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MILANO. Si conoscerà solo a metà dicembre «il soggetto con cui avviare il negoziato in esclusiva per la privatizzazione». Alitalia usa il linguaggio della burocrazia per dire che i tempi slittano ancora ma che, comunque entro le prossime settimane, sarà individuata la compagnia che poi avvierà i contatti con il governo. Ieri si è riunito il consiglio d'amministrazione. L'argomento cessione non era all'ordine del giorno, ma i consiglieri hanno preso atto «in base a quanto riferito dall'advisor, dell'andamento dei colloqui con soggetti industriali e finanziari, impegnati a promuovere il risanamento, lo sviluppo e il rilancio di Alitalia». Insomma i tempi stringono ed entro la prossima settimana Alitalia avrà sul tavolo «proposte non vincolanti». Queste proposte saranno vagliate dal Cda che sceglierà un solo soggetto con il quale il ministero del Tesoro avvierà i colloqui. Ieri Prodi da Berlino, ha detto di non aver parlato di Alitalia con Angela Merkel (Lufthansa è in lizza) ma solo confermato che entro l'anno il compratore sarà individuato. Questo fa ben sperare, perché in assenza di domande valide, Alitalia si troverebbe sull'orlo del baratro. Lo dice Leo Van Wijk, olandese e vicepresidente di Air France-Klm. «La società italiana - spiega - rischia il collasso se non risolve i suoi problemi. E' plausibile che possa non sopravvivere se non risolverà le questioni sul tappeto. So che stanno combattendo molto duramente, se non altro perché hanno tutte le intenzioni di trovare un partner finanziario e operativo, preferibilmente entrambe le cose». Nessuno, a questo punto, può permettersi passi falsi: il compratore dovrà avere le carte in regola ed essere assolutamente credibile, perché l'esecutivo non può esporsi a un'altra brutta figura dopo che la precedente asta di vendita è andata deserta. Nella giornata di lunedì erano stati i russi di Aeroflot a rititarsi e, dunque, i pretendenti restano tre: l'italiana Air One, i tedeschi di Lufthansa e Air-France-Klm. Proprio il direttore finanziario di Air France, Pierre-Henri Gourgeon, nei giorni scorsi aveva detto che «non procederemo se non saremo sicuri che non vi sarà un impatto negativo sui risultati di medio termine». Come dire che i francesi non vogliono trovarsi, fra qualche mese, a dover metter mano al portafogli. Difficile dire chi la spunterà. In questi giorni i sindacati si sono fatti vivi con il governo, chiedendo garanzie per l'occupazione. In particolare i piloti temono «una drastica riduzione della flotta» nel caso che la compagnia finisca ai tedeschi di Lufthansa. Invece non temono contraccolpi gli inglesi di Easyjet. «Continueremo a crescere a Malpensa indipedentemente da Alitalia. Nel prossimo inverno saranno 2 milioni i passeggeri che, dallo scalo lombardo, voleranno con Easyjet, a conferma di quanto sia importante per noi lo scalo di Malpensa». In questi mesi del 2007 la compagnia londinese ha fatto registrare un incremento dei passeggeri (+13%) e dei ricavi (+11%). In Piazza Affari ieri il titolo Alitalia ha ceduto l'1,01% a 0,849 euro. |