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PESCARA. «E' necessario raccogliere l'appello del presidente del Senato, Franco Marini quando dice che la politica deve essere sobria, ad inziare dai suoi costi. Mi pare che in Abruzzo malgrado le adesioni formali in Consiglio regionale, i fatti dimostrano il contrario». Il segretario della Cisl, Gianni Tiburzi riparte dalle parole di Marini, risuonate la scorsa settimana nella seduta straordinaria del Consiglio regionale per sottolineare come siano «inaccettabili», non solo gli aumenti della diaria dei consiglieri, ma anche l'aumento delle tasse, «perché la classe dirigente politica non è riuscita a contenere la spesa sanitaria ma, nel contempo», sottolinea Tiburzi, «si aumenta la diaria di 1.500 euro al mese per i consiglieri regionali. E si sta anche discutendo di dare alla presidenza della Regione una struttura di rappresentanza borbonica, che non ha neppure la Regione Lombardia». Insomma, «alla guida dell'Abruzzo c'è qualcuno che predica bene ma razzola molto male, e perde di vista i problemi reali della gente», osserva il segretario della Cisl. La polemica però è ancora tutta legata al buco della sanità ed ai prossimi aumenti di Irap ed Irpef per far quadrare i conti della Regione. «Se la Regione non sceglierà la strada della concertazione e della partecipazione», scandisce Tiburzi, «l'Abruzzo scenderà in piazza sulla sanità». La previsione di Gianni Tiburzi segretario della Cisl abruzzese, che torna a chiedere alla giunta di «coinvolgere le organizzazioni sociali e gli enti locali soprattutto ora che sarà necessario ridefinire completamente il quadro del sistema sociosanitario regionale». Anche perché, in caso contrario, «la Regione si troverà a dover fare i conti con i pensionati che scenderanno in piazza contro i ticket, con sindaci e parroci in prima linea per difendere i piccoli ospedali, con un'opinione pubblica infastidita dal dirigismo». Per il leader della Cisl è necessario ripartire quindi da un tavolo di confronto. «Noi abbiamo le nostre idee», dice Tiburzi, «ma vogliamo condividerle e confrontarle. In questa regione ci sono venticinque ospedali pubblici e quattordici privati che in larga parte offrono gli stessi servizi. Invece bisogna agire nella direzione di creare dei poli di eccellenza affiancati da una rete di piccoli ospedali territoriali. Bisogna trasformare i 68 distretti sanitari di base riducendone il numero, facendoli funzionare e mobilitando sul territorio risorse umane affinché la gente possa rivolgersi soprattutto a queste strutture». Ma per fare ciò, dice Tiburzi, occorre che «la politica torni a fare politica, e che Del Turco faccia il governatore». |