Data: 12/12/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Industrie bloccate da un chilometro di camion. La Sevel ferma la produzione. Val Di Sangro, fabbriche senza rifornimenti

Sette mila operai Sevel e 3 mila dell'indotto lasciati «liberi» Negli stabilimenti non ci sono più materiali da lavorare

ATESSA. Eccola la colonna di Tir che blocca il polo industriale più grande d'Abruzzo: un chilometro e quattrocento metri di rabbia, delusione, paziente attesa. Gli autotrasportatori se ne stanno attorno a un falò improvvisato sulla fondovalle Sangro, accampagnati da qualche arancia e un po' di vino rosso. Sono 143, la metà dei quali stranieri. Un manipolo di camionisti che in meno di 24 ore ha paralizzato la produzione di una trentina di fabbriche. Perché anche ieri sono rimasti a casa 7mila dipendenti della Sevel e altri 3mila delle aziende dell'indotto, con in testa quelli di Isringhausen, Irma ed Ergom. Sui Tir non viaggiano le forniture - dai sedili agli pneumatici - e la Fiat, ufficialmente, ha messo «in libertà» i propri operai: se non ci saranno recuperi della produzione si rischia una mega cassa integrazione. Intanto, dalle 22 di lunedì è saltata la produzione di circa 1300 furgoni Ducato. E c'è attesa per sapere che cosa accadrà oggi. Anche nelle altre industrie. Alla Honda, fabbrica di moto e scooter, le scorte sono limitate e a breve si rischia uno stop modello Sevel. Di fronte a questo sciopero la Val di Sangro sembra una landa desolata. Vuoti i parcheggi riservati agli operai, vuoti i piazzali che dovrebbero ospitare i camion chiamati a consegnare le merci (solo alla Sevel entrano ed escono 500 Tir al giorno). I camionisti si concentrano nel piazzale del distributore di carburante Thomas, a qualche centinaio di metri dall'uscita dell'autostrada. Urlano la loro rabbia: «Ci trattano come schiavi. Per sopravvivere siamo obbligati a fare i fuorilegge. Ci hanno fatto arrivare alla disperazione e siamo pronti a continuare la protesta». Tutte accuse rivolte a chi governa. Un imprenditore prova a convincerli: vuole riportare i Tir nella propria azienda. Arriva un no in coro. Non si tratta. Il furgone di una lavanderia tenta di forzare il blocco. Sale la tensione. Alla fine si decide di far passare i panni sporchi. Ma camion carichi di generi alimentari o cisterne di gasolio sono ferme ai margini della Fondovalle. «Va ridotto il prezzo del gasolio», afferma Ettore Tumini, coordinatore di un improvvisato comitato di manifestanti. In serata arrivano la polizia e i sindaci Enrico Di Giuseppantonio (Fossacesia), Domenicantonio Pace (Torino di Sangro) e Giuseppe Lalli (Paglieta). I primi cittadini portano la loro solidarietà agli autotrasportatori.

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