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Sul cibo stangata da 400 euro a famiglia Task force governativa controllerà i prezzi ROMA. Torna lo spettro dell'inflazione. Nei 13 Paesi che hanno l'euro, spinta dal petrolio, è arrivata al 3%, mai così alta dal 2001 (quando a maggio registrò un +3,1%). In Italia a novembre sarà del 2,4% (ai massimi dal giugno 2004). Lo dicono Eurostat e Istat. L'Istat scende anche nei dettagli e si scopre quello che molti vanno dicendo da tempo, ovvero che sì, il petrolio spinge, ma che c'è anche un aumento fortissimo degli alimentari, pane e pasta in testa. Il pane cresce del 12,4%, il latte del 6,4%, la pasta del 7,7%, il pollo del 7,3%. «Sul cibo una stangata che vale 400 euro a famiglia», dicono le associazioni consumatori. E non è un caso che proprio sulla spinta delle denunce dei consumatori e delle associazioni di agricoltori, il governo abbia dato il via a una serie di controlli su tutta la filiera alimentare. A novembre sono partite le ispezioni nel comparto latte e formaggi e in quello pasta e pane. Il gruppo antispeculazione, coordinato dal ministero delle Politiche agricole, ha in programma 2500 ispezioni entro la fine di dicembre per scoprire ipotesi di occultamento e accaparramento di materie prime e aumenti ingiustificati dei prezzi. Ma questo non basta ai sindacati. Cgil, Cisl, Uil e Ugl chiedono al governo interventi decisi nella politica dei prezzi e dei salari. «Occorre che il governo ci convochi», dice Raffaele Bonanni, leader della Cisl. «Concordo con il sindacato - dice il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero - spetta al governo mettere in campo un'azione articolata per affrontare con decisione il problema». «Problema - fa osservare Pierluigi Bersani, ministro delle Attività produttive - che grazie alle liberalizzazioni mette l'Italia fra i paesi più virtuosi». E i dati sull'andamento dei prezzi dei farmaci, -2,7%, sembrano dargli ragione. L'inflazione chiama in causa la Banca centrale europea che ha nella stabilità dei prezzi uno degli scopi fondamentali. «Solo la stabilità dei prezzi - spiega il governatore della Bce, Jean Claude Trichet - può creare le condizioni per la creazione di nuovi posti di lavoro all'interno di Eurolandia. Bisogna impedire che gli aumenti dei prezzi di petrolio, energia e prodotti alimentari, si propaghino all'intera economia. Useremo i nostri strumenti per questo». E fra gli strumenti in mano alla Banca centrale c'è quello dell'aumento dei tassi di interesse. «Tremo all'ipotesi di un rialzo dei tassi d'interesse - dice Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Confindustria - perché con il debito pubblico che abbiamo questo sarebbe un fatto estremamente preoccupante». A quanto sembra, però, la Bce sarebbe intenzionata a non agire sui tassi per un po', non certamente nella riunione di giovedì prossimo. Sulla spinta delle notizie sull'inflazione il dollaro ha guadagnato terreno sull'euro ieri quotato sotto 1,47. L'inflazione italiana vede i suoi «campioni» anche nel settore dei prodotti petroliferi. «Siamo un Paese che dipende così tanto da petrolio e gas - spiega l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni - che l'aumento di questi prezzi nel mondo ha un impatto immediato e importante sull'inflazione». Magari poi potrebbe spiegare perché le compagnie petrolifere, Eni in testa, fanno grandi profitti e perché, è nei dati Istat, si decide di scaricare gli aumenti del greggio soprattutto sul gasolio, prodotto che incide sul trasporto merci, aumentato dell'11,2%, piuttosto che sulla benzina, aumentata del 9,8%. |