Data: 08/01/2008
Testata giornalistica: Il Centro
A Palazzo Chigi comincia il confronto sui salari. Per il governo si annuncia un pressing serrato della sinistra e di Cgil-Cisl-Uil

Ma le strade indicate da Prodi sembrano ancora ipotetiche. Aspro dibattito tra i ministri se legare aumenti di stipendio alla produttività

ROMA. Più soldi in busta paga per i lavoratori italiani. Lo chiedono i sindacati che oggi pomeriggio incontrano il governo, lo chiederà la sinistra dell'Unione nel vertice di maggioranza. Le strade che Prodi potrebbe indicare ai sindacati sono tutte ancora ipotetiche.
Sono: taglio (dal 23 al 20%) dell'aliquota Irpef sui redditi fino a 15mila euro, decontribuzione e defiscalizzazione degli aumenti contrattuali, intervento sulle famiglie con figli riunendo detrazioni e assegni familiari. Potrebbe, si è detto. Il problema, infatti, è che il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, non vuole mettere mano a nessuna misura di spesa fino a che la Trimestrale di cassa, a fine marzo, non dirà con esattenza qual è lo stato dei conti pubblici italiani: se si centrerà la crescita dell'1,6% o se ci sarà (come si teme) una revisione in peggio del rapporto deficit-Pil con il risultato di dare una botta al risanamento.
Perché per innalzare in modo concreto il potere d'acquisto dei salari italiani servono da 6 a 10 miliardi di euro. Sul come trovarli ci sono idee diverse, dai tagli alla spesa pubblica alla lotta all'evasione, ma è certo che l'armonizzazione al 20% della tassazione sulle rendite finanziarie è una delle strade più sicure.
Seguono polemiche, anche nella maggioranza ci sono opinioni diverse sul perché e come aumentare i salari. Argomento del contendere la produttività, ovvero la posizione di Confindustria: «Più salario in cambio di maggiore produttività». Posizione che il ministro Damiano sposa indirettamente, contestando le parole del collega di governo Paolo Ferrero che, invece, di produttività non vuol sentire parlare.
«100 euro di più al mese, il valore di un rinnovo contrattuale, ecco quello che serve», dice il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, Rifondazione. I soldi come si trovano? «Dall'armonizzazione delle rendite finanziarie possono arrivare 2-3 miliardi - osserva il sottosegretario all'Economia Alfiero Grandi - e si può fare in fretta riportando in Commissione Finanze il disegno di legge bloccato in aula alla Camera. Tutti al 20%, titoli di Stato esclusi. Con un'attenuazione dell'effetto piazzamento che ha speculazione finanziaria (ora tassata al 12,5%) sugli investimenti produttivi (tassati molto di più), e con le tasse sui conti correnti (al 27%) che scendono».
Il centro della maggioranza è contrario. Si prevedono bufere e rischi al Senato. Meglio puntare su ciò che potrebbe essere operativo da subito. Se poi sul piatto della bilancia dei contratti viene messa la produttività (come ha ribadito ieri il direttore di Confindustria, Maurizio Beretta), le cose si complicano: «Pensare di aumentare la produttività agendo sulla leva salariale vuol dire solo aumentare lo sfruttamento dei lavoratori», dice il ministro Ferrero. «Mi sembrano veramente frasi senza senso», gli risponde Damiano. «Sbaglia Damiano - spiega Mussi, ministro dell'Università - Italia e Malta sono i paesi dove la produttività è diminuita, ma si lavora sopra la media europea. La produttività scende perché sono bassi gli investimenti nell'innovazione e nella ricerca da parte delle imprese».

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