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ROMA. «Sono stufo di uno Stato che dà soldi al buio e poi altri decidono cosa farne». Nel suo stile diretto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, torna così a parlare del rischio di un conflitto di interessi all'interno del gruppo Fs. E intanto, spiega, ha tenuto chiusi in un cassetto del ministero i soldi del «tesoretto» destinati a Ferrovie. Sotto accusa la convivenza, sotto una stessa holding, della gestione della rete affidata alla controllata Rfi ed i servizi di Trenitalia che sulla stessa rete fa correre i suoi treni. C'è «un conflitto di interessi», aveva detto Di Pietro il 10 ottobre in una audizione alla Camera. Dalla conferenza nazionale delle infrastrutture a Napoli, ancora una volta senza mezze parole, rilancia lo stesso messaggio. L'holding va cancellata, «non serve a niente», e bisogna separare Rfi da Trenitalia. Di Pietro lo ha fatto spiegando di aver bloccato il trasferimento di fondi per un miliardo e 35 milioni. Soldi del«tesoretto», del surplus di entrate fiscali ridistribuito al Paese che, destinati ad investimenti, per il momento non percorreranno i pochi metri che dividono il ministero di Porta Pia dalla sede di Ferrovie a piazza della Croce Rossa. «Se io do soldi per gli investimenti a Mauro Moretti (l'amministratore delegato di Ferrovie) e lui li utilizza per ripianare il deficit e presentare un miglior bilancio della holding, fa bene dal suo punto di vista ma non risponde agli interessi generali del Paese. Così non si può andare avanti», ha spiegato il ministro. Un messaggio chiaro: sono soldi che vanno vincolati agli investimenti sui binari. I bilanci di Rfi e Trenitalia sono già rigidamente tenuti distinti da un regime di separazione contabile. Per Di Pietro non sembra essere sufficiente. «Rfi non è in deficit, Trenitalia sì. Se io do i soldi a Moretti per gli investimenti e lui li usa per ripianare il deficit...», così i conti non tornano, lascia intendere. E lo stesso principio, incalza il ministro, deve valere per l'aumento del prezzo dei biglietti: soldi in più in cassa che vanno vincolati agli investimenti. «Aumenti finalizzati, insomma, e non per fare luminarie natalizie». «Stato, Regioni ed enti pubblici devono riappropriarsi del dovere della programmazione, rispetto agli enti di gestione». E le società come Ferrovie, ha detto ancora Di Pietro, «non sono più quelle di prima, nè giuridicamente nè praticamente. Delle due l'una: o prendono soldi dallo Stato e fanno ciò che dice lo Stato, o sono del tutto autonome ed escono dal comparto della pubblica amministrazione». Intanto un emendamento alla Finanziaria, ha indicato al ministro, mette a rischio fondi Ue per un miliardo di euro destinati ai corridoi europei ferroviari Ten-Alta velocità. Per «beghe politiche», spiega, il riferimento ai corridoi Ten è stato sostituito con un generico richiamo al «sistema ferroviario». E «questa modifica, se non corriamo ai ripari nei prossimi giorni, ci fa rischiare grosso». La questione riguarda «lo stravolgimento» avvenuto in sede parlamentare della norma, approvata in Consiglio dei Ministri, che prevedeva un finanziamento specifico annuale per reti ferroviarie Ten-Alta velocità: l'emendamento ha invece cancellato quel riferimento, sostituendolo con un generico richiamo al «sistema ferroviario». «Poichè l'originale formulazione era parte integrante del provvedimento europeo che ci ha destinato un miliardo di euro, questa modifica ci fa rischiare grosso». |