Data: 14/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Prodi si dice fiducioso, Mastella lo gela. L'Udeur annuncia voto contrario al tetto degli stipendi dei manager

L'articolo è stato accantonato, se ne riparlerà oggi

ROMA. «Fiduciosi». Lo dice Romano Prodi, lo ripete Massimo D'Alema, lo ribadisce, appena più cauto, Vannino Chiti, quasi solo per scaramanzia. Passano le ore, l'aula del Senato macina voti, la maggioranza regge e nel governo cresce la fiducia di farcela, oggi, nel voto che, approvando la Finanziaria al Senato, potrebbe di fatto aprire una nuova stagione politica. La fiducia della maggioranza ha retto ieri anche di fronte all'ennesimo colpo di scena.
Intorno alle 20, quando stanno per finire le votazioni sugli emendamenti, nell'aula di palazzo Madama si alza infatti Clemente Mastella e annuncia il voto contrario suo e dell'Udeur sull'articolo che fissa un tetto agli stipendi dei manager pubblici. E' lo stesso emendamento su cui è stato appena raggiunto un faticoso accordo tra Rifondazione e diniani. Un brivido percorre l'aula, l'opposizione tenta l'affondo in extremis, la maggioranza si rifugia nell'accantonamento dell'articolo. Se ne riparlerà stamane e la notte appena trascorsa è stata spesa nell'affannoso tentativo di ricucire l'ultimo strappo del Gaurdasigilli. L'ennesimo modo per dare visibilità alla propria presenza e non lasciare a Dini la rappresentanza moderata nella maggioranza.
La fiducia del governo non era del resto stata scalfita, almeno in apparenza, neanche dai toni ancora minacciosi di Lamberto Dini, e dall'unico scivolone subito dal governo nell'infinita serie di votazioni. La maggioranza è stata infatti battuta su un emendamento che aumenta i fondi per il dottorato di ricerca all'università. Insieme al centrodestra hanno votato Dini, Giuseppe Scalera (altro senatore "diniano") e Domenico Fisichella.
«Che su emendamenti molto particolari e specifici la maggioranza vada sotto - sostiene però Prodi - mi sembra che non sia un elemento straordinario, si è verificato tantissime volte anche quando c'erano maggioranze enormi in Parlamento. L'importante è il voto finale». E su quello, assicura il premier, «abbiamo preparato tutto bene e io sono fiducioso». D'accordo con lui anche D'Alema: «E' naturale che nell'esame del Parlamento possano essere approvati anche singoli emendamenti. L'importante è che non spostino il senso complessivo del provvedimento».
L'attesa è dunque tutta per il voto finale di oggi pomeriggio. Non è un mistero che si tratta dello scoglio principale della finanziaria, superato il quale, la manovra del governo avrà la strada in discesa. Per questo l'approvazione della finanziaria al Senato segnerebbe la sconfitta, forse definitiva, della strategia della «spallata» di Berlusconi, aprirebbe il dibattito all'interno del centrodestra e spalancherebbe la strada al dialogo sulle riforme invocato da Walter Veltroni.
Ma come andrà il voto? Nelle file del centrosinistra c'è la sensazione che sia stato fatto tutto il possibile, compattato le truppe fino all'ultimo uomo, anche se resta quel sottile filo d'incertezza legato a possibili manovre coperte, l'eventuale passaggio di qualche senatore all'opposizione, come da tempo annunciato da Berlusconi. «Nel merito - assicura però Chiti - non ci sono contrasti che possono portare a spiacevoli incidenti». Insomma, il governo può cadere, avverte il ministro, «solo se c'è un'operazione politica, come auspica Silvio Berlusconi, ma io non vedo questa possibilità».
Certo, Dini non ha smussato i toni. «Non abbiamo ancora preso una decisione sul voto finale», ha puntualizzato, pur sostenendo che il testo della finanziaria «sta migliorando» grazie all'azione dei suoi senatori. Ha ripetuto di voler tenersi «le mani libere», sia oggi sia in futuro. Ma l'impressione è che gli altri due senatori liberaldemocratici siano molto più ottimisti di Dini. «Valuteremo alla fine - ha sostenuto Scalera - ma è positivo che il governo abbia accettato larghissima parte delle nostre eccezioni».

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