Data: 02/02/2008
Testata giornalistica: Il Centro
Asse, l'Anas richiude la rampa. Stop fino a maggio, beffato il popolo del referendum

PESCARA. Resterà chiusa la rampa dell'asse attrezzato di piazza Italia. Lo ha deciso la direzione Anas d'Abruzzo che, con una ordinanza firmata dal capo compartimento Valerio Mele, ha prorogato il provvedimento fino al 5 maggio 2008, accogliendo una richiesta del comune di Pescara.
Una decisione rapida, che ha seguito di poche ore la richiesta dell'amministrazione, datata 30 gennaio, che chiedeva una proroga di ulteriori sei mesi. Tre, invece, i mesi di dilazione concessi, con una motivazione: «i dati positivi» in possesso del Comune «relativi all'andamento dei flussi di traffico con particolare riferimento agli ingressi e alle uscite dell'asse attrezzato e strade limitrofe».
Con la conferma della chiusura della rampa di piazza Italia, partita in via sperimentale il 4 agosto del 2006, si rinfocolano le polemiche che hanno infuocato il dibattito cittadino e che hanno portato, il 23 settembre scorso, al referendum consultivo sul piano traffico promosso da un comitato di associazioni cittadine e dalle forze politiche di centrodestra. Più di 20 mila persone erano andate al voto, più del 65 per cento aveva chiesto l'abrogazione del piano traffico. Senza esiti concreti.
«Siamo contrarissimi: ci sembra scorretto continuare a chiedere proroghe senza che siano neppure stati forniti all'Anas i dati necessari che aveva richiesto fin dall'inizio» dice Pierluigi Bacceli, presidente di Pescara Nostra e fondatore, con altre forze del fronte del sì, del Coordinamento delle associazioni pescaresi. «Si continua a barare su diversi dati, che dimostrano come questo piano traffico stia portando il massimo inquinamento in tutta città: aspettiamo di vedere l'ordinanza dell'Anas, ci sembra un po' affrettato continuare a concedere proroghe. È una presa in giro nei confronti della cittadinanza, che si è concretizzata nel mancato rispetto della sovranità popolare, perché il referendum, anche se consultivo, andava rispettato». «Non vediamo a cosa possano servire altri tre mesi di proroga: è sotto gli occhi di tutti il fallimento di questa iniziativa» conclude Barbara Cazzaniga. Nuove iniziative di lotta si annunciano. (m.r.t.)

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