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Alla Caritas vanno pure per bollette e affitti. Banco di solidarietà anche sulla costa Crescono i poveri ma sono "nuovi". Alla Cgil fanno presto i conti, e sono drammatici: in provincia di Teramo ben 12 famiglie monoreddito su 100 sono al di sotto della soglia della povertà fissata in quella linea di confine dei 950 euro mensili. Il rapporto sale (da 12 a 18) quando la forbice si allarga fino a toccare i 1.100-1.200 euro. È imbarazzante. In genere queste famiglie non hanno mai avuto a che fare con le incombenze di una vita in cui si rinuncia pure ad un invito a cena perché «altrimenti - dichiara il sindacato - diviene difficoltoso e dispendioso contraccambiare il favore». Nella Caritas teramana di Via Veneto, la vice direttrice Gabriella Talarico spiega che le famiglie cercano «aiuto nel pagamento delle bollette, affitti o medicine». Crescono sempre di più i volti nuovi che fanno visita alla Caritas. A volte anche per chiedere le prestazioni di una badante. «Abbiamo difatti istituito un vero servizio in questo campo - rileva Talarico - dove la richiesta recentemente è cresciuta notevolmente». Mauro Ettorre, presidente del "Banco della solidarietà" di Teramo, ritiene che i nuovi poveri «siano aumentati e pure di molto ma non sono clochard, solo non ce la fanno a terminare il mese». Ettore, con i suoi 110 volontari in provincia, si prende cura di 170 famiglie, di 30 unità superiori all'anno passato, però sempre una goccia nell'oceano dell'umana sofferenza. Provvede alla distribuzione di generi alimentari di prima necessità, come olio, zucchero, tonno, legumi, pelati, prodotti a lunga conservazione. Ad inizio anno verranno aperte le filiali di Roseto e Martinsicuro: due zone calde da questo punto di vista. Il "Banco della solidarietà" si presenta direttamente a casa degli indigenti, «e lì ci rendiamo conto del vero disagio delle famiglie». Alla Cgil di Viale Crispi si affidano per il momento ad indagini di tipo artigianale per far emergere il problema: «Se noi ci rechiamo in un ipermercato della zona - racconta il segretario Cgil Di Odoardo - e ci posizioniamo nei pressi delle casse, riusciamo ad osservare la cosiddetta "sindrome del carrello", la famiglia che dopo aver fatto passare la merce comprata sui nastri, paga e se ne va, solo pochi passi più in là si blocca e controlla accuratamente lo scontrino: quasi tutte si chiedono, ma cosa abbiamo comprato mai con 50 euro?». La rinuncia a questo punto è la pizza. La rinuncia è la dieci euro stesa al figlio, la ricarica telefonica. «Non si leggono più i libri, non si va al cinema. Si rinuncia quindi alla socializzazione. Lo stesso shopping del Natale è ormai ridotto a due-tre giorni». |