Data: 06/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Senato, maggioranza compatta: 161 a 156. Bocciate le pregiudiziali della Cdl. Prodi: spallata rinviata. Fiducia solo se necessaria

Il sostegno dei senatori a vita non è stato determinante

ROMA. La Finanziaria supera il primo scoglio, la maggioranza tiene e le cinque pregiudiziali poste dall'opposizione vengono respinte con 161 no a fronte di 156 sì. Maggioranza autosufficiente anche senza il voto dei tre senatori a vita presenti in aula (Rita Levi Montalcini, Emilio Colombo e Oscar Luigi Scalfaro) che, comunque, hanno votato con il centrosinistra.
«Abbiamo rinviato la spallata - dice un soddisfatto Romano Prodi - Il risultato di 161 a 156 dimostra ancora una volta che la maggioranza quando è ora di votare, vota compatta». Che non ci sarebbero state sorprese era stato chiaro a metà giornata, dopo una riunione del gruppo di Forza Italia: «Non c'è, da parte di chi ha manifestato in questi mesi più di un mal di pancia, il coraggio di staccare la spina a questo governo», ha detto il capogruppo Renato Schifani ai presenti. Da oggi, però, si fa sul serio con il voto, rischioso, sugli emendamenti.
«Il voto sulle pregiudiziali - dice Willer Bordon, Unione democratica, una delle formazioni della diaspora dal Pd - era scontato. Finché c'è la maggioranza di fronte ad atti forti non può che essere compatta. Altra questione è il voto degli emendamenti (molti li ha presentati anche Unione democratica ndr) e qui la maggioranza in Senato a volte langue».
Così si fa sempre più forte la voce sul governo che si prepara a mettere la fiducia. «Nessuno desidera mettere la fiducia, ma se il numero degli emendamenti e la lunghezza della discussione lo rende necessario è necessario», dice ancora Romano Prodi. Una frase che scatena l'ira della Casa delle libertà. Berlusconi fa sapere che mettere la fiducia sarebbe «uno scandalo» e annuncia «iniziative forti». «Non si può invocare l'alto numero di emendamenti per giustificare la fiducia - dice Giuseppe Vegas, Forza Italia - nel 2002 con 5300 emendamenti noi la fiducia non la mettemmo».
Quanto al protrarsi della discussione (seconda scusante evocata da Prodi) ci pensa Renato Schifani, sempre Fi, a svelarne i contorni: «La maggioranza sta facendo melina per guadagnare tempo e mettere la fiducia. Nella discussione generale si sono iscritti a parlare in 53, noi meno della metà. Vogliono perdere tempo e trovare l'accordo sul maxiemendamento». Forse pensava al colloquio, con gran consultazione di carte, fra Padoa-Schioppa e Dini durante la seduta di ieri.
Poi ci sono i problemi interni. I senatori della sinistra estrema, Rossi e Turigliatto, firmatari di buona parte degli emendamenti del centrosinistra, hanno già detto che la fiducia non la votano.
«Non posso escludere che ci sia, ma mi auguro di no», dice il sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi. Gianpaolo D'Andrea, sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, dice che non sarà presa alcuna decisione prima di domani, mentre Giulio Santagata, Attuazione del programma, conia un ossimoro involontario: «Sono fiducioso di farcela senza fiducia».
Sulla necessità e possibilità di approvare la Finanziaria senza intoppi concordano, a distanza, anche i duellanti della maggioranza Di Pietro e Mastella. «Abbiamo i numeri per approvarla - dice il ministro delle Infrastrutture - Questa è una Finanziaria che al di là delle critiche di routine ha grandi pregi: prima di tutto non aumenta le tasse, poi completa il risanamento e coniuga sviluppo e solidarietà». «La Finanziaria va vista come un atto del governo, dove si discute, anche aspramente. Ma un governo non può cadere sulla Finanziaria e questo dovrebbe valere sempre», dice il ministro della Giustizia.
Due curiosità finali. Una è la barzelletta che un inviato del programma di Gene Gnocchi ha raccontato ai senatori per capire se hanno il senso dell'umorismo. L'altra viene da Palazzo Chigi. Collegandosi con www.governo.it ci si può registrare alla news letter e ricevere via e-mail «100 buone notizie sulla Finanziaria».

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