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Il numero di fine anno della nostra agenzia su trasporto e mobilità non può che aprirsi con gli auguri a tutti i lettori. Auguri di buon Natale e di buon anno. Ce ne sarà bisogno. Perché il 2008 si preannuncia come un anno importante per il sistema italiano dei trasporti, alle prese con l'ennesima avanzata dei privati nel servizio pubblico, sull'onda lunga di un sistema di pensiero che via via si fa sempre più dogmatico e meno ragionevole. Ci dicono che i privati sono la panacea di tutti i mali e ce li propongono in tutte le salse: acquirenti di aziende (vedi Alitalia), soci, gestori di linee (solo quelle profittevoli però, vedi Fs). Ma il succo è sempre lo stesso: privatizzare i ricavi e socializzare le perdite. Fino a quando poi un crash di sistema non fa tornare d'attualità l'importanza dello Stato, nel senso di casse pubbliche. Ne abbiamo avuto prove eclatanti anche in paesi che si ergono ad alfieri della libertà di mercato come la Gran Bretagna, che da anni ci flagella tramite i suoi giornali perché siamo un paese statalista. Salvo poi decidere di nazionalizzare una banca quando una crisi di sistema (quella dei muti subprime) non incoraggia il governo a fare quello che farebbe inorridire qualunque liberale. Il perché è presto detto: i privati hanno tutto l'interesse a gestire finché c'è ciccia da spolpare. E poi si disinteressano. E allora ben venga uno Stato che paga le tratte meno profittevoli, mentre ai privati rimane il diritto di godersi i ricavi di quelle più convenienti. Succede nel trasporto aereo, e in quello ferroviario, e potrebbe succedere anche nel trasporto locale. Avremo un privato che gestisce le tratte più ricche, mentre i comuni dovranno accontentarsi di quelle periferiche. Se vi piace... |