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PESCARA. Il pm accusa Luciano D'Alfonso di abuso patrimoniale: avrebbe pilotato il concorso per l'assunzione del suo dirigente di fiducia, Guido Dezio. Ma il sindaco non ci sta e sostiene di aver fatto risparmiare 100mila euro l'anno al Comune pescando dal suo staff di fedelissimi il capo del settore patrimonio, piuttosto che assumere un dirigente esterno. In parole semplici: tra sindaco e pm si è innescato una specie di braccio di ferro. Ma chi lavora alla corte di D'Alfonso? Quali sono i suoi collaboratori di fiducia e quanto guadagnano? Abbiamo fatto le pulci al Comune. Quattro donne: da Marianna Di Stefano, assistente personale del sindaco, ex responsabile della segreteria di Roberto Formigoni, affiancata da due segretarie, all'ultima entrata nello staff di D'Alfonso, Monica Di Fabio, la nuova portavoce che ha preso il posto di Marco Presutti che invece si è lanciato nell'avventura politica del Pd, ma resta presente in Comune quando si tratta di diffondere notizie che D'Alfonso ritiene di particolare rilievo. Al Comune, la portavoce costa 2mila euro al mese. E l'assunzione a termine ha seguito lo stesso iter di quella di Dezio: l'articolo 90 di una legge del 2000 che consente ai sindaci di assumere collaboratori a tempo determinato e a proprio piacimento in una sorta di struttura politica di supporto, alle dipendenze anche degli assessori. I loro compiti? Debbono stare attenti a non invadere ruoli e mansioni di chi è in pianta organica. Ciò che, in pratica, la procura contesta a Dezio. Così, con l'articolo 90, è entrato a far parte della squadra di D'Alfonso un nome che non ti aspetti: l'ex assessore regionale all'Ecologia, il paladino dei Verdi, Giovanni Damiani con l'incarico di seguire, non a caso, gli sviluppi del caso antenne di San Silvestro, cioè gli effetti dell'elettrosmog sulla pelle di 2mila famiglie. Anche Damiani, come Di Fabio, costa 24mila euro l'anno alle casse del Comune. Arriva invece dalla mobilità della Provincia, ha due lauree e 40 anni compiuti di età, il nuovo capo di gabinetto del sindaco, quel Marco Molisani che D'Alfonso porta in palmo di mano. Per il sindaco, Molisani è un nuovo Guido Dezio, al quale affidare compiti delicati (vedi la foto che pubblichiamo scattata durante l'operazione di salvataggio del Pescara calcio) dopo che lo stesso Molisani è subentrato ad Achille D'Alessandri, ex storico direttore di gabinetto, braccio destro di ben sette sindaci e due commissari prefettizi, per trentatrè anni dietro una scrivania di Palazzo di città. Il decimo fedelissimo è Giuseppe Di Giovambattista anch'egli ex Provincia quando D'Alfonso era presidente. Chiamato in Comune, vince un concorso per istruttore amministrativo. E il sindaco gli affida un ruolo nevralgico ribattezzato ufficio di ascolto sociale, in pratica diventa l'interfaccia tra D'Alfonso e i casi disperati. Non è, infine, nella top ten dei collaboratori stretti del primo cittadino ma è uno considerato uomo di fiducia del sindaco, Pierpaolo Pescara, assunto dal centrodestra e lanciato nella carriera dirigenziale dei lavori pubblici da D'Alfonso, dopo una parentesi giudiziaria che vide Pescara coinvolto insieme con l'ex assessore Rudy D'Amico. Molti di questi stretti collaboratori, quelli assunti nel limbo della cosiddetta struttura politica di supporto, naturalmente tifano per la ricandidatura di D'Alfonso: sanno che se non lo farà si ritroveranno senza posto. A meno che, come è accaduto con Dezio, non si apra uno scenario nuovo che trasformi contratti di collaborazione a tempo determinato in assunzioni in pianta stabile. |