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PESCARA - E adesso ci manca pure che fanno i santarellini, mesi e mesi a parlarne e chi li voleva stagisti e chi li voleva cotti cioè consulenti che alla fine servono sempre, e dai a litigare. Ma l'accordo alla fine si trova perchè mille e cinquecento euro fanno comodo a tutti, figuriamoci adesso che sono sei mesi che il governo Berlusconi gli ha assottigliato lo stipendio del dieci per cento: tutti lo hanno visto, letto e approvato l'emendamento della vergogna che aumenta di 1.500 euro il plafond a disposizione dei consiglieri regionali, tutti nessuno escluso racconta il tam tam dell'Emiciclo. La predica la fa Camillo Cesarone al vertice di maggioranza di ieri mattina, farisei li chiama i consiglieri pentiti e tanati con le mani nella marmellata, adesso che gli chiedono di ritirare l'articolo otto bis che regolamenta i privilegi dei gruppi consiliari e che loro hanno diligentemente votato con alzata di mano soltanto una settimana fa: "Al fine di rendere possibile l'esercizio del mandato, a ciascun consigliere viene corrisposta a titolo di rimborso spese e di rappresentanza, una somma mensile equivalente al trattamento economico lordo, iniziale di un dipendente regionale di categoria D". Ecco, appunto lo stipendio con cui un impiegato campa famiglia e figli diventa il termine di paragone per le spese di rappresentanza dei consiglieri e mette d'accordo maggioranza e opposizione. Pentiti a orologeria, pentiti postumi: è un autogol, una tafazzata che peggio non si può quella del centrosinistra costretta per la terza volta a fare mea culpa, e al vertice di ieri per fortuna annuncia il ritiro dell'emendamento nel tentativo di salvare la faccia. E ci mancherebbe altro: la legge viene approvata in aula proprio alla vigilia dell'entrata in vigore delle nuove tasse e quattro giorni dopo il richiamo alla sobrietà di Franco Marini. L'operazione retromarcia viene affidata ai colpevoli palesi, cioè i primi firmatari Antonio Boschetti della Margherita, Donato Di Matteo dei Ds e Camillo Cesarone dello Sdi: «La richiesta ha lo scopo di sottrarre a strumentalizzazioni e polemiche l'ottimo lavoro dell'esecutivo regionale, avviato con scrupolo e rigore per ripianare i debiti della sanità». Ma le trattative erano state talmente intense che l'emendamento bipartisan si conquista sul campo anche la firma di Paolo Tancredi di Forza Italia e sembra che Giorgio De Matteis dell'Udc non abbia messo il suo sigillo proprio all'ultimo minuto. Peccato che poi i giornali abbiano fatto tana. «Altrimenti l'emendamento non sarebbe mai stato ritirato», ammettono fonti regionali. Rinsaviti? Macchè. Perchè il precedente c'è: anche al tempo delle delibere di accreditamento dei posti letto ai privati, Villa Letizia & c., molti partiti tra cui Ds e Rifondazione chiesero di ritirare le delibere dopo averle votate in giunta. Distrazione e fretta le scuse che accamparono quando la storia finì sui giornali, anche se poi Rifondazione tenne fede alla linea e i Ds decisero di riallinearsi. In serata lo stesso Marino Roselli annuncia la revoca dell'emendamento e ci mancherebbe altro: solo poche ore prima il ministro dell'Economia aveva invitato i suoi colleghi alla morigeratezza, sarà lui a decidere domani se il piano di risanamento dell'Abruzzo meriterà la sospensione delle tasse, chiaro che un regalino fai-da-te come quello votato martedì scorso in aula sarebbe stato compromettente. Lo fa pesare, Cesarone, al vertice di ieri. Facile votare e poi straparlare e fare i predicozzi moralistici sulla stampa: la stoccata è rivolta un po' a tutti i colleghi capigruppo dell'Unione che hanno preso la parola in questi giorni. «Un emendamento bipartisan - racconta uno dei firmatari - Di cui tutti erano a conoscenza: io l'ho mostrato ai due consiglieri di Rifondazione Daniela Santroni e Angelo Orlando, l'ho fatto leggere ai Ds, all'Udeur. L'Idv non c'era ma era d'accordo, come era d'accordo la Margherita». Orlando è furioso, lui non l'ha letto, così dice. «Me lo mangio chi sostiene il contrario». Era il male minore sostiene adesso Rifondazione, meglio aumentare le spese di rappresentanza che riesumare gli stagisti. «Una figura di cavolo - commentano dalla Quercia - Si sono fatti pizzicare con le mani nella marmellata e questo gli elettori ce la faranno pagare». E anche l'opposizione adesso insorge, con Pagano che respinge al mittente le accuse di Del Turco e Tagliente che rivendica di non aver mai fatto passare aumenti delle indennità ai tempi della sua presidenza. E mentre tutti si chiedono se sarà revoca vera, se in effetti poi il consiglio regionale cancellerà davvero l'emendamento della vergogna, il sottosegretario Lamberto Quarta fa un po' di conti in tasca alla Regione: difficile che l'Abruzzo superi l'esame del ministero perchè il buco di 250 milioni di euro per il 2005 non potrà essere ripianato, non per adesso. «Con l'applicazione di Irpef e Irap riusciremo a recuperare solo 156 milioni di euro, e se dovessimo applicare l'Irpef solo ai redditi più alti incasseremmo ancor meno». Vendiamo un ospedale, è stata la battuta di Quarta. Invece no, pagheremo più tasse: chissà se i consiglieri regionali arriveranno alla fine del mese. |