Data: 22/01/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Mastella stacca la spina ma Prodi resiste. Il leader dell'Udeur: voteremo contro, sì alle elezioni anticipate. Summit a Palazzo Chigi

Il premier non sale al Quirinale a dimettersi. Oggi parla alla Camera: deciderà il parlamento. Il premier telefona a Napolitano e delinea la sue intenzioni

ROMA. Romano Prodi questa mattina andrà alla Camera per «comunicazioni sulla situazione politica generale». Non ci sta il Professore a farsi mettere da parte con una conferenza stampa. Se Mastella vuole affondare il suo governo, che gli voti contro in Parlamento. E se ne assuma la responsabilità davanti agli elettori.
Dopo un vertice con Veltroni e lo stato maggiore del Pd, Prodi ha scelto la strada non usuale di non salire immediatamente al Quirinale. Ha convocato invece in serata tutti i segretari del centrosinistra a Palazzo Chigi per valutare come affrontare la crisi che si profila.
Colpito da Mastella in contropiede, proprio mentre era impegnato a ricucire la sfilacciata tela della sua maggioranza, ha sentito Napolitano al telefono e gli ha spiegato le sue intenzioni di parlamentarizzare la crisi, di portarla cioè alla luce del sole, o meglio dei riflettori Tv. Quindi ha chiesto al presidente della Camera di intervenire questa mattina a Montecitorio. Bertinotti ha convocato la conferenza dei capigruppo alle 9, Prodi potrebbe intervenire alle 10 in aula. La scelta dell'Udeur «deve essere esplicitata in Parlamento. Bisogna costringerli al voto», ha detto del resto anche il segretario di Rifondazione, Franco Giordano, arrivando a Palazzo Chigi.
«Prodi sbaglia a non salire al Quirinale», ha detto in tarda serata un Mastella, prontamente invitato a «Porta a porta», ma anche evidentemente preoccupato. Il leader dell'Udeur chiede ora la «purificazione» con il voto. Si dice pronto a costruire un centro con Pezzotta, ma lancia inviti anche a Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco e gli ex Dc del Pd. «Come si fa - chiede - a stare con gli atei che dicono di no al Papa all'università?». E in suo soccorso sono prontamente intervenuti i forzisti Bonaiuti e Cicchitto, sottolineando «l'obbligo» di Prodi di andarsi a dimettere al Quirinale.
Ma il Professore sembra pronto all'ultima sfida dopo essere stato colto del tutto impreparato dal siluro dell'Udeur. «Avevamo capito che ci sarebbe stata una mossa a sorpresa, ma non certo di leggerla sulle agenzie», hanno rivelato gli uomini del premier in un Palazzo Chigi sotto choc. Da due giorni, spiegano, Prodi cercava inutilmente Mastella al telefono. Il leader dell'Udeur si è fatto negare fino al colpo di teatro della conferenza stampa di ieri pomeriggio. E la famosa lettera che annunciava l'uscita dalla maggioranza dell'Udeur è arrivata a Palazzo Chigi ben dopo che la notizia era stata rilanciata da agenzie e Tv.
Fra le voci che in queste ore si moltiplicano nei palazzi della politica romana, c'è anche quella secondo cui Prodi potrebbe tentare un estremo tentativo di rimpiazzare i tre senatori dell'Udeur con nuovi acquisti a Palazzo Madama. Voce però assai improbabile, tanto più che la giunta per le elezioni ha ieri respinto tutti i ricorsi presentati sulle ultime elezioni da cui effettivamente il centrosinistra avrebbe potuto guadagnare qualche seggio in più.
Sembra dunque inevitabile che con o senza il passaggio parlamentare, la crisi arrivi poi nelle mani del capo dello Stato. E a differenza di quanto reclama a gran voce buona parte dell'opposizione, Napolitano secondo la Costituzione non può sciogliere le camere se non dopo aver verificato che non esiste un'altra maggioranza possibile in Parlamento. Dunque dovrà aprire consultazioni e, nel caso, assegnare un incarico per formare un nuovo governo.
Anche nel centrodestra del resto c'è chi, come l'Udc, chiede che si passi ora a un governo istituzionale per permettere di varare la riforma elettorale prima del voto. E lo stesso Napolitano si è sempre dichiarato più che riluttante a permettere che il Paese torni a votare un'altra volta con questa legge che rischia di non garantire la governabilità. Certo la strada di un nuovo governo sembra praticamente impossibile se Berlusconi resterà fermo sulla richiesta di elezioni. Tanto più che la stessa richiesta viene anche da una parte dei «piccoli» del centrosinistra, come il Pdci («Questo governo è l'unico legittimato dal voto degli elettori - ha già avvertito Olivero Diliberto - non ce ne possono essere altri»), spaventati dal referendum e interessati soprattutto a salvare, grazie alla legge attuale, il proprio drappello parlamentare.
Se Napolitano dovesse sciogliere le camere, il referendum slitterebbe infatti automaticamente di un anno.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it