Data: 01/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Ospedale, a casa 600 precari. Poi i concorsi. Balestrino annuncia assunzioni per tamponare l'emergenza nei reparti. «Io, mandata via dopo otto anni» La storia: una lavoratrice del Cup pagata 350 euro al mese

PESCARA. Reparti chiusi, servizi ridotti, liste di attesa ancora più lunghe. E' la scenario che si prevede con il licenziamento dei 600 precari della sanità pescarese. Ma la Asl ha deciso di correre ai ripari. Ieri, durante un'affollata riunione del Comitato ristretto dei sindaci dell'azienda sanitaria presieduto da Luciano D'Alfonso, il manager, Antonio Balestrino, ha annunciato nuove assunzioni. «Entro la primavera» ha detto «partiranno i primi avvisi pubblici e i concorsi».
Una boccata d'ossigeno per l'ospedale di Pescara, che deve fare i conti con una grave carenza di personale. Secondo uno studio riservato, pubblicato lunedì scorso dal Centro, mancano all'appello oltre 200 dipendenti, tra medici e infermieri. Ieri, assessore regionale della sanità, vertici della Asl, sindaci della provincia e alcuni consiglieri, si sono riuniti in Comune per affrontare i problemi dell'ospedale civile. E in quella sede Balestrino e l'assessore alla sanità, Bernardo Mazzocca, hanno illustrato un piano di rilancio basato su tre punti fondamentali: nuovi investimenti in strutture e tecnologie; nuova organizzazione di ospedali e distretti; e, soprattutto, aumento del personale, nel rispetto dei tetti di spesa e degli accordi con i sindacati. I 600 precari, cui scade il contratto, verranno sostituiti pian piano dai vincitori dei concorsi.
«Partiremo con i concorsi e gli avvisi pubblici per assumere nuovi medici» ha spiegato Balestrino dopo l'incontro «i reparti interessati sono Medicina, Chirurgia, Chirurgia pediatrica, toracica e vascolare, Pediatria, Ginecologia. Ma non so dire al momento quanti sono i posti a disposizione». I primi bandi sono stati già pubblicati in Gazzetta ufficiale. Poi, si passerà agli infermieri. «Per il personale parasanitario che manca» ha fatto presente il manager «si ricorrerà alla mobilità e allo scorrimento delle graduatorie». «Il problema della carenza di personale verrà risolto» ha assicurato Mazzocca «l'ospedale di Pescara continuerà ad essere di grande qualità con centri di eccellenza. Ricordo che la Asl di Pescara è quella con maggior numero di posti letto, rispetto alle altre: 4,5 su mille, contro una media di 3,5». L'assessore ha confermato anche l'intenzione di collocare una nuova Tac Pet, ora a disposizione una volta a settimana e di potenziare con nuove attrezzature e più personale il reparto di Cardiologia, che chiude ogni fine settimana per carenza di infermieri.
Soddisfatto D'Alfonso, critico invece il vice presidente del consiglio comunale, Luigi Albore Mascia, di An. «I precari verranno mandati a casa» ha osservato «i malati dovranno abituarsi a reparti chiusi, accorpati, o ridotti alla semiparalisi per l'assenza drammatica del personale».

«Io, mandata via dopo otto anni» La storia: una lavoratrice del Cup pagata 350 euro al mese

PESCARA. Lavora da otto anni allo sportello del Cup di un distretto sanitario, a 350 euro al mese. Tra 29 giorni il suo contratto scade e andrà a casa, insieme a 40 suoi colleghi che si trovano nelle sue stesse condizioni. La storia di Piera (il nome è di fantasia), 40 anni, un marito e tre figli, è simile a quella di altri precari che la Asl ha deciso di non stabilizzare. L'unica speranza rimasta per loro di essere assunti è quella di partecipare a uno dei concorsi che l'azienda sta per bandire. Ma i precari partiranno tutti da zero nelle selezioni e dovranno vedersela con centinaia, forse migliaia di concorrenti. Gli anni trascorsi a lavorare nel distretto sanitario non hanno fatto maturare il diritto di prelazione.
Piera comincia a lavorare alla Asl nel 2000. Viene scelta con una selezione e ottiene un contratto a tempo determinato, che verrà poi rinnovato per cinque anni. Le viene affidato l'incarico di operatrice del Centro unico di prenotazione di un distretto sanitario. Il suo orario è dalle 8,15 alle 13,30 per cinque giorni a settimana. Lo stipendio netto è di 1.100 euro al mese. E' un lavoro duro, a contatto con il pubblico, ma Piera è contenta perché le consente di vivere.
Nel 2005, però le cose cambiano. La Asl non ha soldi e le comunica che, se vuole continuare a lavorare, deve accettare un contratto di collaborazione, con gli stessi orari, ma con una retribuzione di 350 euro al mese. Piera dice di sì. «Fortunatamente, ho mio marito che lavora, altrimenti non ce la farei ad arrivare alla fine del mese». La collaborazione, tra rinnovi vari, prosegue per altri tre anni. Ma ora è giunta al capolinea. Non avrà più nemmeno questi pochi soldi di stipendio. «Il 29 febbraio scade il mio contratto e anche quello degli altri miei colleghi» afferma «mi domando come il Cup potrà continuare a funzionare senza più personale». Nelle stesse condizioni si trova anche il Centro unico di prenotazione dell'ospedale civile, dove lavorano altri precari con contratti in scadenza.

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