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ROMA - La data del primo incontro tra Anas e Autostrade sulla fusione del concessionario con la spagnola Abertis è stata fissata a martedì prossimo. Ma intanto il negoziato è proseguito tra botta e risposta indiretti e una visita a sorpresa, definita «di cortesia», dell'amministratore delegato di Abertis, Salvador Alemany Mas, al sottosegretario Enrico Letta. Se da una parte ieri il presidente di Autostrade, Gian Maria Gros-Pietro, ha ipotizzato la sottoscrizione di un «atto aggiuntivo» a rafforzamento delle garanzie offerte dal concessionario, dall'altra è emerso che nella lettera inviata mercoledì scorso dal presidente dell'Anas, Vincenzo Pozzi, a Autostrade, per la prima volta si mette nero su bianco la possibilità che la concessione venga meno.
LA LETTERA - Il termine revoca/decadenza non viene adoperato, ma nel passaggio conclusivo della missiva si legge che «in assenza di adeguate modifiche alla convenzione di concessione atte a salvaguardare l'originario complessivo sistema di tutele ritenuto idoneo al conseguimento dell'interesse pubblico, l'eventuale attuazione e/o efficacia della preannunciata operazione di fusione comporterebbe l'adozione da parte della scrivente di misure caducatorie della concessione stessa». Nella lettera si fa riferimento al conflitto d'interessi che verrebbe in essere se una società di costruzione, come la spagnola Acs, attuale socio di Schema28 (che controlla Autostrade), partecipasse alla Nuova Abertis. Un'ipotesi, quella della presenza dei costruttori, che «era stata espressamente preclusa dalla disciplina regolante il processo di privatizzazione di Autostrade». Infine si precisa che le eventuali modifiche alla convenzione dovranno «obbligatoriamente precedere l'attuazione e/o l'efficacia dell'operazione di fusione».
LE GARANZIE - A questo ha risposto ieri Gros-Pietro assicurando la volontà di rispettare gli obblighi e offrendo una formalizzazione dell'impegno «anche in un atto aggiuntivo. La concessione esistente però - ha precisato - non cambia». Una postilla che lascia intravedere il timore che una novazione possa produrre cambiamenti strutturali, come quello di una minor durata della concessione. Il presidente, che si è detto disponibile a inserire nella trattativa con il governo ulteriori investimenti, ha paventato lo slittamento dei tempi e l'ipotesi che prendano il sopravvento «operazioni alternative». Intanto ieri Standard & Poor's ha annunciato che manterrà «sotto controllo con implicazioni negative» il giudizio a breve e lungo termine su Autostrade ma anche quello a lungo su Abertis, a causa «della complessità del processo di fusione e delle incertezze riguardo l'esito dell'operazione». Ma «se la fusione verrà implementata nelle condizioni indicate», verrà confermato il rating di Abertis e le verrà assegnato «un outlook stabile».
DELEGHE MINISTERIALI - La ripartizione delle competenze tra i ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti è decreto. A Antonio Di Pietro (Infrastrutture) va la programmazione e la costruzione di tutte le reti (comprese quelle delle telecomunicazioni), di porti e aeroporti e l'edilizia. A Alessandro Bianchi (Trasporti), la mobilità. Ciascuno dei ministri ha un potere di «concerto» sui temi dell'altro: Di Pietro sul Piano dei trasporti e della logistica, Bianchi sulla programmazione delle Infrastrutture. Nella suddivisione la Tav sembra compresa nelle Infrastrutture. Resta da definire la delega del viceministro dei Trasporti, Cesare De Piccoli. |