|
Via agli accertamenti patrimoniali: il nome del sindaco iscritto dalla Procura due mesi fa
Corruzione, abuso d'ufficio, illecito finanziamento dei partiti. Entra così, come indagato e con queste pesanti ipotesi di reato, il sindaco Luciano D'Alfonso nella delicata inchiesta sull'urbanistica al Comune di Pescara che già conta un nutrito numero di personaggi finiti nel mirino della magistratura, fra cui nove importanti costruttori, tutti rappresentanti del salotto buono del mattone pescarese, politici, dirigenti comunali, professionisti e via dicendo. Entra con un provvedimento firmato dal pool di magistrati che sta indagando su Palazzo di città: pool voluto dallo stesso Pm Aceto, che all'inizio era l'unico titolare dell'inchiesta e che poi avrebbe chiesto al procuratore Trifuoggi, considerata la mole di lavoro, di essere affiancato da altri colleghi da lui stesso scelti, magistrati di grossa esperienza come Giampiero Di Florio, Giuseppe Bellelli e il procuratore aggiunto Pietro Mennini. Un accertamento patrimoniale a carico del primo cittadino e di tutta la sua famiglia (che non risulta essere indagata) disposto su tutto il sistema bancario del territorio nazionale. Questo vuol dire che dove dovessero uscire fuori conti correnti e passaggi di denaro intestati al sindaco o ad un suo familiare, la magistratura acquisirà il tutto agli atti del procedimento per le verifiche e i riscontri del caso. Una indagine a tutto campo legata soprattutto all'ipotesi di corruzione che, come tutte le altre contestazioni a carico del sindaco D'Alfonso, dovrè essere provata. Ipotesi, per il momento, che comunque contestate al primo cittadino assumono un peso fortissimo sul piano politico. Sul piano strettamente processuale, invece, è praticamente certo che il primo cittadino chiederà di essere interrogato per fornire tutte le notizie utili alla procura, in modo da definire al più presto questa vicenda. Insomma la magistratura pescarese sta accelerando per cercare di chiudere il cerchio e fare piena luce sui presunti illeciti nel tormentato settore dell'urbanistica a Pescara. Lo scopo è non arrivare ad inchiesta aperta alla vigilia della tornata elettorale di maggio prossimo. L'iscrizione nel registro degli indagati del sindaco D'Alfonso probabilmente non è fatto di oggi, ma potrebbe anche risalire ad un paio di mesi fa, se non di più. E questo proprio per lo strettissimo riserbo imposto dalla procura su tutta l'inchiesta: procura sottoposta peraltro anche a pressioni e illazioni, tutte annullate dall'intensa attività e dal lavoro che sta svolgendo in gran silenzio. Certo, il possibile coinvolgimento nell'inchiesta del sindaco D'Alfonso era nell'aria, soprattutto dopo l'ingresso nell'indagine del suo braccio destro, il dirigente Guido Dezio. Ma altri segnali erano giunti anche prima dell'estate scorsa nel corso della perquisizione al costruttore Aldo Primavera, la cui posizione è ritenuta molto interessante dalla procura. All'imprenditore vennero rivolte dalla polizia domande sui suoi rapporti con Dezio e su quel fondaco che l'uomo di fiducia di D'Alfonso ricevette in uso dal costruttore per riporvi il materiale elettorale della Margherita, all'epoca il partito del sindaco. Così come domande sui rapporti con sindaco e Dezio vennero rivolte a Luciano Carozza, amministratore della Fondazione dell'arcivescovo Cuccarese, anche questa finita nel mirino della procura nell'ambito della stessa inchiesta. Il primo politico coinvolto in questa vicenda giudiziaria, lo ricordiamo, fu l'ex assessore all'urbanistica della precedente giunta di centrodestra e oggi componente della commissione urbanistica, Licio Di Biase, in forza all'Udeur. Il suo nome venne fuori all'indomani dell'interrogatorio del suo commercialista e anche committente elettorale in relazione ad un contributo che Di Biase avrebbe chiesto all'imprenditore Primavera per l'acquisto di alcune copie del suo ultimo libro storico: un contributo di qualche centinaia di euro. E poi c'è la lunga schiera di costruttori e poi ancora importanti dirigenti di Palazzo di città. |