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C'è pure il maxischermo, scorrono foto, pensierini della sera, titoli dei giornali, più degli altri "D'Alfonso-Teodoro lite su Grippo" poi i suoi primi piani, capello fluente sorriso accattivante. E' il Gianni-Teodoro day, lui di San Donato ha scelto l'auditorium Flaiano ma dal quartiere se li è portati tutti, anche le vecchine col fazzoletto, «che bello vedervi così numerosi». Il vicesindaco di Luciano D'Alfonso, il teddiboy mediano che nel 2003 siglò il patto di Carsoli con Franco Marini che lo traghettò dal centrodestra al centrosinistra grazie a un portafoglio gonfio di poltrone e di promesse (per lui e tutti i teddiboys) è pronto a girare la seconda serie, elettorale naturalmente. Sfida il sindaco nello stesso giorno e alla stessa ora, due pienoni a confronto, lui all'auditorium Flaiano, D'Alfonso al teatro Massimo con Goffredo Bettini coordinatore dell'esecutivo Pd. Sarà lui il candidato sindaco di primavera, alla faccia di D'Alfonso o contro di lui e poi si conteranno, lo ribadisce al microfono: «Mi candido e metto a disposizione della città la mia esperienza di amministratore». Prego, mettetevi comodi. Ringrazia i politici presenti Teodoro, peccato però che non ce n'è manco uno. Anzi no uno per la verità c'è: è Maurizio il fratello, consigliere regionale del Pd, ex capogruppo della Margherita, «sono stato invitato come esponente del Pd, e naturalmente sono qui anche come fratello», insomma i teddiboys scaldano i muscoli, pronti a mettere i voti in palio, chi offre di più. Non si scompone Maurizio, «non si sa cosa succederà». Si sa però che la platea scalpita, è arrabbiata, «D'Alfonso ha messo in ginocchio la città, chi viene da fuori scappa - dice un sostenitore - E Grippo ha distrutto commercialmente Pescara», ma scusi tanto l'assessore alla polizia urbana è cambiato? No, è sempre Teodoro, però che fa, viene bene a dirla così. E mentre di là, al Massimo D'Alfonso alla fine opta per la saletta più piccola così la riempie di sicuro, è quasi Natale e non si sa mai e invece alla fine la gente resta fuori, di qua al Flaiano Gianni Teodoro vicesindaco della giunta di centrosinistra dice che no, per lui non è incoerente dire male di D'Alfonso o candidarsi contro di lui, e quindi non ci pensa neanche lontamente a dimettersi per una botta di coerenza, «mi sono impegnato nel 2003 a far parte di questa giunta, e adesso ci rimango perchè chi mi ha votato vuole che io svolga funzioni di controllo». Controllo, capito. «Vogliamo essere di nuovo protagonisti, come nel 2003», urla al microfono dritto davanti al palchetto, alle spalle il maxischermo, davanti due vigilantes in basco azzurro. Dalfonseggia, Teodoro, perchè quattro anni di controllo sulla giunta almeno a qualcosa sono serviti. Di là al Massimo, a Teodoro manco lo pensano. Ci sono Pina Fasciani, Massimo Luciani, Giovanni Lolli, Pino De Dominicis, Antonio Castricone, qualche assessore, pochi politici. Ma tanta gente, «in molti non possono salire per problemi di ordine pubblico» dice al microfono gongolante il sindaco. Ecco, ringrazia anche lui, «nessuno si aspettava così tanta partecipazione» e sarà anche vero ma si dice sempre, parla di Pd D'Alfonso a microfono che sfora i decibel, di dignità della politica, di un partito che dovrà essere capace di cogliere ogni segno nuovo, «dalle mille antenne», dice che grazie a Veltroni in Italia «è finalmente finito il tempo della guerra», elenca i problemi dell'Abruzzo: la casa al primo posto, la sicurezza al secondo, la qualità dei servizi pubblici, e il lavoro che non c'è. Giovanni Lolli ascolta ammirato, fa sì con la testa. Poi D'Alfonso tocca la corda dei figli, perchè è giusto che tutti abbiano le informazioni le occasioni le opportunità per crescere e fare carriera, quelle che hanno fatto di un giovane 34enne di Scafa un top manager della Fiat, lo ha incontrato casualmente a Milano. E il tasto della salute, e quello della casa, applaude la platea e questa gente del Pd che ha rinunciato al giro di shopping per venire qua, applaude ancora di più il coordinatore del Pd Goffredo Bettini. Che tocca i temi del salario, delle differenze, delle ricchezze e della giustizia sociale, e li tocca con leggerezza, col sorriso, comunicando a questa gente che lui è sulla stessa barca di chi campa con mille euro al mese. Ha rinunciato alla carica di senatore per dedicarsi al partito, ma «non è un fatto esemplare», un fatto ordinario si schermisce lui, «esemplare che ci siate voi, qui, quasi alla vigilia di Natale». Applausi. Oggi D'Alfonso e Teodoro si incontreranno per un brindisi di auguri, ma come è strana la politica. |