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IL BUBBONE E' SCOPPIATO. ABRUZZO. Il "buco" milionario che troneggia nei conti dello Ial (Istituto addestramento lavoratori) di Abruzzo e Molise nel mirino della magistratura e delle forze dell'ordine. E' partita l'inchiesta penale sul passivo dell'ente di formazione della Cisl: mercoledì la Guardia di finanza ha effettuato un primo blitz nella sede regionale dello Ial a Pescara.
Gli uffici di via Aterno sono stati passati al setaccio. Sono stati messi "a soqquadro" dai militari, alla ricerca di documenti e atti che possano raccontare, spiegare e dare volti e nomi allo sfascio in corso. E dopo la visita delle Fiamme gialle i vertici del sindacato sono stati convocati d'urgenza a Roma, dove ieri c'è stato un summit. Nei bilanci c'è una "voragine", che si amplia sempre di più. Ci sono perdite per oltre 35 milioni di euro. «Somma che - affermano all'interno del sindacato - è destinata a crescere. Per conoscere l'esatta entità del disavanzo bisogna andare a cercare in mucchi di carte che si sono accatastate nel tempo. E forse neppure si riuscirà a rimettere insieme i pezzi di un complicatissimo puzzle, che varca persino i confini regionali». Debiti su debiti che hanno travolto l'istituto, nelle cui casse, dal 2000, è piovuta una montagna di fondi pubblici arrivati dall'Unione europea, che gli sono stati assegnati dalla Regione e che, a quanto sembra, si sono? volatilizzati. Storia, purtroppo, comune di fondi comunitari? Sono centinaia i corsi «di orientamento e di assistenza all'inserimento lavorativo e di creazione d'impresa, o finalizzati a favorire l'accesso al mondo occupazionale dei giovani e delle categorie svantaggiate» tenuti negli ultimi sei-sette anni dallo Ial. Per ognuno di essi sono stati introitati, mediamente, 60-70 mila euro. Ma la maggior parte degli insegnanti non è stata retribuita. E aspettano di essere pagati anche tanti ragazzi che hanno seguito i corsi. Per questo hanno protestato e hanno presentato ricorsi, esposti, denunce in Procura e pacchi di decreti ingiuntivi. Molto probabilmente queste denunce alla fine hanno fatto scattare l'inchiesta che si preannuncia già esplosiva per le sue implicazione ad altissimi livelli. «Nascondendosi dietro motivazioni a volte incredibili e dietro costanti rinvii - confermano alcuni - lo Ial ha rimandato sempre il momento dei rimborsi». In realtà il denaro a loro destinato non c'era più. Sparito? Una montagna di risorse pubbliche dissolte. E poi ci sono gli scoperti con gli istituti di credito e i fornitori. I contributi non versati all'Inps e le tasse che l'Agenzia delle entrate dovrebbe recuperare ammontano a oltre 10 milioni di euro. Problemi anche per i dipendenti. Lo Ial-Cisl nazionale, guidato da Graziano Trerè, nei mesi passati ha riunito il proprio comitato di indirizzo e di controllo, il quale, dopo aver esaminato gli esiti della verifica sullo stato finanziario e patrimoniale dello Ial Abruzzo e Molise, ha deliberato la nomina di un commissario straordinario. Il deficit riscontrato è stato definito "ingiustificato". E poi ecco consuntivi manipolati, costellati di numeri bugiardi, inventati per nascondere il più possibile emorragie di quattrini, sperperi, gestioni allegre. «Sprechi e inutili costosissimi acquisti, come certe automobili? Finanziamenti che, invece di servire a regolarizzare una situazione di estrema e grave difficoltà, finivano in oscuri meandri». Si vocifera di campagne elettorali e, addirittura, di soldi convogliati nel calcio, ad una squadra del Meridione. Quei bilanci "taroccati" hanno avuto, puntualmente, il nulla osta dell'ex segretario regionale della Cisl, Gianni Tiburzi, di Avezzano (L'Aquila), in carica fino al 2005 e del consiglio di amministrazione che lo affiancava e spalleggiava. Anche Gaetano Pace, tuttora presidente dell'istituto, ha ogni volta dato l'okay a quelle cifre, che approdavano successivamente in Regione. E Francesco Gizzi, di L'Aquila, ex amministratore delegato dell'istituto, e il suo successore, Bruno Colombini, i quali, insieme, hanno mandato avanti uno studio commerciale a Pescara. Nessuno ha mai compreso il pastrocchio targato Ial. La parola ora dopo anni di proteste passa agli investigatori e alla Procura. A sperare in una conclusione veloce sono centinaia di persone che battono cassa. Tutti gli altri attendono giustizia. |