Data: 07/06/2006
Testata giornalistica: Il Centro
«Nuove indennità, la legge sarà rivista». Roselli: l'emendamento contestato è stato "infilato" nella Finanziaria

L'AQUILA. «Mi piacerebbe parlare dell'equilibrato e funzionale assetto dei poteri tra Stato e Regioni e nella Regione tra le istituzioni che la compongono; di quanto le politiche regionali appaiano centrali per il benessere delle nostre comunità; del fatto che questa sarà la legislatura del nuovo Statuto; di quanto ci teniamo alle giovani generazioni e dei progetti che abbiamo realizzato per loro e insieme a loro - così esordisce il presidente del Consiglio regionale, Marino Roselli, e aggiungere - ma mi rendo conto che in questo momento è opportuno rispondere su altre questioni, su quanto avvenuto nel corso dell'ultimo Consiglio regionale».
Infatti, Presidente, in questi ultimi giorni si sono susseguite una serie di prese di posizione da parte di molti esponenti della politica sull'approvazione dell'emendamento al progetto di legge di variazione della Finanziaria, che prevede l'istituzione di un fondo spese di rappresentanza per i Consiglieri regionali. L'opposizione punta il dito sulle questioni procedurali: vogliamo fare chiarezza su questo aspetto?
«Il progetto di legge approvato nella seduta del 30 maggio, che contiene l'emendamento contestato, è pervenuto alla Presidenza come esito di tre ore di serrato confronto tra tutti i capigruppo consiliari. Per consentire questo approfondimento, a specifica richiesta, ho posto in votazione la interruzione della seduta del Consiglio regionale per un tempo congruo per ogni necessario e analitico esame del progetto di legge nel suo insieme e di tutti gli emendamenti presentati. La proposta di interruzione è stata approvata all'unanimità. Come Presidente dell'Assemblea, alla riapertura dei lavori, sospesi dalle 17.52 alle 20.23, ho preso atto dell'esito di questo prolungato incontro e ho valutato la compatibilità regolamentare dei documenti presentati».
Per quanto riguarda l'emendamento, quale è stata la procedura?
«L'emendamento, di cui giustamente in questi giorni si dibatte, è stato presentato in aula unitamente al progetto di legge nella sua interezza. Ne ho verificato, a norma di regolamento, la sottoscrizione da parte di almeno tre Consiglieri. Poi ho posto in votazione il progetto di legge e l'annesso emendamento, senza poter operare, da Presidente, alcuna valutazione discrezionale sul contenuto. Valutazione riservata esclusivamente a ciascun Consigliere regionale, che la esprime con l'esercizio del diritto di voto. Quindi, il progetto di legge è stato approvato dall'Assemblea a maggioranza. E' opportuno comunque rilevare che il provvedimento, nella parte di cui stiamo parlando, non fosse immediatamente esecutivo e produttivo di spese. Ci sarebbe, infatti, da tenere presente l'ulteriore necessità di atti deliberativi, che non sono stati assunti e questo consente, alla luce delle posizioni che i componenti dell'Assemblea hanno espresso, tutto il tempo utile per rivisitare il provvedimento stesso. Ora, al di là delle strumentalizzazioni di parte e degli attacchi gratuiti personali, ritengo, in coscienza, di aver fatto ciò che la mia funzione mi imponeva».
Questo l'aspetto regolamentare, ma da Consigliere regionale, quale è la sua opinione?
«Sul contenuto e sulla formulazione letterale dell'emendamento, la riflessione di tutta la maggioranza, me compreso, afferma, senza dubbio, un giudizio inappellabile: l'emendamento va revocato, perché inopportuno nei modi e nei tempi. Così deve comportarsi la politica responsabile, assumendo oneri ed onori di una funzione di rappresentanza della collettività degli abruzzesi. Per questo sono rimasto sconcertato dalle dichiarazioni dei Consiglieri Tagliente e Pace».
In democrazia le critiche fanno parte della normale dialettica tra le parti, perché in questo caso lei è rimasto sconcertato?
«Ogni critica all'esercizio di una funzione va di per sé accettata, ma è ingeneroso come lo ha fatto il Consigliere Tagliente, che ha espresso un giudizio tranciante su dodici mesi di attività istituzionale, riconducendolo strumentalmente alla vicenda in questione. I cinque anni della legislatura precedente sono stati caratterizzati da provvedimenti legislativi come l'ultima legge finanziaria regionale e la vicenda degli stagisti, per la quale la nostra regione ha conquistato ampio e non certo positivo spazio sui media nazionali. Il rispetto che nutro per l'Istituzione che in questo momento ho l'onore di rappresentare, mi impedisce di attribuire la responsabilità del contenuto, di quella e di altre leggi, a chi in quel momento, e pro tempore, presiedeva l'Assemblea regionale. Per quanto riguarda le dichiarazioni del Presidente Pace - al quale non ho mai fatto e mai farò mancare il mio rispetto personale - credo sia sufficiente il giudizio espresso dagli abruzzesi un anno fa».
Un altro appunto che le viene mosso in questa circostanza riguarda la dirigenza del Consiglio regionale che lei avrebbe costretto addirittura "a fuggire".
«Sulla presunta fuga di dirigenti dal Consiglio, mi risultano singole e libere scelte personali e professionali che hanno determinato l'assunzione, per chi queste scelte le ha compiute, di importanti ruoli in altre strutture della Regione. Così come mi risulta, da parte di qualcuno, la rispettabile decisione di lasciare la struttura del Consiglio per assumere incarichi di responsabilità nei gruppi».

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