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ROMA. Dopo la minaccia dello sciopero generale, ecco i messaggi per la ripresa di un dialogo. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti hanno inviato ieri mattina una lettera al presidente del Consiglio dei ministri, Romano Prodi, con la quale chiedono l'avvio di un confronto con il governo e con le controparti datoriali. Sul tavolo, i problemi più scottanti: fisco, contratti di lavoro, tariffe e prezzi e casa. Martedì scorso i sindacati avevano annunciato uno sciopero generale per fine gennaio su queste questioni e a sostegno dei rinnovi contrattuali pubblici e privati. «Alla lettera a Prodi - si legge in una nota unitaria - è stato allegato il testo della piattaforma approvata il 24 novembre a Milano dall'assemblea unitaria di quadri e delegati sindacali, nel corso della quale si è discusso delle difficoltà in cui versa il lavoro dipendente e della progressiva perdita del potere d'acquisto dei salari, degli stipendi e delle pensioni». La minaccia dello sciopero appare dunque soprattutto come un forte elemento di pressione per riconquistare il tavolo del dialogo e della trattativa. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani ha chiarito la posizione dei confederali in un'intervista concessa al Corriere della Sera, nella quale dice che i sindacati minacciano lo sciopero generale «non per far cadere il governo, ma per risolvere i problemi dei lavoratori e dei pensionati». Insomma, per il leader della Cgil lo sciopero avverrà «se nel frattempo non ci saranno stati segnali sul rinnovo dei contratti, che riguarda ben sette milioni di lavoratori, sui prezzi, che vanno tenuti sotto controllo, e sul fisco in busta paga, che va alleggerito». E sempre ieri il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei, è tornato sullo sciopero annunciato dai sindacati e si è detto ottimista sulla possibilità che si possa evitare. «Rifiuto la definizione di falco - ha detto - e lavoro per cercare di mediare le posizioni cercando di trovare le soluzioni». Ma Bombassei è meno ottimista su una discussione più generale sui contratti. «Non penso di riuscire a fare tutto quello che non siamo riusciti a concludere fino a ora, ma essere riusciti a metterci attorno ad un tavolo sarebbe già positivo». Anche la Chiesa ha fatto sentire la sua voce con il cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi che, all'interno di un discorso più ampio, ha detto che si «deve eliminare la precarietà del lavoro». Qualche segnale positivo arriva intanto dal fronte delle vertenze contrattuali. Ieri pomeriggio è stato infatti firmato in Confindustria il nuovo contratto del settore chimico-farmaceutico per il biennio 2008-2010. L'aumento medio parametrato sui minimi, hanno fatto sapere in una nota congiunta i segretari generali di Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil, Alberto Morselli, Sergio Gigli, Augusto Pascucci, è di 103 euro in tre tranche a partire dal 1 gennaio 2008. «Ciò vuol dire - spiegano - che nel biennio 2008-2009 entreranno nelle buste paga dei lavoratori 2010 euro medi, a tutela del salario reale che per i sindacati è diventata una vera e propria emergenza». L'accordo riguarda oltre 215 mila lavoratori. |