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Nel centrodestra prevale lo scetticismo: «Operazione inutile, si torni a votare subito PESCARA. Tra orgoglio, realismo e speranza. La leggono così i parlamentari abruzzesi la missione di Franco Marini. Orgoglio perché la scelta di Napolitano è caduta sul leader abruzzese. Realismo dettato dalla situazione difficile. Speranza nella capacità di ricucitore che Marini si porta dietro dai tempi del sindacato. Discorso diverso per i parlamentari abruzzesi del centro destra. Lo spirito di appartenenza e il clima pre-elettorale si fanno sentire. Anche se alcuni, primo fra tutti Teodoro Bontempo, presidente de La Destra, non nascondono l'orgoglio di appartenenza abruzzese guardando l'incarico attribuito a Marini. Vediamo come seguono l'esplorazione di Marini alcuni dei nostri parlamentari. Carlo Costantini (Idv): «Sono orgoglioso da abruzzese per l'incarico e il ruolo che riveste Marini. Proprio questa condizione mi porta ad essere ottimista, anche perché conosco le capacità del presidente. Se mi spoglio dalle vesti dell'abruzzese tifoso e indosso i panni del parlamentare, l'ottimismo scema in una forma di pessimismo. Per come si sono messe le cose». Costantini vede l'ipotesi di un successo dell'esplorazione di Marini legata a una condizione: «Che ci sia un ampio consenso verso il governo Marini anche in settori del centrodestra». Pina Fasciani (Pd) è più ottimista: «Se Marini ha accettato l'incarico di Napolitano avrà bene valutato la possibilità di un successo. Marini è un politico lungimirante e questo mi dà fiducia. Trovo contradditorio questo il comportamento di esponenti del centrodestra; referendari fino a ieri e, oggi, vogliono votare con una legge che volevano cancellare». Giovanni Lolli (Pd) è l'unico esponente abruzzese del governo Prodi che la vede così: «Voglio essere ottimista ma il compito è difficilissimo. Fondamentale è il sostegno di tutte le categorie sociali e produttive che chiedono il cambio della legge elettorale. Marini ha la saggezza e la capacità di muoversi nella politica sentendo la società. La chiave è se tutta qui: il centrodestra si farà guidare solo dal gioco politico o irromperà sul loro giudizio anche l'opinione della società». Dante D'Elpidio (Udeur) confida «sulla tenacia e nella capacità degli abruzzesi. Personalmente riconoscono al presidente Marini la grande qualità di abile di mediatore. Il fatto che abbia accettato con qualche riserva, mi fa ben sperare che riesca nell'impresa. Io glielo auguro. Ma spero anche che faccia una legge elettorale che tenga conto anche dei partiti minori. Non solo dei grandi partiti». Giuseppe Di Lello, (Prc) è convinto: «Sono realista e quindi credo che non si sarà niente di fare. Berlusconi vuole capitalizzare subito una una sua presunta maggioranza che dovrebbe avere le sue elezioni, visto che ha in pugno Fini e Casini. Marini non può farcela. Spero però nella sua capacità e sulla sua "coccia tosta" di abruzzese, ha dalla sua le parti sociali, che mai come questa volta le forze produttive, sindacali, Confidustria e commercianti si siano pronunciate per il no alle urne subito» Per Di Lello «Marini poteva defilarsi, invece ha accettato questo incarico per spirito di servizio istituzionale». Secondo Giovanni Legnini (Pd) è la «legge elettorale la chiave di volta. Io ho fiducia nella straordinarie capacità del presidente di individuare un punto di equilibrio. Le sue doti di mediazione, caparbietà sono le risorse più preziose, unitamente alla spinta della società civile, che è un segnale fortissimo. Se non ci riesce lui non ci riesce nessuno». Tutti i parlamentari del centrosinistra sono sicuri: se si voterà con l'attuale legge «il Porcellum» una cosa è sicura: anche nella prossima legislatura in caso di vittoria di Berlusconi si riproporrà il problema del Senato. Sottolinea Legnini: «I partiti piccoli saranno determinati per loro, come lo sono stati per noi. L'ingovernabilità è assicurata». Massimo Cialente (Sd). «Sono pessimista, nonostante le riconosciute e note capacita del presidente Marini». Cialente non nasconde neanche i rischi interni: «Il fatto che la la sinistra non si sia presentata unita, neanche nella Cosa Rossa, denota uno scarso senso di responsabilità». Poi spera anche in mini pacchetto di riforme che rimuova alcune cose che non vanno: «Ho visto da vicino come il bicameralismo perfetto che vige da noi sia ormai anacronistico». «L'ingovernabilità» per Cialente «amplierà il solco tra istituzioni e cittadini». Più ottimista appare il parlamentare Nicola Crisci (Pd). «Onere gravoso quello di Marini, ma non impossibile. Sarebbe un grande onore per la nostra terra se lui riuscisse fare quest'altro servizio al Paese. E' l'uomo più adatto per scalare la motnaga più difficile del Gran Sasso. I margini sono stretti, le posizioni speculatori del centrodestra appaiono ultimative. L'uomo ha grande capacità, pazienza determinazione e consoce l'arte del negoziato. Se è possibile arrivare una soluzione, lui la troverà». Lanfranco Tenaglia (Pd) è uomo molto vicino al presidente Marini: «Sono speranzoso nella capacità di Marini, ma realista sulla posizione del Polo. Lo spazio è limitatissimo. Il tentativo lo dovrà fare. Il vero ostacolo è il fatto che il Polo fa un calcolo ultilitaristico, senza penaare all'interesse del Paese. Si va verso una nuova ingovernabilità». Giorgio D'Ambrosio (Pd) non che quella del presidente del sentato è «una missione difficile, penso però che ce la possa fare. Noi dobbiamo puntare a un governo che abbia una maggioranza parlamentare anche di uno due o di tre senatori. Abbiamo governato bene in queste condizioni. Io credo che questa sia l'opzione da seguire. L'esperienza politica di Marini sarà decisiva. E dico: se in parlamento ci sono i numeri abbiamo il dovere di andare avanti. Dovremo valutare anche questa scissione dell'Udc con Tabacci e Baccini e le ripercusioni che potrà avere». Nel centrodestra pur tra qualche apprezzamento nessuno crede nel successo delle consultazioni del presidente Marini. Per Rodolfo De Laurentiis parlamentare Udc. «Nonostante Marini sia persona di esperienza e capacità, sia destinato a una missione impossibile. Sulla legge elettorale, il Pd ha perso grande opportunità noi avevamo chiesto di fare una riforma vera, sul modello tedesto proporzionale, le incertezze del Pd lo hanno fatto naufragare. Oggi questa offerta di riforma è tardiva». E ancora per Teodoro Buontempo presidente della Destra. «Credo che questo tentativo non avrà successo. Marini ha avuto un mandato preciso: quello di cercare un consenso allargato sulla riforma elettorale, non per una maggioranza numerica per formare un governicchio. La palla ripasserà nelle mani del Capo dello Stato nel momento che Marini ammetterà il fallimento. Come presidente de La Destra, la prima comunicazione è stata: "siamo conterranei" e l'ho detto con orgoglio. Fuori dagli schieramenti politici è chiaro che gli abruzzesi che si fanno strada devono riempire di orgoglio tutti gli abruzzesi». Caustico Andrea Pastore, senatore di Forza Italia: «Con tutta la buona volontà escludo che troverà un consenso e, pernso, nemmeno la maggioranza di un solo voto. Sulla legge elettorale possiamo votare con questa legge. Una maggioranza del centrodestra alla Camera e Senato con una coalizione più coesa del centrosinistra le cose andrammo molto meglio. Come abruzzese già andava bene se parliamo di orgoglio come presidente del Senato». Carla Castellani, deputata di An: «Il presidente Napolitano gli ha dato un bell'inmpegno anche perchè la situazione è impantanata da tempo», osserva la Castellani, «però, anche se su posizioni diverse, siamo onorati per l'incarico dato a Marini come abruzzesi. Ho sempre apprezzato la moderazione del senatore Marini. Io gli posso augurare personalmente per campanilismo di portare a termine questo arduo compito, politicamente però non posso augurami la stessa cosa». |