell'Abruzzo, ormai fermo per politiche sbagliate».

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