Data: 16/01/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Alitalia, da Malpensa ritiro graduale. Il ministro riferisce alla Camera sulla scelta di Air France e Prodi incontra la delegazione guidata da Formigoni

Padoa-Schioppa: la compagnia non può alimentare due aeroporti

MILANO. «Alitalia non è in grado di alimentare, in modo efficiente e produttivo, due aeroporti. L'analisi della compagnia dimostra come la rete di collegamenti con cui operava Alitalia fosse del tutto insostenibile». Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa non usa mezze parole, alla Camera, per spiegare come e perché il governo ha scelto di trattare con Air France, come e perché Alitalia abbandonerà Malpensa.
E infine, come e perché in tutti questi anni, «lo Stato si è dimostrato un pessimo proprietario» per la compagnia di bandiera che ha accumulato perdite gigantesche. In mattinata, a Palazzo Chigi, una delegazione del governo (con Prodi) ha anche incontrato i vertici delle istituzione lombarde, ma, alla fine, le parole di Formigoni sono state fin troppo chiare: «La proposta di Air France porterà alla desertificazione di Malpensa, registriamo su questo la totale chiusura del governo. I voli Alitalia passeranno da 60 mila a 20mila annui».
Sta per cominciare la trattativa in esclusiva con Air France e una soluzione della vicenda appare ancora lontana. Però il ministro dell'economia ha per sempre seppellito l'ipotesi Air One.
Ritiro graduale. Formigoni chiede che, come è successo con Klm (quando fu acquisita da Air France) anche Alitalia lasci Malpensa in modo graduale. Infatti ci vuole tempo per sostituire una compagnia aerea che, da aprile, abbandonerà lo scalo di Malpensa per trasferire gran parte dei voli su Fiumicino. Ieri il governo ha promesso di "adoperarsi" per favorire una transizione graduale.
I guai di Malpensa. Padoa-Schioppa dice che «solo il 38% dei passeggeri in partenza da Milano e solo l'8% di quelli del Nord Italia, vola verso destinazioni internazionali utilizzando Malpensa». L'aeroporto varesino «non ha accessi rapidi in treno o in auto e non offre una adeguata massa di voli intercontinentali, con 17 voli contro i cento di altri hub europei». Più in generale, spiega il ministro, «non è possibile rivedere le scelte obbligate del piano industriale di Alitalia. L'alternativa sarebbe un precipitare della situazione».
L'offerta francese. Il governo non vuole parlare di svendita e si limita a «sperare in un'offerta accettabile da parte di Air France». Soltando dopo si pronuncerà in via definitiva sulla cessione. In pratica da Palazzo Chigi fanno notare di aver scelto l'offerta più alta (Air France valuta Alitalia 35 centesimi per azione, contro la valutazione di 1 centesimo nell'offerta Air One). Non solo, ma con Air One le ricadute sul piano occupazionale sarebbero state peggiori rispetto a quelle del piano Alitalia, che Air France ha accettato.
Gli ammortizzatori. Davanti agli inevitabili esuberi «il governo presterà attenzione ai problemi sociali e di occupazione». Come dire che metterà mano al portafogli per incentivare esuberi e prepensionamenti. In modo diverso, spiegano fonti di Palazzo Chigi, sarebbe stato impossibile vendere una società in profonda crisi industriale e finanziaria. In Borsa il titolo Alitalia ha fatto segnare un calo del 2,51% a 0,76 euro.

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