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L'INCHIESTA L'ente non pagava l'Inps e i fornitori. Partiti i primi avvisi di garanzia, la Finanza nella sede di via Aterno sequestra fatture e documenti PESCARA. Lo Ial Abruzzo, l'istituto dei corsi di formazione della Cisl, è finito nella bufera. Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Finanza sono entrati nella sede di via Aterno e hanno perquisito e sequestrato montagne di documenti, in gran parte fatture e bilanci, per accertare cosa abbia determinato un enorme buco da 16 milioni di euro nei conti dell'ente. La procura di Pescara ha aperto un'indagine sulle attività, dal 2000 ad oggi, che ha già portato al sequestro della contabilità e a informazioni di garanzia. Secondo indiscrezioni, gli indagati sarebbero almeno quattro. Tra i nomi coinvolti, per ora, ci sarebbero quelli degli amministratori. Ma l'inchiesta sta facendo tremare tutto il sindacato. Si teme che ci possano essere responsabilità anche al di fuori dell'istituto per l'addestramento dei lavoratori collegato alla Cisl. Si preannuncia uno dei più grossi scandali nella storia del sindacato e in difesa dell'onorabilità dell'organizzazione si sono già mossi i dirigenti nazionali. «Il buco» ha dichiarato ieri il segretario nazionale dello Ial, Graziano Trerè «è di circa 16 milioni di euro, a cui però dovrebbero essere in teoria sottratti 4 milioni di crediti vantati nei confronti della Regione». L'inchiesta condotta dal pm di Pescara, Andrea Papalia, fa presagire sviluppi clamorosi. I fondi sarebbero stati dirottati per finanziare campagne elettorali e, addirittura, una squadra di calcio. Tutto è cominciato nel 2006, come ha confermato al Centro il segretario generale regionale, Maurizio Spina, quando, a seguito di una segnalazione, è stata avviata un'ispezione da parte dei vertici nazionali dell'istituto. I controlli hanno fatto emergere l'enorme buco. Di qui la decisione dello Ial di nominare come commissario straordinario un commercialista romano. «Contestualmente» ha riferito Spina «è stato presentato un esposto da parte dello Ial Abruzzo e della Cisl regionale e nazionale». Esposto che ha fatto scattare un anno fa le indagini della magistratura. Il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, coordinato dal colonnello, Maurizio Favìa, ha posto sotto sequestro centinaia di documenti nella sede pescarese e in altri centri della regione. «La Cisl Abruzzo» ha sottolineato Trerè «aveva già evidenziato uno stato dei conti dello Ial regionale davvero preoccupante, ma soprattutto incomprensibile». Già, perché l'istituto ha ricevuto migliaia di euro di contributi dall'Unione europea, a partire dal 2000, che non sono serviti a pagare i debiti. Il buco è stato determinato, in particolare, da somme mai versate all'Inps, all'Agenzia delle entrate e ai fornitori. Molte sono state le contestazioni di docenti e giovani che hanno partecipato ai corsi di formazione e non sono stati pagati. «Siccome lo Ial vive di finanziamenti pubblici per i corsi di formazione ai lavoratori» ha spiegato Trerè «e si è in presenza di un buco strutturale, la scelta della Cisl e stata quella di non lasciare ombre». «Se qualcuno ha sbagliato, pagherà», ha avvertito il segretario nazionale dell'istituto. Lo Ial è un ente di emanazione sociale presente il 19 regioni italiani, con 184 centri di formazione e ogni anno effettua corsi per 45mila persone. Una cosa del genere non era mai accaduta. «In Abruzzo non c'è una situazione semplice» ha concluso Trerè «siamo allarmati non solo per il grosso debito, ma anche perché pare che dei 4 milioni di crediti regionali vantati dall'ente non ci sono carte giustificative». |