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ROMA - La Tav riparte dall'«opzione zero». Con l'obiettivo di andare incontro ai sindaci della Val di Susa, il nuovo governo riporterà l'orologio indietro, procedendo alla verifica dell'ipotesi alternativa al tunnel: il potenziamento del tracciato ferroviario. È quanto ha convenuto il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, con il presidente dell'Osservatorio sulla Tav, Mario Virano. Ed è quanto il ministro comunicherà mercoledì prossimo al presidente della Comunità Montana, Antonio Ferrentino. «La Tav si potrà fare solo se alcune condizioni saranno soddisfatte - ha scritto ieri Di Pietro sul suo sito -: la sicurezza dei valligiani, la possibilità di spesa per un'opera che potrebbe costare 12 miliardi di euro, il potenziamento delle linee di trasporto ferroviario esistenti come alternativa al tunnel». Ed è proprio questo il punto. Spiega Mario Virano: «I Comuni sono in debito da sempre di una valutazione dell'"opzione zero". Nessuno finora ha mai verificato che cosa succederebbe se si rimanesse con l'esistente linea storica potenziata. Fino a che punto si risponderebbe alla domanda di trasporto che viene dall'Ue? Al 10%, al 50% al 100%? È un debito di conoscenza che i sindaci rivendicano». E se ne derivasse una critica radicale? «Bisognerebbe confrontarsi politicamente - afferma il presidente dell'Osservatorio -, come pure se il potenziamento della linea storica garantisse solo una frazione di quel fabbisogno». Ma non è tutto qui. «I sindaci - continua Virano - con qualche ragione chiedono la valutazione degli impatti cumulativi: ci sono più infrastrutture e non si possono valutare ciascuna per sé. Serve un'operazione verità che magari potrebbe portare a assumere cautele maggiori, che so, sulle falde acquifere». E i carotaggi svolti lo scorso inverno? C'è chi sostiene che non sono attendibili ma di parte. «Ci sono una serie di interrogativi legittimi - ammette Virano - da affrontare mettendo in campo soggetti terzi: dal Cnr, all'Istituto superiore di Sanità, a organismi internazionali». Insomma si riparte da zero anche qua. Ma il tempo stringe, e l'Ue preme. «Quando si è cercato di fare molto in fretta alla fine ci si è fermati - afferma il presidente -. Quello che conta è il passo. È importante avere una sede di dialogo condivisa, che è l'Osservatorio, un mandato preciso e un'agenda fissati dal tavolo politico di palazzo Chigi, e un atteggiamento onesto da parte di tutti per circoscrivere bene i temi su cui non si è d'accordo». |