Data: 22/12/2007
Testata giornalistica: Il Centro
Finanziaria e welfare ora sono legge. Prodi: «Ho la maggioranza, durerò 60 mesi, avanti con il programma»

Ancora determinanti i senatori a vita ma il premier si dice ottimista e non teme la verifica di gennaio. Le priorità per il 2008 saranno la riforma della legge elettorale e l'aumento dei salari medio-bassi

ROMA. La Finanziaria è legge, il protocollo sul welfare - che tra l'altro abolisce lo scalone pensionistico di Maroni - è recepito. Con l'ultima raffica di voti di fiducia il governo gira la boa più difficile col fiatone, ma il presidente del consiglio Prodi esulta e a dispetto dei presagi di crisi ostenta ottimismo anche verso la verifica di gennaio, che per molti potrebbe segnare la sua fine: servirà a «imbullonare» la maggioranza, assicura, e promette aumenti «per i salari medi e medio-bassi».
AlSenato, nel terzo voto di fiducia sulla Finanziaria, s'è ripetuto ieri il copione del giorno precedente, 163 a 157, con il voto favorevole di 6 senatori a vita (Andreotti, Cossiga, Scalfaro, Levi Montalcini, Colombo e Ciampi) che dunque sono stati ancora una volta determinanti. Nel voto finale la Finanziaria è poi passata con 162 «sì» e 153 «no». Nell'ultimo voto di fiducia, quello che ha recepito il protocollo sul welfare, i «sì» sono stati 162, con il solo no dell'ex di Rifondazione Franco Turigliatto (la Cdl non ha votato), e il voto favorevole di 5 senatori a vita (era assente Ciampi).
La maggioranza politica non c'è più? «Non è vero», ribatte Prodi, perchè nella Costituzione italiana non si fa alcuna differenza fra i senatori a vita e quelli eletti. E non sembra spaventarlo neanche Lamberto Dini che dice chiaro e tondo: «In Senato non ci sono più i numeri, né la maggioranza politica, né la maggioranza numerica». «Non sono preoccupato», assicura però il premier e rimanda tutti alla conferenza stampa di fine anno del 27 dicembre.
A dare fiato al governo arrivano anche i buoni dati sulle esportazioni italiane cresciute nei primi 9 mesi del 2007 dell'11,5 per cento. Un vero e proprio boom grazie al quale Prodi può annunciare il sorpasso dell'Italia su Gran Bretagna e Canada. La bilancia commerciale, sottolinea Prodi, è passata da un passivo di 18,6 miliardi del 2006 a quello di 7,6 del 2007. «Ed è un risultato straordinario - aggiunge - se consideriamo che importiamo energia per 50 miliardi».
Prodi non rinuncia a tener fermo l'orizzonte di fine legislatura. «Per portare a termine il mio lavoro mi sevrirebbero altri 18 mesi», dice Emma Bonino nella conferenza stampa sull'export a Palazzo Chigi. E il premier rilancia ridendo: «Facciamo 60 meno 18...», in sostanza tutti quelli che mancano fino al 2011.
E anche se già dai primi di gennaio la strada sarà piena di ostacoli e trappole insidiose, Prodi è sicuro di farcela. «Parliamo dei contenuti di questi incontri - dice sulla verifica di governo - non degli esiti nefasti presunti. Le riunioni serviranno per imbullonare, mettere assieme e rendere forte il programma per tutto l'anno prossimo».
Alla sinistra costretta a ingoiare l'approvazione dell'accordo sul welfare, fa già balenare un possibile intervento a favore dei lavoratori dipendenti. Intervento reso possibile dalle nuove risorse recuperate attraverso la lotta all'evasione fiscale. «Il prossimo passo per avanzare nel senso della giustizia collettiva - promette infatti Prodi in una intervista a Rai International - deve riguardare i lavoratori, soprattutto quelli con redditi medi e medio-bassi, alleviando il peso delle imposte e accrescendo il salario».
Certo, neanche lui si nasconde però che la «grande priorità» è la legge elettorale. Sa bene che senza un accordo su questo terreno tutto diventerà più difficile. Il referendum è infatti ormai alle porte, i tempi sono stretti, e più di una forza della maggioranza, a cominciare dall'Udeur di Mastella, è pronta a sfilarsi di fronte alla prospettiva del voto referendario. Berlusconi, al contrario di Prodi, è certo che a gennaio il governo cadrà. Casini assicura che l'esecutivo Prodi è «all'epilogo». Dopo le feste si capirà chi avrà avuto ragione.

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