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MONTESILVANO. È il sindaco Pasquale Cordoma l'indagato eccellente nell'inchiesta sui concorsi pilotati: le ipotesi di reato sono abuso e rivelazione di segreti d'ufficio. La notizia arriva mentre i carabinieri acquisiscono documenti per la nuova inchiesta sulle promozioni in Comune negli anni '90. «Come capo dell'amministrazione» commenta «lo considero un atto dovuto: è un dente che prima o poi bisognava togliersi. Adesso spero che la magistratura concluda in fretta le indagini». Nel suo giorno nero, Cordoma rilancia la questione della moralità e della trasparenza e si dice pronto a rimettere in discussione la stessa esistenza della sua amministrazione: «Sono disposto a mandare tutti a casa se ravviserò qualche stortura. A questa poltrona non sono attaccato, anzi mi bolle sotto. Oggi mi sento più libero e se qualcuno vuole far leva su questi fatti per trarne vantaggio, gli dico che adesso troverà una coalizione più forte. Ho piena fiducia nella magistratura e sono a disposizione: quando mi chiameranno, andrò». Il caso dei concorsi sospetti rischia però di affondare l'immagine della giunta. Dopo gli avvisi di garanzia all'assessore all'Urbanistica Corrado Carbani e al capogruppo di Forza Italia Luigi Marchegiani, perquisiti il 22 dicembre dagli agenti della squadra Mobile di Pescara su ordine del pubblico ministero Giampiero Di Florio assieme ad altre sette persone, l'iscrizione nel registro degli indagati del sindaco, che non ha ricevuto finora alcun avviso di garanzia, segna il momento più buio dell'amministrazione che si era proposta come quella del cambiamento dopo lo scandalo Ciclone. «Ma non si può accostare in alcun modo questa vicenda a quella che ha travolto la giunta Cantagallo» sottolinea Cordoma, «se qualcosa è successo, è stato uno scivolone su una buccia di banana perché lo spirito di questa amministrazione è il rispetto delle regole. Da qui in avanti non ci sarà spazio per nulla che sia illegale». Dopo l'esposto che ha dato il via all'indagine, che molti attribuiscono a lotte intestine alla stessa maggioranza, da giorni gli inquirenti stanno raccogliendo elementi: documentazione con le perquisizioni, testimonianze con le dichiarazioni rese dai più stretti collaboratori del sindaco, compreso il segretario generale Nunzia Buccilli, presidente di una delle due commissioni d'esame. Dalle informazioni raccolte sarebbero emerse una serie di anomalie: le tracce di una e-mail cancellata che avrebbe contenuto le risposte ai test d'esame, inviate a uno o più candidati vicini a partiti o esponenti di maggioranza; la reazione di qualcuno tra gli esaminatori che si sarebbe accorto che qualcosa non andava e avrebbero alzato il livello delle domande durante la prova orale per impedire l'accesso dei candidati favoriti agli scritti. Ma il sindaco nega di avere ricevuto pressioni per «sistemare» gli amici degli amici: «Fin dall'inizio ho chiesto ai partiti di non intromettersi, altrimenti non avrei fatto i concorsi. Sono disposto a scommettere sulla moralità di tutti coloro che operano in maggioranza, né credo a vendette politiche. Proprio per evitare speculazioni ho congelato i risultati: per me quel concorso è morto. Se poi la magistratura chiarirà che non è stato viziato, vedremo cosa fare». Ma il Comune è di nuovo sotto la pressione degli inquirenti. Ieri mattina i carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Montesilvano hanno acquisito una serie di atti all'ufficio Personale nell'ambito di una nuova inchiesta, scaturita probabilmente da un esposto, ma ancora in fase embrionale. Nessuno, dunque, risulta ancora indagato. Gli investigatori si sono concentrati in particolare su una delibera del 1998 con cui la giunta di Renzo Gallerati decretò la promozione a marescialli di 18 vigili urbani: la promozione avvenne in base ai titoli, come previsto dalla legge Bassanini, ma già all'epoca la decisione suscitò malumori e anche qualche ricorso. Analoghe progressioni di carriera riguardarono, nello stesso periodo, altri dipendenti comunali. |