Data: 21/12/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Abruzzo, 18 mila persone in più hanno un lavoro. Aumenta l'impiego delle donne. Dove c'è innovazione sono maggiori i dati positivi

Mauro: tasso di crescita occupazionale elevato, così si consolida anche il Pil regionale

PESCARA. Cresce l'occupazione. Nel terzo trimestre 2007 l'Abruzzo registra un miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro, in particolare nel settore dell' agricoltura e dell'industria (in quest'ultimo più 24 mila posti di lavoro, di cui 19 mila maschi). E' quanto emerge dalla rilevazione dell'Istat che segnala come le forze di lavoro in Abruzzo sono in totale 545 mila 16 mila unità in più (+3,0%) rispetto allo stesso trimestre 2006. Gli occupati ammontano a 515 mila unità, registrando un incremento di 18 mila in più rispetto al terzo trimestre 2006.
A commentare i dati è il professor Giuseppe Mauro economista, docente della facoltà di economia e commercio dell'università D'Annunzio. «Dai dati sull'occupazione dell'Istat emergono aspetti interessanti, che vanno sottolineati», osserva Mauro, «il fatto più significativo consiste nell'elevato tasso di crescita del numero degli occupati. Si tratta di 18 mila unità in più rispetto ai primi nove mesi del 2006». E' il più alto tasso di aumento che si è registrato tra le circoscrizioni che l'Istat prende in considerazione. «Il 3,6% in più rispetto all'1,8% della media nazionale», segnala Mauro, «questo dato testimonia come l'Abruzzo riesca ad agganciarsi in maniera fortemente positiva ai cicli congiunturali l'economia. Dai dati, inoltre, si evince un altro aspetto meritevole di considerazione. Riguarda un ulteriore consolidamento del settore industriale (che segna un più 16,3%) che conferma come l'Abruzzo possa essere considerata una Regione a prevalente tasso di industrializzazione, anche se il dato positivo è pure trainato dall'aumento che si verifica nel settore dell'agricoltura».
Se l'occupazione cresce è merito anche dell'export che ha fatto segnare cifre record per l'Abruzzo.
«L'indicatore del mercato del lavoro», spiega ancora il professor Mauro, «se associato a quello dell'export, evidenzia il ruolo trainante che la grande impresa svolge sia in termini di occupazione, di saldi commerciali positivi, che di formazione del prodotto interno lordo. In proposito è forse opportuno citare una recente ricerca dell'Ue sul numero di occupati in settori innnovativi, settore che colloca l'Abruzzo all'ottavo posto tra le 20 regioni italiane, con un tasso molto vicino a Toscana, Liguria e Friuli; in una posizione intermedia tra tutte le 208 Regioni europee». Per il docente della D'Annunzio l'innovazione diventerà lo spartiacque per la futura occupazione.
«Nonostante questa fase di grande trasformazione», osserva Mauro, «in cui si amplificano la nuove sfide provenienti dall'esterno, in cui è essenziale rafforzare la competitività del nostro sistema di piccole e media impresa, l'Abruzzo sembra poter disporre di una imprenditorialità laboriosa e fortemente dinamica. In possesso come è stato affermato di «istinti di crescita».
Altro dato positivo, che l'Istat segnala è la crescita dell'occupazione femminile, «elemento di indubbio valore», sottolinea Mauro, «perchè dimostra come una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro contribuisce a generare oltre ad una maggiore occupazione un Pil più elevato. Consentendo così di destinare risorse per le politiche dello sviluppo. L'aumento dell'occupazione ha due ulteriori implicazioni positive, la prima perchè un mercato del lavoro in crescita riesce a controllare le paure di recessione. Per questo rimane un fattore chiave dell'economia abruzzese, perchè frena eventuali crisi future. La seconda implicazione e che un mercato del lavoro non eccessivamente precarizzato riesce a valorizzare e a trattenere nel territorio quei giovani ricchi di capacità e competenza sui quali poter fare affidamento per le prospettive di crescita economica».
All'interno dui questo quadro positivo non vi è dubbio che per alcune comparti produttivi c'è ancora da fare. «Come il caso del tessile abbigliamento», segnala Giuseppe Mauro, «che hanno basato il loro sviluppo sulla sub-fornitura e sulla frammentazione della filiera produttiva. Si pone così un problema direi immediato di rafforzamento delle fasi a monte, (innovazione) e a valle (commercio marketing, distribuzione, marchi collettivi) in modo da consentire l'accumulazione di conoscenze e un adeguato rafforzamento dimensionale. L'obiettivo che si ha di fronte è quello di proseguire sulla strada della modernizzazione. Fare in modo che dei processi di liberalizzazione e internazionalizzazione dei mercati possa scaturire un rafforzamento della strutturra imprenditoriale della Regione».

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