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PESCARA. «Dopo l'alta velocità l'Abruzzo non può perdere un altro treno». E' lo slogan coniato da Giovanni Luciano, segretario nazionale ferrovieri della Fit-Cisl per mettere in guardia le imprese regionali, la classe politica e gli stessi sindacati, sul fatto che l'Abruzzo è fuori da ogni progetto di sviluppo delle Ferrovie dello Stato. «Siamo periferia della periferia», dice. Abruzzo senza treni «L'Abruzzo è stato spogliato di quasi tutto: dello scalo merci, del personale, di ogni tipo di direzione e, dei progetti futuri, rimangono in piedi quelli finanziati dall'ex vice ministro ai trasporti, Nino Sospiri per la veelocizzazione della Pescara-Roma. Bisogna però vigilare anche su questi, da parte dell'Azienda ci sono troppi silenzi su questi lavori e su questi fondi, che tra l'altro rischiano di essere utilizzati per altri obiettivi». L'elenco della spoliazione dell'Abruzzo è lungo e mortificante. L'Alta velocità, ad esempio, esclude tutta la linea Adriatica, l'Abruzzo in questo piano semplicemente non esiste. «Nel progetto definitivo c'è la Napoli-Bari, così la linea da Bari collegherà Foggia per poi deviare per Napoli, proseguire per Roma e Milano», spiega Giovanni Luciano, «in questo caso anche le Marche rimane isolata, sarebbe necessario che con l'Abruzzo sia stabilito un fronte comune per riaprire una trattativa con l'azienda. Altrimenti dal trasporto su ferro le due regioni saranno escluse per i prossimi 100 anni». Niente alta velocità Se le Ferrovie puntano sull'alta velocità, tutta la rete tradizionale, secondo i sindacati è «lasciata all'abbandono». La linea Adriatica è solo un aspetto del problema, l'altra questione è la linea Pescara-Roma. «Noi continuiamo a sollecitare e dire», prosegue Luciano, «che un collegamento Adriatico-Tirreno che veda l'Abruzzo protagonista rimane vitale. Non solo per il trasporto delle persone ma, soprattutto, per le merci. Lo ha dimostrato anche lo sciopero dei Tir. Senza queste infrastrutture su ferro l'Italia rischia il blocco. Se nelle settimane scorse sono bastate ai Tir 48 ore per paralizzare il Paese, nel futuro ne seriranno meno di 24». Su progetti e finanziamenti destinati all'Abruzzo ci sono poi indecisioni, «da un lato si parla di centinaia di milioni», ricorda il segretario nazionale della Fit-Cisl, «ma non è ancora chiaro per finanziare cosa e che tipo di progetto». La Roma-Pescara Le tratte da velocizzare sono due la Pescara-Sulmona e poi la Avezzano-Roma. «Su cosa si vuol fare di concreto c'è incertezza», sostiene Luciano, «se, ad esempio, si vuole fare una galleria tra Sulmona e Avezzano ci sono costi elevati se, invece, si vuole sistemare qualche binario è altra cosa, e altri costi». Così Giovanni Luciano invita al pragmatismo. «In questo scenario bisogna essere realisti e concreti», fa presente, «noi siamo per il potenziamento della Pescara-Sulmona e Avezzano- Roma, iniziando dal raddoppio ferroviario del collegamento tra Pescara e l'interporto di Manoppello. Vanno poi realizzati tutti i progetti di velocizzione previsti dal piano fatto da Rete ferroviaria italiana e commissionato dal ministero dei Trasporto. Dei fondi che servirebbero all'Abruzzo per fare queste opere finora esistono solo quelli del maxi emendamento previsti nella finanziaria 2008: 56 milioni di euro per tre anni dal 2008 al 2010, si tratta complessivamente di 168 milioni di euro. Noi tutti, ad iniziare dal presidente della giunta regionale, Ottaviano Del Turco e dall'assessore ai trasporti, Tommaso Ginoble dobbiamo vigilare affinchè le Fs utilizzi questi soldi per la effettiva velocizzazione della linea, perchè già si intravedono rischi, ad esempio, che i soldi siano utilizzati per fare il telecomando delle stazioni, ossia i Ctc (controllo traffico centralizzato) una innovazione che si traduce nell'ennesima riduzione di personale: altro pericolo è che i fondi siano dirottati per lo snodo di Roma con il pretesto che è l'area rivolta verso l'Abruzzo. Per noi, invece, la priorità rimane la sistemazione di una linea vecchia da velocizzare, quindi i fondi vanno utilizzati per sistemare i binari, ridurre le curve, fare nuove infrastrutture. Per questo è necessario che tra sindacati e politica si vigili sulla destinazione dei finanziamenti». Senza il potenziamento della Pescara-Roma anche le linee interne saranno destinate come dice Giovanni Luciano «inesorabilmente alla chiusura». Le linee interne «La Pescara-Roma avrà l'effetto di trascinare verso il rilancio collegamenti interni che hanno avuto un ruolo storico importante», fa presente, «oggi queste linee potrebbero avere un nuovo futuro, ma le Ferrovie sono disinteressate al loro sviluppo, così tocca alla Regione Abruzzo puntare i piedi e chiedere di avere di fronte un unico interlocutore, che sia Roma o Ancona poco importa ma che si abbia a che fare con una unica strategia. Altrimenti si rischia che la Regione investa i suoi soldi ma che le risposte da parte dell'azienda siano frammentate ed esitanti. I soldi degli abruzzesi, invece, devono pesare e contare sul rilancio di linee che possono avere impieghi nuovi». Interporto di Manoppello Quella dell'Abruzzo, comunque, è una battaglia, per così dire, di contenimento, in quanto non ha più nessuna voce in capitolo all'interno dell'Azienda nazionale. I centri decisionali sono stati trasferiti a Bari, Ancona e Roma, mentre il personale negli anni ha subito tagli su tagli: da circa 3 mila dipendenti abruzzesi delle Fs si è oggi a circa mille. «Un organico abruzzese risicato», ricorda infine Giovanni Luciano, «per le esigenze che abbiamo mancano almeno 150 lavoratori all'appello. Nelle varie fasi di ristrutturazioni l'Abruzzo ne è uscito peggio di tante altre regioni. Altra questione che ha segnato il decadimento dell'Abruzzo è il taglio dello scalo merci, ora bisogna puntare sull'Interporto di Manoppello unica possibilità in Abruzzo di integrazione ferro-gomma, in questo contesto le Ferrovie devono starci davvero e non recitare un ruolo di disimpegno». |