Data: 22/11/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Lavoro, il boom del precariato. Del Campo: 200mila contratti ma pochi superano un anno

PESCARA. Un lavoro a singhiozzo e senza futuro. Talvolta di alcuni giorni, altre volte da uno a tre mesi. Per pochi fortunati si supera l'anno. E' il panorama del lavoro precario in Abruzzo, dove prolifera quello a chiamata con nessuna garanzia sul futuro. I dati sono eloquenti: 69 mila contratti sono stati sottoscritti per una occupazione minore di un mese; oltre 56 mila contratti da uno a tre mesi. Gli «avviamenti» al lavoro per oltre 12 mesi sono stati 34 mila. I dati sul precariato sono stati raccolti da "Abruzzo Lavoro" per conto dell'assessore alle politiche del lavoro, Fernando Fabbiani.
Complessivamente i contratti che alimentano il precariato sono oltre 200 mila, un esercito di giovani e di donne. «I lavoro atipico assume un rilievo sempre maggiore», sottolinea Rita Del Campo, direttrice di Abruzzo Lavoro, «ormai i contratti sono pe lo più a tempo determinato, poi il part-time, quello interinale, le collaborazioni coordinate e continuative; per continuare con l'apprendistato, i contratti di formazione. Un mercato che coinvolge quasi 150 mila persone su un totale di 498 mila occupati». Per la Del Campo analizzando questi dati emerge un paradosso: «La realtà che ci troviamo ad osservare non è composta dal "lavoro precario", altrimenti non avremmo numeri di avviati così elevati, ma dalla precarizzazione dei lavoratori, che hanno contratti di poche giornate. Una distorsione delle forme di assunzione che non trovano giustificazione nelle pur nelle esigenze produttive che le hanno le imprese. Queeste ultime hanno dalla loro una serie di ammortizzatori sociali ma per precari non ci sono alternative». Le donne, inoltre, in questo contesto non hanno più spazio. «I dati del 2006 evidenziano una crescita di occupazione di 6 mila unità: 5 mila maschi e mille donne; il tasso di occupazione maschile è del 70,4%, quello femminile del 44,7%. I dati dicono che diminuisce la disoccupazione femminile, dal 12,7% del 2005, al 9,5% del 2006», ma avverte Rita Del Campo, «non per effetto di un aumento del lavoro ma solo perchè "gli occupati più quanti sono in cerca di una occupazione) diminuiscono. E in questo in Abruzzo le donne hanno perso 7 mila posti». «Si afferma», prosegue la direttrice di Abruzzo Lavoro, «il lavoratore "invisibile". Persone, quasi sempre donne, che rinunciano. Persone scoraggiate che non cercano più lavoro o entrano in quello sommerso».
Poi ci sono i giovani che in molti casi dopo la laurea, i master e i corsi di formazione hanno solo contratti a termine. «Il fatto che tanti giovani non hanno forme di lavoro stabile provoca sulle nuove generazioni una condizione di incertezza che investe il loro futuro e le loro scelte. Un fenomeno che avrà ripercussioni non solo sullo sviluppo ma creerà problemi sociali, tanto che dall'Europa arriva la richiesta di mettere al centro delle politiche del lavoro e dello sviluppo, le politiche per le risorse umane».

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