Data: 11/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Pd, la minoranza non vota Pezzopane. D'Alfonso disegna il nuovo partito Lo strappo di Del Turco e Ginoble

SULMONA. L'assemblea costituente del Partito democratico abruzzese è cominciata nel migliore dei modi. Ma poi finisce con uno strappo. Un lungo applauso «unanime» ieri mattina a Sulmona, nel cinema Pacifico, ha salutato l'elezione di Luciano D'Alfonso, primo segretario del Pd. I grandi elettori hanno ratificato così le scelte di 134mila abruzzesi che hanno partecipato alle primarie. La mattinata dell'esordio del Pd abruzzese, però, ha avuto un prima e un dopo, che vanno in un altro segno: l'abbandono dell'assemblea costituente e la non partecipazione al voto.
Una scelta questa della componente che fa riferimento alla presidente Del Turco e l'assessore Ginoble. I cui 47 delegati non hanno votato quando si è trattato di scegliere il presidente dell'assemblea del nuovo partito. Così Stefania Pezzopane è stata eletta con 71 voti su 74 votanti. L'assemblea è formata 121 delegati. Parte così, col clamoroso gesto della componente Del Turco-Ginoble, il camino del Pd. I tentativi di mediazione sono falliti tutti. Come a nulla è servito l'incontro informale tra i rappresentanti delle tre anime principali del partito. Infatti, prima dell'avvio della riunione, nel Vicolo Dell'Arco, un stradina medioevale del centro storico di Sulmona, proprio accanto al cinema Pacifico, per una ventina di minuti D'Alfonso e Ginoble hanno discusso. Poi è arrivato Giovanni Lolli, sottosegretario, che rappresenta l'anima sinistra del partito gli ex Ds. Ma niente. L'intesa non si è trovata. Nonostante che quello di ieri era anche un appuntamento con la storia, la scena politica è stata rubata da una contrapposizione che sa di vecchio. Di già visto sotto il sole dei partiti.
Il nuovo leader.
L'assemblea ha preso le mosse intorno alle 10,45. Sala stracolma. Presiede il professor Coli, docente della D'Annunzio inviato da Prodi nella città di Ovidio per gli adempimenti di rito.
D'Alfonso viene acclamato leader del partito, e prende la parola. Sessanta minuti, tanto dura il suo discorso. Sciorina dati, riflessioni, sulla situazione economica e sociale della regionale. Indica un modello di partito che punta su: «Partecipazione, innovazione, formazione e organizzazione». Individua le priorità su cui concentrare l'attività politiche: «Territori, imprese e persone». L'impegno è quello di «uscire dalla crisi della politica» che attraversa la «nostra regione come il Paese dai primi anni Novanta». Da qui la scelta del «futuro come valore della politica». La nuova politica per D'Alfonso deve «realizzare».
Il metro morale
Su questo punto D'Alfonso ha invocato una nuova questione morale per chi amministra: «Lontani i carabinieri, non è morale avere incarichi e non fare nulla. Moralità è fare fino in fondo il proprio dovere». Il «partito democratico è la risposta alla crisi della politica, alla difficoltà delle decisioni, alla domanda di partecipazione». Invoca come «regola la discontinuità» nella gestione della cosa pubblica e pensa regole per «limitare la durata degli incarichi pubblici». E tenta al tempo stesso l'ultima mediazione per ricondurre a unità il nascente partito. Prima invoca il superamento dei «litigi» come condizione della politica. Poi si rivolge direttamente a Ginoble: «Tommaso c'è bisogno di tutti nel lavoro di un partito che immagino inclusivo».
Sul palco con D'Alfonso ci sono Stefania Pezzopane, Giovanni Lolli, Ottaviano Del Turco e Tommaso Ginoble. In Prima fila c'è il presidente del senato, Franco Marini, in veste di «cittadino abruzzese» felice per la realizzazione di quello che è anche un suo progetto: «Non è solo l'elezione del segretario del Partito Democratico, ma una manifestazione importante che si sta ripetendo in tutte le regioni d'Italia: un segno di riaggregazione della politica italiana intorno a idee forti» afferma Marini.
Presidente della Regione.
Se D'Alfonso nel suo intervento ribadisce il sostengo alla giunta regionale. Sottolineando anche «felici intuizioni del presidente Del Turco, a cominciare dallo slogan "Unire l'Abruzzo", che faccio mio». O la politica di rigore della finanza pubblica «senza la quale non si può pensare di amministrare, oggi più che mai». Lui, l'altro leader del Pd abruzzese non è da meno. Quando prende la parola, Ottaviano Del Turco non disdegna apprezzamenti per l'impostazione di D'Alfonso. Condensa il suo intervento in 15 minuti. Chiosa con nettezza il «comportamento di alcuni esponenti politici del centrodestra, che invocano interventi della magistratura. Auspicando che i giudici riescano dove loro hanno fallito». Il riferimento è al senatore Pastore e alle esortazioni perché alla procura di Pescara circa le inchieste sull'amministrazione di Pescara. «Ho lavorato con Pastore al senato, dove si è dannato l'anima per difendere i Previti i dell'Utri. Dimostrando uno spirito garantista che a Pescara contraddice».
Anche Del Turco ha insistito sul ruolo della gestione unitaria del Pd. Ricordano le culture dalle quali nasce (Dc, Pci, Psi e tanti cittadini) ora uniti sotto un unico tetto è un «miracolo straordinario». Del Turco dopo aver ricordato che i dati «ci dicono di un Abruzzo che ha ripreso a camminare», ha disegnato il Pd che lui immagina come «il partito dei diritti». Ha ottenuto il consenso forte della platea quando ha toccato il tema della precarietà del lavoro.
Il finale e l'abbandono.
A conti fatti, stando ai discorsi ufficiali il Pd nasce per unire. Tradotto nella pratica le distanze rimangono. A nulla vale il tentativo deciso del sottosegretario di governo Giovanni Lolli che ammonisce tutti: «Gli abruzzesi con la straordinaria affluenza alle primarie ci hanno dato l'ultima grande opportunità per cambiare strada. Per cambiare per davvero il modo di essere della politica».
Niente. Si arriva così alla richiesta finale. Del Turco con Ginoble propongono un rinvio della elezione a presidente di Stefania Pezzopane. Avanzano l'ipotesi di Giovanni Lolli presidente, per aggirare l'irritazione della componente diessina, che dopo aver ceduto spazi e compiti sull'altare dell'unificazione, chiedeva ai nuovi compagni (democratici) di viaggio un segno deciso di rispetto. Da qui la scelta di Pezzopane, donna ed esponente di spicco degli ex Ds e delle aree interne.
Sullo sfondo di questa "prima, con stecca" del Pd c'era e c'è la scelta dei segretari provinciali del nuovo partito. Ginoble punta a far pesare il suo 35% di consensi alla primarie. L'elezione della presidenza si sarebbe dovuta mettere in relazione con un accordo per la scelta dei segretari provinciali. Idea questa che non è piaciuta affatto alla maggioranza. Che invece vuole tenere separate le cose e non ferma l'elezione.
Ginoble deciso se ne va.
«Siamo rimasti sconcertati dal fatto che abbiano deciso di procedere alla elezione del presidente del Partito. Ne prendiamo atto dicendo che é un gesto che si potevano risparmiare». Tommaso Ginoble, pronuncia queste parrole mentre esce dal Cinema Pacifico. E' l'epilogo di una mattinata importante quanto difficile per il Pd. «Abbiamo augurato un buon lavoro al segretario che da questo momento ci rappresenta tutti. Abbiamo anche apprezzato le sue parole tendenti all'unità, al lavoro comune, con le quali siamo perfettamente disponibili».
Pezzopane e il ritiro
Nel primo pomeriggio, conclusa la votazione, Pezzopane ha ringraziato il segretario del Pd abruzzese, D'Alfonso, donandogli un oggetto in argento raffigurante un pallone da rugby. «Il rugby é lo sport che amo di più, uno sport duro, ma leale, dove le botte si prendono e si danno. Avrei voluto che tutti votassero, ma va bene così». A proposito della richiesta di Del Turco di riturare la candidatura fatta nel corso dell'assemblea, Pezzopane ha commentato che accoglierla «sarebbe stato rinnovare la metodologia di una vecchia politica della quale non vogliamo fare più parte».
Il Pd è nuovo di zecca. Mette insieme espienze e culture politiche diverse. Ma deve fare ancor della strada per liberarsi di tossine e residui della vecchia polica.

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