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Veltroni: loro pensano alle spallate, noi al bene del Paese. Ci vuole il dialogo, non le urla Dunque andiamo avanti lo stesso
ROMA. Ma quale dialogo. Silvio Berlusconi sente solo «aria di elezioni», spera ancora che il governo Prodi cada sulla Finanziaria: «Wait and see», aspettate e vedrete, dice ai giornalisti. E all'invito al dialogo di Veltroni replica secco: «Noi non siamo disponibili». Berlusconi smentisce poi di aver mai parlato di governissimo: lo hanno capito male, solo disinformazione. Loro pensano alle spallate noi al bene del Paese, gli risponde a stretto giro Veltroni, e «andiamo avanti lo stesso». Perché «il Paese ha bisogno di dialogo e di trovare le soluzioni, non di urla». Per concretizzare la sua scelta, il segretario del Pd ha partecipato ieri pomeriggio a un vertice al Senato con i ministri Amato e Chiti, i presidenti delle commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato, Bianco e Violante, i capigruppo del Pd. Obiettivo: mettere a punto una proposta sulla legge elettorale. Perché Veltroni ne è convinto: se le cose continueranno ad andare come in questi giorni sulla Finanziaria, se il 14 novembre la manovra avrà superato l'ostacolo di Palazzo Madama, allora «inizierà un altro film». Il dialogo e la ricerca di soluzioni potrà sostituire gli annunci di spallate. Ma senza salti in avanti, aggiunge Veltroni, prima andrà trovato un accordo all'interno dell'Unione. Una direzione di marcia perfettamente condivisa da Romano Prodi. Ieri sera una nota di Palazzo Chigi ha infatti ribadito che «è opportuno che ci sia prima una condivisione all'interno della maggioranza da sottoporre poi all'attenzione dell'opposizione». E alle dichiarazioni battagliere di Berlusconi, gli uomini di Prodi replicano che certi toni contrastano con il clima di «fermento positivo» che si respira in questi giorni in Parlamento, sono quelli di chi insiste nel «proporre polemiche invece di contributi». Veltroni del resto sottolinea il nuovo passo avanti registrato ieri alla Camera, dove è stato approvata la riduzione del numero dei parlamentari, all'interno della discussione sul pacchetto di riforme costituzionali. E con il vertice in Senato lancia un segnale forte al centrodestra: noi andiamo avanti, e facciamo sul serio. Secondo le prime indiscrezioni, le preferenze che Veltroni ha illustrato nella riunione di Palazzo Madama sono quelle per un sistema più «spagnolo» che «tedesco», in sostanza un sistema proporzionale con una consistente correzione maggioritaria. Per ridurre il numero dei partiti e semplificare il sistema politico, e restituire agli elettori la possibilità di scegliere fra i candidati. La trattativa ha naturalmente due fronti: da una parte quello del centrodestra, dall'altra quello degli alleati dell'Unione. L'Udc, al contrario di Berlusconi, ribadisce di essere pronta alla trattativa. Ma Casini questa volta stringe il perimetro del dialogo: «L'unica convergenza è sul modello tedesco. Solo su quello l'Udc offre la disponibilità al dialogo». E il segretario Lorenzo Cesa precisa: «Si deve trattare di un sistema tedesco "puro", non stravolto in "salsa romana"». La legge elettorale continua comunque a dividere anche i poli al loro interno. Berlusconi boccia infatti il sistema tedesco perchè «sarebbe un regalo a Veltroni». Nella sinistra invece è Rifondazione ha indicare la sua scelta secca per il modello tedesco, mentre ad esempio il Pdci lo boccia senza appello. A sbrogliare la matassa ci proverà lo stesso Veltroni. Sarà infatti il segretario del Pd a condurre in prima persona la trattativa su riforme e legge elettorale. Sempre che, naturalmente, la finanziaria arrivi indenne fino alla fine del viaggio in Senato. |