|
Dall'esecutivo proposte concrete solo giovedì. Ma nella maggioranza ci sono posizioni diverse e talvolta persino divergenti ROMA. «Poteva andare meglio». Luigi Angeletti, segretario Uil, entrando nell'auto che lo avrebbe portato a registrare una puntata di Porta a Porta, ha sintetizzato così l'umore dei sindacati che ieri pomeriggio hanno formalmente aperto la trattativa sull'aumento dei salari. Per il governo però, si parlerà di cifre dopo l'incontro di maggioranza di giovedì prossimo, e presumibilmente, stando alle poche parole del ministro del lavoro Cesare Damiano, non prima della fine del mese. «E' stato un incontro preliminare» si è affrettato a dire Angeletti per evitare un pollice verso nei confronti del governo. Però, anche se è troppo presto per dare giudizi (le confederazioni riuniranno stamane le segreterie e il 18 i direttivi) resta il fatto che a parlare sono stati solo i sindacati. «Il governo si è riservato di fare una verifica al proprio interno» ha aggiunto il leader della Uil «prima di cominciare la trattativa vera e propria». Il premier Romano Prodi, il sottosegretario Enrico Letta, i ministri Tommaso Padoa-Schioppa, Damiano, Vincenzo Visco hanno fatto quindi scena muta o quasi. Il «quasi» è da attribuire ad un commento di Raffaele Bonanni, segretario Cisl, il quale ha assicurato che il governo «intende andare avanti sulla tassazione delle rendite finanziarie e tutto quello che proverrà dalla tassazione, modificando la normativa, sarà destinato alle politiche per sostenere il potere d'acquisto dei salari». Lo stesso Bonanni, però, ha ammesso che la trattativa potrà partire appena dopo la verifica di maggioranza. In altre parole ieri di cifre e di intenzioni non si è trattato. «Aspettiamo le controproposte, appena dopo il vertice di maggioranza. Se il governo aderirà alla nostra richiesta, noi giudicheremo questo positivamente», ha concluso Bonanni. E' evidente che nella maggioranza ci sono posizioni diverse, che sono tanto diverse anche per quanto riguarda la tassazione delle rendite finanziarie. C'è la posizione di Padoa-Schioppa che è quella di verificare prima l'andamento dei conti della trimestrale di cassa e poi, se ci sono risorse, parlare di detassare gli aumenti salariali. Ma è anche chiara la posizione di Lamberto Dini che ha chiesto ieri esplicitamente che le tasse vengano ridotte a tutti, autonomi compresi, «perchè con la riduzione della pressione fiscale parziale, si impennerebbe la curva delle aliquote a scapito dei redditi esclusi dalla tassazione». La sua negazione poi dell'aumento delle tasse delle rendite finanziarie è nota e scontata. Che cosa hanno chiesto i sindacati al governo? Sostanzialmente una cosa: che vengano detassati gli aumenti ottenuti con i rinnovi dei contratti nazionali e con il rinnovo dei contratti integrativi. E hanno fretta. Angeletti chiede un impegno subito del governo per diminuire le tasse, anche perchè «se l'economia italiana cresce meno degli altri paesi è perchè milioni di italiani hanno la possibilità di consumare meno di altri. E questo non lo dico io come leader sindacale, lo dice anche il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi». Il ministro Damiano risponde ad Angeletti che l'impegno a diminuire le tasse c'è, ma bisogna aspettare la trimestrale di cassa per sapere a quanto ammontano le risorse. L'incontro con i tre segretari generali poi è continuato con la questione del rinnovo contrattuale del pubblico impiego. Prodi ha assicurato che la copertura finanziaria ci sarà, ma ha anche chiesto ai sindacati di collaborare per rinnovare la Pubblica Amministrazione perchè «bisogna cambiare i contratti pubblici, riformare l'amministrazione e premiare i dipendenti meritevoli». «Abbiamo sollecitato il governo a chiudere i contratti degli statali» ha commentato alla fine Guglielmo Epifani (Cgil) «abbiamo 10 milioni di lavoratori che tra ritardi e scadenze nel 2008 devono rinnovare il contratto. Se il governo farà la sua parte aiuterà anche i contratti privati». |