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Salgono a cinque gli indagati per il caso Staf Gli altri filoni: il deposito per bus e la "parentopoli" LANCIANO. La Sangritana era un centro di potere che governava in modo anomalo assunzioni e soldi della Regione. E, sempre secondo la Procura, il caso Staf con l'acquisto del ramo d'azienda e di 25 vecchi bus pagati a prezzi esorbitanti, è un esempio di sperpero di denaro pubblico. Sul quale vuole fare luce un'inchiesta che fila veloce come un treno. In meno di 24 ore gli indagati sono saliti da quattro a cinque. Oltre all'ex presidente della Sangritana, Marino Ferretti, uomo forte di An, ci sono Antonio Bianco, ex direttore generale dell'azienda, l'ex revisore dei conti Massimo Battistella, Luigi Di Diego, all'epoca responsabile dell'Unità rotabile territoriale, e il perito Danilo Di Florio. Per tutti si ipotizza il reato di falso. Ferretti e Bianco sono accusati anche di concorso in truffa ai danni dello Stato. L'ex presidente Ferretti ieri mattina si è presentato di fronte al sostituto procuratore Mirvana Di Serio. Col magistrato c'è stata una cordiale stretta di mano e niente di più. Ferretti, accompagnato dall'avvocato Augusto La Morgia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Restano però le dichiarazioni rilasciate lunedì al Centro: «Il tempo farà chiarezza». Due indagati, sempre ieri, davanti al pm avrebbero chiarito le proprie posizioni. Domani sarà la volta di Bianco, difeso dall'avvocato Aldo La Morgia. La Procura, sulla base del dossier della Finanza, ritiene che la Staf abbia tratto «un ingiusto profitto di un milione 432mila euro, di cui 520mila relativo al maggior valore attribuito ai bus». Nel caso Staf l'ex consiglio d'amministrazione sarebbe stato indotto in errore da una relazione di Ferretti (il 12 settembre 2002) sulla bontà dell'iniziativa. E' quanto sottolinea la magistratura. La Procura evidenzia, inoltre: «Il 18 dicembre Ferretti incaricava Di Florio e Battistella di redigere una falsa perizia». Perizia consegnata il 27. Sulla scrivania della Di Serio ci sono altri fascicoli-Sangritana. Uno riguarda presunte irregolarità nell'acquisto dell'ex centro alimentare Pozzolini, trasformato in deposito per bus. Costò un milione 600mila euro. Sarebbero tre gli avvisi di garanzia da spedire. Ma la vicenda che promette più clamore riguarda la presunta "parentopoli" con le 130 assunzioni fatte senza concorso. Ne avrebbero beneficiato parenti, amici e conoscenti dell'ex vertice. Il pm Di Serio sta raccogliendo testimonianze. |