Data: 12/12/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Autotrasporto. Trattative rotte, pugno duro del governo. «Ordinanza illegittima, non molliamo». Scattata la precettazione: dalle 24 via i blocchi

ROMA. Il governo ha detto basta alla protesta degli autotrasportatori. E dalla mezzanotte scorsa, alla fine di una giornata di trattative a singhiozzo approdate ad un nulla di fatto, il ministro dei Trasporti ha disposto la precettazione, imponendo la fine del fermo e passando la patata bollente ai prefetti. Un provvedimento reso necessario dalla gravissima situazione venutasi a creare nel Paese dopo due giorni di protesta selvaggia e dopo la minaccia di un prolungamento dell'agitazione fino a venerdì. «Il blocco cui assistiamo è un'inammissibile violazione della libertà dei cittadini», ha tuonato il premier Romano Prodi.
«Ed è una forma di protesta riprorevole - ha proseguito - che arreca grave danno al Paese nel momento più delicato per la nostra economia». Poi ha assicurato che quanto accaduto non provocherà alcun nuovo aumento nei prezzi.
Ma gli autotrasportatori non sembrano disposti a mollare. «L'ordinanza è illegittima perchè non è applicabile alla nostra categoria», ha detto un rappresentante della categoria al Tg2. Un altro, rappresentante del Fai, ai microfoni del Tg1, si è scusato con gli italiani ma ha fatto sapere che «la precettazione non esiste, e quindi il blocco va avanti». Concetto ribadito da Paolo Uggè, presidente di Fai Conftrasporto.
È durata meno di un'ora la riunione che ieri, a Palazzo Chigi, avrebbe dovuto portare ad un accordo fra il governo e i sindacati dell'autotrasporto delusi dalla Finanziaria e scesi sul piede di guerra con una lunga serie di rivendicazioni. Ad abbandonare il tavolo, appena ascoltata la premessa del ministro Alessandro Bianchi sullo stato dell'intesa siglata fra le parti nello scorso febbraio, sono state sei delle tredici sigle convocate: Fai, Fita-Cna, Confartigianato Trasporti, Sna Casa Artigiani, Fiap e Unitai (le stesse che avevano organizzato il blocco e che rappresentano l'80 per cento della categoria). Tutte compatte nel giudicare «irricevibili» le «generiche promesse» del ministro.
Il confronto è andato avanti con le sette sigle rimaste a discutere possibili soluzioni (Anita, Fedit, Confcoop, Agci, Aite Ancst e Unci). Ma in poche ore la situazione è degenerata. Ai presidi autostradali sono cominciate le risse e dalla Confindustria sono cominciate a piovere cifre sui lavoratori messi a migliaia in libertà, sul blocco delle forniture e dei servizi essenziali. Nel giro di un pomeriggio il Paese è apparso in ginocchio, senza più una goccia di benzina nelle pompe, con i supermercati mezzi vuoti, la circolazione semiparalizzata.
Così, falliti i ripetuti tentativi di ricucire, il Governo ha deciso. E il ministro Bianchi, convocato con urgenza a riferire in Senato, è stato costretto a dare seguito alla richiesta già avanzata in mattinata dalla Commissione di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici essenziali e a firmare l'ordinanza di precettazione. «Non possiamo accettare forzature di questo genere», aveva ammesso Bianchi commentando l'atteggiamento dell'ala dura del fronte sindacale. Contestualmente al provvedimento di precettazione dal ministro Bianchi è comunque arrivata la garanzia di una rapidissima nuova convocazione delle parti che potrebbe avere luogo già oggi.
Dalla mezzanotte di ieri, intanto, blocchi stradali e picchetti sono affare dei Prefetti. Lo ha deciso il Viminale spiegando che tutte le Prefetture della penisola sono state attivate per vigilare sull'attuazione del provvedimento su tutto il territorio nazionale e per assicurare l'ordinata ripresa delle attività nel rispetto delle decisioni assunte dal Governo. Gli autotrasportatori che continueranno il fermo, precisa una nota del ministro Bianchi, incorreranno in sanzioni che arrivano ai 500 euro al giorno per i singoli imprenditori e fino a 25mila euro al giorno per le associazioni. Ma nei casi in cui si configuri la violenza privata si rischiano anche la sospensione dall'albo e 4 anni di reclusione (con arresto facoltativo).

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