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La maggioranza: scelta tecnica, non politica, per evitare l'ostruzionismo. Domani l'okay definitivo ROMA. Sì dell'aula della Camera alla fiducia sul decreto che accompagna la Finanziaria. Il maxi emendamento che contiene tutte le norme ha ottenuto 333 sì e 231 voti contrari. Oggi inizieranno le dichiarazioni di voto sul testo che dovrebbe essere licenziato definitivamente da Montecitorio entro domattina dopo il voto dei 191 ordini del giorno presentati. Il provvedimento dovrà però superare la terza lettura del Senato dove, dati i tempi stretti per l'esame (il decreto decade il 1º dicembre) è probabile il ricorso al voto di fiducia. Una fiducia, quella di ieri, che intanto Palazzo Chigi definisce «tecnica, non politica» e questo perché «non si poteva fare altrimenti» e perché questo provvedimento «dà molto e fornisce strumenti importanti per le famiglie, le imprese e i lavoratori». Il ritorno in Senato sarà però accolto da una serie di ?mal di pancia' tra i senatori dissidenti. Come quelli più volte espressi da Fernando Rossi sul bonus incapienti. Durante il primo esame in aula al Senato infatti, grazie a un suo emendamento il bonus era stato raddoppiato. Ma alla Camera l'emendamento è stato cancellato riportando il bonus alla forma originale. Ieri alla Camera il centrodestra è andato all'attacco di governo e maggioranza. Tra gli altri Antonio Leone (FI) ha definito «guastatore e dissipatore» il governo Prodi, contestando insieme agli altri rappresentanti di centrodestra la scelta di apporre la fiducia malgrado l'Unione possa contare su un vantaggio di 88 voti. L'Unione ha risposto che la fiducia è solo «un espediente tecnico di governabilità per aggirare l'ostruzionismo», sottolineando come il testo sia «di restituzione sociale nei confronti delle classi meno abbienti e di tutela dei beni primari dello Stato e del cittadino, a cominciare da ambiente e mobilità». Il decreto stanzia infatti soldi per gli «incapienti», cioè i cittadini a bassissimo reddito, e fondi per un piano casa in favore degli sfrattati e delle giovani coppie. Dalla sinistra è arrivato un richiamo al governo per affrontare in modo più corposo il problema salariale dopo lo studio dell'Ires-Cgil che negli ultimi anni ha registrato una perdita secca sugli stipendi di 1.900 euro. Ma ciò che non è andato proprio giù al centrodestra è stata la mancanza di un confronto sulle misure, non solo in aula, ma anche durante l'esame della commissione Bilancio che ha dato via libera solo a 4 modifiche e tutte del governo. E, anche in questo caso, con una certa fatica: ci sono infatti ?assenti' eccellenti nel testo del decreto come l'istituzione di un controllore dei prezzi (ribattezzato Mr prezzi) che non ha passato neanche l'esame di ammissibilità ma che sarà forse riesumato in Finanziaria (oggi inizia l'esame in commissione Bilancio alla Camera). Assente anche la norma presentata dal capogruppo dei Verdi, Angelo Bonelli, che chiedeva la soppressione della Stretto di Messina Spa. Anche in questo caso la presidenza della commissione Bilancio aveva dichiarato la norma inammissibile. |