Data: 05/12/2007
Testata giornalistica: Il Messaggero
Saltano fuori altri assunti eccellenti. Anche Gtm, Asl e persino grandi aziende sospettate di aver garantito lo stipendio a parenti di politici. I poli si rinfacciano favori vecchi e nuovi e accusano: tutte le caste fanno così

Tutti indignati. L'inchiesta de Il Messaggero sulla "Parentopoli" in Comune ha suscitato lo sdegno di consiglieri o dirigenti tirati in ballo nella lista dei parenti assunti: non per un qualche imbarazzo, ma perché certe cose si fanno senza dirlo. «E certe cose succedono al Comune come altrove - è stata la sconcertante replica dell'irritato Carlo Sprecacenere, consigliere dello Sdi e papà di Maja assunta al settore del verde -. Perché non andate a vedere alla Gtm? (i concorsi si devono ancora fare, ndr). O vogliamo parlare della Asl e della Merker? Avete paura di scrivere?».
Non è stato a guardare Michele Di Marco, targato Sdi come Sprecacenere, che stava presiedendo la commissione lavori pubblici: «Mia figlia Roberta non lavora più in Comune da sette mesi, potevate informarvi meglio...». E infatti così è stato scritto. Ermanno Ricci, papà di Roberta, la brillante laureata assunta per concorso, s'è infilato dritto nel suo ufficio. «La reazione da considerare non è quella dei politici ma della gente che legge certe notizie sul giornale ed è arrabbiatissima» è l'opinione di Geremia Mancini.
Ma questo è nulla rispetto al putiferio che s'è scatenato all'arrivo dell'opposizione: l'aula delle commissioni s'è trasformata in un ring con i consiglieri a rinfacciarsi incarichi e prebende di nuova e vecchia gestione comunale e non solo: sono volati nomi e cognomi, conferme e smentite. C'è chi ha ricordato l'incarico per la comunicazione assunto sotto la giunta Pace da Antonella Silvetti, moglie del consigliere Marcello Antonelli: «Ma allora non ero consigliere - ha precisato l'esponente di An -, ero solo un cittadino». C'è chi, come Fausto Di Nisio, chi ha fatto "outing" con serenità: «Ho avuto incarichi anch'io, e pure mio fratello». Ancora Sprecacenere ad Antonelli e alla Verì: «Prima vi siete messi il bavaglio, mo' mettetevi la maschera: ce la vedremo in Consiglio, i colpevoli di questa storia siete voi che avevate fatto i manifesti». Accuse al vetriolo e aggressioni verbali al limite dell'infarto, «non ho nulla di cui vergognarmi, anzi sono orgoglioso» ha chiuso il furibondo Sprecacenere. Reazioni a dir poco esagerate per chi diceva d'essere a posto con la coscienza. Di nomi, ieri, ne sono circolati anche di nuovi. In Comune s'è affacciato Franco Zugaro, noto esponente della Margherita e papà di Veronica al lavoro alla Presidenza del consiglio comunale: «Era all'Arta, s'è spostata con la mobilità, nessun favoritismo per carità» ha detto il buon Zugaro. Per Nicola Ferrara, consigliere comunale indipendente con un figlio impiegato alla Soget e un altro alla Asl, «è normale che un genitore si dia da fare per sistemare un figlio: ma se c'è la sponsorizzazione politica allora non sono d'accordo». Per Enzo Del Vecchio «occorre verificare se è stato sempre così o se certe assunzioni rappresentano un'anomalia». Sarebbe a dire che se i figli o parenti di consiglieri comunali hanno sempre avuto una corsia preferenziale allora è tutto legittimo? Non la pensa affatto così il ds Roberto Carulli: «E' sempre bene evitare conflitti del genere con il ruolo pubblico che si ricopre» ha sottolineato. Per Davide Pace «il vero problema è quello dell'efficienza», cioè l'importante è assumerli bravi. «Le vere caste sono altre, quelle dei notai, dei magistrati, dei medici e anche dei giornalisti - ha aggiunto - e comunque certe polemiche non portano a nulla».
Intanto le determine sugli incarichi rivelano altre sorprese e curiosità. L'ex assessore Giorgio D'Amico è collaboratore retribuito del comitato ristretto dei sindaci per la Asl fino al termine del mandato del sindaco. E risalta una spesuccia da 27.360 euro per inviare sms di informazione istituzionale.

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