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I nuovi prezzi inferiori a quelli di dieci anni fa, così la Regione salva il bilancio Rischiano addirittura di fare pace. Sono le due anime della sanità privata, l'asse Aiop-Pierangeli-Petruzzi e il gruppo Angelini, uniti nella lotta contro le nuove tariffe delle prestazioni ospedaliere. Momento solenne insomma, contro la delibera della giunta regionale del 13 agosto scorso c'è una pioggia di ricorsi al tribunale amministrativo: tanti quanti sono i privati convenzionati, più quello dell'Aiop, l'associazione di categoria. Carte che, in sostanza, ripropongono in fotocopia il ricorso vinto dalla clinica romana Clinic-Cen al Tar del Lazio. Una sentenza pilota che ha impallinato il tariffario nazionale del ministero della salute, una sorta di linea guida per le Regioni che l'Abruzzo ha corretto abbondantemente al ribasso. Esempio: un impianto di pacemaker costava nel 1997 l'equivalente di 10.580 euro, diventati 11.638 con il tariffario nazionale del 2006. Secondo la delibera di agosto, la cifra giusta è invece 9.055 euro, quasi la metà del corso vivo dell'apparecchio, che sfiora i 16mila euro. Occhio, sono cifre che valgono per tutti, ospedali pubblici e cliniche. Qui non è in ballo solo il fatturato dei privati, ma l'equilibrio generale della spesa sanitaria e la qualità dell'assistenza. A questi prezzi c'è da scommettere che chi ha bisogno di un pacemaker sarà fatalmente spinto ad allungare le liste di attesa degli ospedali pubblici. Ma più interessante è capire che cosa c'è dietro il clamoroso armistizio tra i partiti delle cliniche e lo scontro sulle cifre, che rischia di aprire un nuovo fronte nell'eterna guerra sui conti della sanità. Apparentemente non ha molto senso imporre con un blitz agostano tariffe inferiori a quelle in vigore da dieci anni: dalla logica al tasso di inflazione, tutto rende indifendibile la scelta della Regione. Il discorso cambia se si pensa a due scadenze successive al 13 agosto scorso. Dal bilancio, che deve rispettare il patto di stabilità siglato con il governo, alla trattativa con i privati convenzionati per i nuovi budget. Con il nuovo tariffario il bilancio è formalmente in ordine, ma è come dire che prevedo di acquistare la benzina a mezzo euro. A fine anno l'artificio contabile salterà fuori irrimediabilmente. Rispetto alla negoziazione dei budget, è certo che il nuovo tariffario pone la Regione in una posizione di forza per imporre un taglio da 33 milioni, che lascia però quasi intatto il bubbone della riabilitazione. Il presidente Del Turco lo ha detto chiaramente al capo degli imprenditori della sanità, Luigi Pierangeli, nel primo incontro di novembre scorso: «Volete fare la rivoluzione? Ricordatevi la fine di Robespierre». La posta in gioco è altissima. Il tariffario low-cost risolve nell'immediato il problema dell'equilibrio di bilancio, senza le dolorose riforme strutturali - forbici sulla sanità privata e sugli ospedali indifendibili - che nessuna classe dirigente può varare evitando un bagno di sangue, in termini di consenso elettorale e di rapporti con i poteri forti. Resta il problema del tasso di ospedalizzazione, che in Abruzzo è cronicamente alto: 250 per mille abitanti contro il 160 per mille indicato dallo Stato. Le nuove tariffe certo non spingeranno il tasso in giù, perchè per raggiungere i budget le strutture private tenderanno a ricoverare più pazienti, mentre come visto gli ospedali si ritroveranno sul groppone le patologie "a perdere". Folle? Non tanto, se la Regione trovasse una correzione formale anche per i tassi di utilizzo dei posti letto. E' allo studio, ma il clamore delle inchieste e il caso-tariffe rischiano di far saltare il banco. |