Data: 06/01/2008
Testata giornalistica: Il Messaggero
Montesilvano. Chiesta la testa di Cordoma. Lui replica: non mi dimetto

MONTESILVANO - «Mi dovrei dimettere per una notizia giornalistica, visto che non ho ricevuto nessun avviso di garanzia, e far tornare di nuovo il commissario per mettere in ginocchio la città?». Se lo chiede Pasquale Cordoma, sindaco di Montesilvano, toccato dall'inchiesta sui concorsi assieme ai componenti delle commissioni d'esame e ad alcuni partecipanti oltre che al presidente provinciale di An, Lorenzo Sospiri e due assessori. Ostenta tranquillità al teleono il sindaco Cordoma, ma si capisce che questo non è un bel momento, la tanto sbandierata trasparenza, dopo l'inchiesta Ciclone che ha azzerato la giunta di centrosinistra a Montesilvano, sembra essere stata prontamente accantonata. «Quando arriverà, l'avviso di garanzia nei miei confronti, - sottolinea Cordoma - sarà un atto dovuto, sono il capo dell'amministrazione». Intanto, però, di dimissioni o di teste tagliate, in giunta non c'è ombra. Lui stesso aveva detto che avrebbe ritirato le deleghe se qualcosa fosse apparso poco chiaro, invece sono ancora tutti al proprio posto, come se nulla fosse successo. Qualcosa, però, è successo visto che chi ha vinto i concorsi va a bussare alla sua porta chiedendogli quell'assunzione che lui ha sospeso bloccando i concorsi dopo l'interessamento della magistratura a seguito di un esposto. «Sono tre notti che non dormo - si giustifica Cordoma -, a queste persone non so cosa dire. Quando e se i concorsi si sbloccheranno c'è ancora un altro problema da risolvere. Capire, cioé, se il loro sarà un contratto che durerà 18 oppure 3 mesi in base alle nuove norme contenute nella Finanziaria». E' un Cordoma in difficoltà, in imbarazzo che, però dice «non chiedo di essere ascoltato» cercando di mostrare una serenità che non c'è. «La celerità nelle indagini è un bene per questa storia - dice Cristian Odoardi di Rifondazione Comunista -. Mi aspetto le dimissioni di Carbani e Marchegiani ma anche quelle del sindaco. Sono ancora in attesa di un consiglio comunale straordinario dove venga spiegato quello che è accaduto con questi concorsi». Poi, c'è Leo Brocchi, avvocato e consigliere, autore di una dettagliata interrogazione nella quale spiegava i motivi per cui i concorsi non andavano fatti nel modo che l'amministrazione ha scelto. «Alla prima seduta del nuovo coniglio ho detto che Montesilvano era finita dalla padella nella brace: sono stato un facile profeta. Da avvocato - conclude Brocchi - sono un garantista ma da politico, sostengo che chi è invischiato in questa storia ne dovrebbe trarre le conclusioni ed andarsene».

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