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PESCARA. Il presidente della Regione Ottaviano Del Turco è visibilmente soddisfatto di questo ultimo scorcio del 2007: il Consiglio ha approvato entro i termini Finanziaria e Bilancio di previsione e ora il governatore può prepararsi alla partita in aula sul Piano sanitario. Presidente, l'anno scorso il Consiglio approvò il Bilancio che avviava il risanamento della sanità. Questo del 2008 appare un bilancio di passaggio verso il consolidamento dei conti e il rilancio della regione. «È vero, c'è un rapporto stretto tra il bilancio di risanamento dell'anno scorso e questo. Probabilmente il 2008 sarà un anno chiave per tutta l'esperienza di governo della regione». In Consiglio abbiamo visto una maggioranza più compatta, meno sfilacciata che in altre occasioni. «È questo uno degli elementi che hanno prodotto nel centrodestra gli aspetti più deteriori del dibattito. Questa singolare compattezza della maggioranza ha stupito fino a produrre reazioni non belle e non giustificabili nell'opposizione. E qui voglio esprimere il mio sentimento di solidarietà e ammirazione per la tenacia di Marino Roselli che ha evitato che le provocazioni degenerassero fino alla rissa e all'interruzione dei lavori. Ho anche un sentimento di gratitudine verso la maggioranza, che non è una falange macedone in tutte le questioni, cosa che non ha riscontri in nessuna parte d'Italia, ma nel consiglio del 28 ha mostrato una compattezza quasi irrituale per una regione come l'Abruzzo». Sarà l'effetto del Partito democratico che si è costituito in gruppo unico? «Sì, penso che il Pd abbia avuto un grande ruolo. Adesso abbiamo tutti, dai singoli alle forze politiche, una responsabilità più grande». Anche nel brindisi aquilano di qualche giorno fa con il presidente del Senato Franco Marini sembravano dimenticate le tensioni delle primarie. Come giudica i primi passi del Pd in Abruzzo? «L'incontro dell'Aquila ha segnato una svolta sulle questioni della Regione. Ho espresso gratitudine a Franco Marini non solo per aver offerto un punto di riferimento, ma anche per aver indicato con una formula felice la linea da seguire: non esiste futuro se non si gestisce bene il presente. Quanto ai primi passi, sono incoraggianti, anche se il Pd deve ancora esprimere appieno il suo altissimo potenziale e la sua capacità di fare politica, perché questo partito può avere il 40% dei consensi della popolazione abruzzese». Presidente torniamo ai conti. Il Bilancio di previsione si chiude con un grande punto interrogativo: quello dei fondi aggiuntivi per lo sviluppo che dovrete contrattare con Prodi. Lei ha detto di aspettare da un momento all'altro una telefonata del premier. Ritiene che l'Abruzzo potrà ottenere un aiuto in tempi brevi da questo governo? «Sui tempi dico che bisogna innanzitutto comprendere la quantità di difficoltà che Prodi sta incontrando su altri piani. Non c'è dubbio che abbiamo bisogno di un rapporto con il governo centrale che ci consenta di amministrare un passaggio difficile. Questo risultato, che non è scontato, dipende anche dalla capacita del governo centrale di aprirsi alle nostre ragioni. Ma noi ci siamo guadagnati un ampio rispetto, non abbiamo fatto finta di risanare, e anche i più scettici che dicevano che non ce l'avremmo fatta, oggi riconoscono che l'azione di risanamento ha portato frutti». In questi giorni c'è una vicenda giudiziaria che sta interessando il sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso, che è anche segretario regionale del Pd. Che idea si è fatta dell'indagine avviata dalla Procura? «La vicenda di Pescara è inquietante. Non voglio parlare nel merito, e sarebbe singolare che esprimessi un giudizio su carte che non conosco. Ma da quello che ho visto e letto io trovo che c'è una sorta di tendenza alla delegittimazione di tutto ciò che si muove nell'alveo istituzionale pescarese. Non dimentico quel che è successo al procuratore Trifuoggi e al tentativo di infangarlo e intimidirlo e di metterlo fuori da vicende giudiziarie di cui era protagonista. Ho trovato che in questo tentativo di attaccare la Procura anche il centrodestra ha mostrato qualche debolezza. In passato ho visto i capi del centrodestra immolarsi per difendere i diritti costituzionali. Pastore è stato protagonista esemplare dell'azione di difesa non solo degli interessi giudiziari berlusconiani e del centrodestra. Questo rigore che condividevo e che marca la mia storia politica l'ho visto scadere immediatamente nel momento in cui c'era un avversario politico implicato in una vicenda giudiziaria. Essere garantisti con i propri amici talvolta può essere una manifestazione di complicità, ma esserlo con i propri avversari è una forma più alta e più ragguardevole di garantismo». Forza Italia da settimane chiede alla Procura di accelerare le inchieste per evitare di avvelerane la campagna elettorale per le amministrative del 2008. Sarà comunque una campagna avvelenata? «Qui sarei contraddittorio se dicessi che tutte queste cose sono state immaginate dal centrodestra. Sarebbe sbagliato. Certo, si muovono molte cose anche con strumenti non da poco. Penso al modo come nascono le notizie e si diffondono. E che non sia mai possibile capire quanto siano il prodotto di veline intollerabili e quanto di cose già accadute in altre realtà in Italia». Come vede il sindaco D'Alfonso? Pensa che questa vicenda possa danneggiarlo dal punto di vista politico? «D'Alfonso lo vedo molto sereno. Vedo anche che ha una grande sicurezza nel difendere le proprie ragioni. Quanto ai reati di cui si parla, il reato di abuso d'ufficio è il più abusato della storia della Repubblica. Non c'è sindaco e amministratore che non incappi in una causa d'abuso. Sulla corruzione penso che D'Alfonso è nella condizione di poter spiegare, ed è una convinzione che mi aiuta a dire che lui sarà presto fuori da queste cose». D'Alfonso ha detto di essere disposto a ricandidarsi a sindaco di Pescara se glielo chiederanno. «Lui non ha certo bisogno di sapere come la penso. La sua traiettoria politica è chiara. Insisto da tempo che lui deve rimettersi in corsa e offrire la sua candidatura a una realtà importante come Pescara. E penso che questo sia anche il modo per reagire a una grande campagna politica e giudiziaria che deve fare il suo corso». |