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ROMA - Da oggi si lavora a un accordo sulla riforma dello stato sociale. Impresa non facile, perché la lista degli scontenti comprende Confindustria e sindacati, Diliberto e Dini, Democratici e Comunisti. Il premier? Il premier è sereno, ottimista: "Le nostre fibrillazioni sono giochi da bambini in confronto all'opposizione", dice da Abu Dhabi, "noi discutiamo su aspetti particolari di un protocollo già firmato, ma la guida politica non è in forse. Per questo regoleremo le discussioni con un accordo comune, vedrete. Questo, d'altra parte, è il governo della pazienza". Malgrado il pressing della sinistra radicale, Prodi accetterà solo "modifiche tecniche" alla proposta sottoscritta a luglio. Resisterà viceversa alla cancellazione di intere sezioni del protocollo. "Sarebbe come violentare una o l'altra delle parti sociali".
Walter Veltroni dà a Prodi il massimo dell'appoggio possibile. Il segretario del Partito Democratico suggerisce una strada prudente. Certo, il testo della commissione (quello criticato da Dini, dall'Italia dei Valori e dai Radicali) non va buttato perché frutto del confronto parlamentare. Ma neanche è possibile tradire la proposta originaria, che ha una doppia legittimazione. Primo: è stata firmata dalle parti sociali (cioè da sindacati e industriali). Secondo: è stata approvata da 5 milioni di lavoratori con un libero referendum. Devono "prevalere insomma la ragione, il buon senso, la capacità del compromesso", avverte il ministro del Lavoro Cesare Damiano.
I tempi per un'intesa sono stretti perché oggi l'aula di Montecitorio discute il pacchetto di riforme. La pratica dovrà poi andare al Senato, in una finestra lasciata libera dall'esame della Legge Finanziaria. Per risolvere la questione, Prodi avrebbe dato la disponibilità a un incontro con i sindacati e gli industriali già oggi pomeriggio, quando rientrerà in Italia via Parigi. Le diplomazie sono al lavoro per organizzare il vertice. Al momento decisivo, il governo è deciso a porre la fiducia sul testo che giudicherà pronto. Cosa che significherebbe cancellare in tutto o in parte gli emendamenti della commissione Lavoro.
Quest'eventualità non entusiasma Bertinotti: "Sono un fautore del sistema parlamentare - dice il presidente della Camera - e penso che il protocollo sullo stato sociale debba generare un dibattito come quello avviato in commissione".
Il centrodestra accusa la stilettata di Prodi ("ora è la loro casa in fiamme") e medita una rivincita, un agguato parlamentare: "La situazione è molto interessante - dice il leghista Roberto Maroni - non sarebbe la prima volta che un governo cade per il fuoco amico". Tornano a vacillare, aggiunge Maurizio Gasparri di An, "dobbiamo partire all'attacco tutti uniti".
Ma sui contratti a termine può saltare tutto l'accordo
ROMA - Sono i contratti a termine il vero ostacolo per la terza riscrittura del protocollo sul welfare. E l'esito non è affatto scontato. Perché sui lavori usuranti superare le diga innalzata dalla Ragioneria dello Stato (2,8 miliardi in un decennio dagli iniziali 2,5) sarà praticamente impossibile. D'altra parte, il governo avrà ancora tre mesi di tempo per definire con la delega legislativa la platea di lavoratori che avranno diritto ad andare in pensione di anzianità con le vecchie regole, 57 anni di età e 35 di contributi.
La partita più delicata, e immediata, allora riguarda la modifica che la Commissione Lavoro della Camera, sotto la spinta della sinistra comunista della coalizione, ha apportato alla norma sui contratti a tempo determinato. Che questo sia il terreno minato per tutti gli attori in campo, lo si capiva bene ieri dalle riflessioni del responsabile economico di Rifondazione comunista, Maurizio Zipponi. "Le obiezioni di Dini sul rispetto delle compatibilità finanziarie - diceva - sono superabili. Anche noi sappiamo che va rispettato l'equilibrio economico: non siamo irresponsabili. Ben diversa - proseguiva l'esponente di Rifondazione - si presenta la sfida che ha lanciato la Confindustria.
Ormai Montezemolo si erge a capo di un partito e fissa l'agenda dell'azione del governo. Non si era mai visto...". E, a parte la vicenda della class action approvata per errore nella Finanziaria e destinata ad essere rattoppata, è sui limiti temporali alla proroga dei contratti a termine che il pressing degli industriali, sul governo e sui partiti, sarà fortissimo. Proprio lo stesso campo nel quale Rifondazione ha impiantato la sua bandiera contro la precarietà.
Rispetto alla versione originale, infatti, si prevede che la proroga del contratto a termine non possa superare gli otto mesi. Un vincolo che - secondo Lamberto Dini leader della pattuglia di senatori liberaldemocratici - "rischia di essere un potente generatore di nuova disoccupazione". E questo che anche Montezemolo ha direttamente detto a Prodi nell'incontro che hanno avuto venerdì scorso. "Una modifica unilaterale che stravolge l'obiettivo del protocollo, il quale lasciava libere le parti contraenti di definire il periodo della proroga". Linea su cui si sono schierate tutte le associazioni degli imprenditori. E anche la Cisl di Raffaele Bonnani, indisponibile a riaprire il confronto dopo averlo già fatto per le richieste della Cgil di Guglielmo Epifani.
Palazzo Chigi è convinto, invece, che quella modifica sui contratti a termine, un po' come le altre, non snaturi lo spirito del protocollo sottoscritto il 23 luglio scorso. Il ragionamento è il seguente. La mancanza di un limite temporale alla proroga (dopo 36 mesi di durata, compresi anche gli eventuali periodi di interruzione) avrebbe fatalmente condotto ad un ampio contenzioso giudiziario. Quindi, prima o poi, un tetto si sarebbe dovuto introdurre. Insomma dalla Commissione di Montecitorio sarebbe arrivato solo un miglioramento tecnico al testo. Da qui la convinzione che alla fine arriverà un testo "molto simile a quello iniziale del protocollo".
Insomma non sarà sulla reintroduzione del job on call (il lavoro a chiamata praticamente inutilizzato) per alcuni settori produttivi (turismo, ristorazione, spettacolo) o sull'abrogazione dello staff leasing che, a memoria degli esperti, è stato adottato solo in una cooperativa modenese, che potrà inciampare la nuova trattativa. Il braccio di ferro è sui contratti a termine, con tanti giocatori. Nessuno dei quali vuole perdere. |