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Nuova ponderazione degli indici, escono dal caro-vita prodotti come l'hamburger surgelato e le trecce di filo per cucire ROMA. Per il caroprezzi è allarme rosso. Soprattutto per quelle famiglie che, secondo gli osservatori statistici, arrivano con affanno alla terza settimana del mese. Come era previsto, l'inflazione è salita al 2,9 per cento come tendenziale annuo, anche se in molte città ha di molto superato il 3 per cento, la più alta percentuale da sei anni a questa parte. Cagliari, ad esempio, ha la maglia nera dei rincari e ha totalizzato un 3,8 per cento, a Torino e Palermo l'inflazione è arrivata al 3,2 per cento, a Roma ha superato il 3 per cento. Ancora una volta sono stati gli alimentari e l'energia a spingere i prezzi verso il rialzo. Accanto a questi due elementi strutturali, però, si sono registrati rincari anche nei biglietti aerei, nei pedaggi autostradali, nelle tariffe dei taxi, nei biglietti dei treni. Insomma non solo le famiglie sono in affanno quando fanno la spesa, ma anche quando pagano le bollette, quando fanno il pieno della macchina, quando si devono spostare da una città all'altra. Le organizzazioni dei consumatori calcolano che una famiglia deve affrontare un aumento di spesa dagli 850 euro ai 1000 l'anno. E' un allarme internazionale perchè l'indice dei paesi industrializzati dell'area Ocse è arrivato al 3,3 per cento, al di sopra di quello registrato in Italia. «Rispetto al trend europeo non c'è nulla di nuovo», ha commentato il viceministro dell'Economia Vincenzo Visco. Intanto l'Istat ha rivisto il peso del paniere sul quale si rilevano i prezzi. Alimentari. Pane e cereali hanno avuto un'accelerazione nei prezzi. In particolare a gennaio il pane è rincarato del 12,5 per cento e la pasta del 10 per cento. Il latte ha subito un incremento dell'8,5 per cento, la frutta del 5 per cento. Per quanto riguarda il prezzo della carne, a parte alcuni inspiegabili rincari come quello della carne di maiale aumentata di venti volte il prezzo di un anno fa, l'incremento tendenziale è stato del 3,5 per cento, con punte del 6,7 per cento per il pollame. Insomma sono aumentati i prodotti alimentari di più largo consumo e che costituivano la dieta delle famiglie povere. Trasporti e benzina. I biglietti delle ferrovie sono aumentati del 6,9 per cento, taxi e pullman extraurbani del 5,7 per cento, aerei dell'8,4 per cento. I pedaggi autostradali sono aumentati del 3,8 per cento. La benzina è salita del 12,5 per cento, del 15,8 per cento il gasolio. Tariffe. Sono rincarate del 3,9 per cento, in particolare quelle elettriche sono cresciute del 3,4 per cento e in tendenza del 5,3 per cento annuale. Il paniere. L'Istat ha rivisto la struttura di ponderazione degli indici, aumentando il peso di sei capitoli di spesa. In particolare cresce il peso dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche, che passa dal 16,3 per cento al 16,8 per cento. Il paniere viene aggiornato annualmente per riflettere la capacità degli indici ai cambiamenti delle abitudini della popolazione. Sono entrate cinque nuove posizioni: insalata in confezione, navigatore satellitare, giochi elettronici per consolle, combustibile solido (il pellet, combustibile ecologico) e pranzo a piatto unico. Escono invece due voci: hamburger surgelato e le trecce di filo per il cucito. Segno evidente che nelle abitudini dominanti non c'è più il rammendo. Il nuovo paniere è composto da 533 voci, sette in meno dell'anno passato. È diminuito il peso delle rilevazioni dei capitoli abitazione, acqua, elettricità e combustibile, che passa dal 9,7 al 9,3 per cento. Cosa che ha lasciato perplesse le associazioni dei consumatori. Secondo la Coldiretti le insalate «pronte uso» si trovano nel carrello della spesa del 43,3 per cento degli italiani e fanno registrare un aumento degli acquisti familiari del 4,2 per cento in netta controtendenza rispetto alle verdure in generale (-2,6 per cento). I giochi elettronici stanno sostituendo i divertimenti tradizionali e fanno parte della spesa delle famiglie. È stata anche rivista la base territoriale delle rilevazioni. I Comuni che concorrono al calcolo sono 84. Sono uscite le province di Sondrio, Taranto e Foggia per problemi, spiegano i tecnici, organizzativi e di risorse, mentre sono entrate quelle di Catanzaro e Avellino. La copertura sul totale della popolazione residente in Italia arriva all'87,9 per cento con percentuali molto più basse al Sud dove si può scendere al di sotto del 50 per cento. |