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LUSSEMBURGO - Conti pubblici italiani lasciati in pesanti difficoltà dal precedente governo di Silvio Berlusconi e impegno del nuovo esecutivo di Romano Prodi a intervenire con una manovra bis per rispettare con determinazione il percorso di risanamento atteso dall'Unione Europea. È questo il messaggio che il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa ha portato al suo esordio nella riunione a Lussemburgo dei ministri finanziari dei 12 Paesi della zona euro (Eurogruppo): ufficializzando dati peggiori rispetto a quelli promessi dal suo predecessore Giulio Tremonti e definendo «inevitabile» un intervento correttivo anche in considerazione dei rischi di un ulteriore deterioramento della situazione. In questo modo il governo di centrosinistra è riuscito a frenare la ripresa delle pressioni dell'Europa sulle politiche di bilancio italiane. Il presidente dell'Eurogruppo, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, ha considerato un «segnale molto positivo» l'intervento del ministro italiano. A Lussemburgo apprezzamento lo ha manifestato anche il rappresentante dell'Fmi, Michael Deeppler. Padoa-Schioppa, ex membro del direttivo della Banca centrale europea, non ha citato esplicitamente il governo Berlusconi. Si è limitato a riportare la verifica dei conti pubblici realizzata dalla commissione di Riccardo Faini, a cui partecipavano Ragioneria dello Stato, Tesoro, dipartimento delle Politiche fiscali, Bankitalia, Istat e Isae. Nel 2006 il deficit è stimato al 4,1% del prodotto interno lordo (pil) con il rischio di arrivare al 4,6%, mentre Tremonti aveva annunciato il 3,8%. A preoccupare sono alcune misure della Finanziaria 2006 (come il concordato di massa, i vincoli di spesa sull'amministrazione centrale, gli enti locali, Ferrovie e Anas), che «potrebbero non conseguire gli effetti iscritti in bilancio». Il debito risalirà verso il 108,3% del pil dopo oltre un decennio di contenimento e potrebbe ancora aumentare per i dubbi su alcune «cartolarizzazioni». C'è poi la tendenza della Bce ad alzare il tasso d'interesse sull'euro, che già da domani potrebbe passare al 2,75%, nonostante le riserve dei governi contrari al conseguente aumento del costo dell'indebitamento. La Commissione europea ha apprezzato l'annuncio della manovra bis, che in Italia ha provocato proteste tra i sindacati preoccupati per gli effetti sulla ripresa economica. Per ora il commissario Ue per gli Affari economici, lo spagnolo Joaquín Almunia, conferma la richiesta di una correzione dello 0,8% nel 2006 e nel 2007 per rispettare l'obiettivo di riportare il deficit sotto il 3% il prossimo anno. «Dato il deterioramento delle finanze pubbliche dal 2002 la situazione che emerge è difficile e deve essere corretta», ha detto Almunia, ricordando gli impegni dell'Italia sul disavanzo e sulla riduzione del debito. Ma a Bruxelles sembrano pronti a mostrare disponibilità verso Roma, visto che lo sforzo di aggiustamento dovrà essere adeguato al peggioramento delle stime per il 2006. Padoa-Schioppa ha confermato il suo impegno a partire dal Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef). A Lussemburgo ha usato incontri bilaterali per rassicurare ulteriormente Almunia, Juncker, il ministro delle Finanze francese Thierry Breton. Oggi, a margine dell'Ecofin, dovrebbe incontrare il ministro tedesco Peer Streinbrueck. Il prossimo appuntamento è previsto a Bruxelles nell'Eurogruppo/Ecofin del 10 e 11 luglio prossimi. L'evoluzione decisiva è attesa dall'autunno, quando l'intervento tecnico del ministro dell'Economia sarà stato assecondato al livello politico dei premier. Prodi starebbe offrendo ai Paesi più europeisti l'impegno del suo governo per il rilancio della costruzione comunitaria, bloccata dopo il no nei referendum in Francia e Olanda sulla Costituzione Ue. In cambio gli sembra naturale ottenere maggiore flessibilità sulle politiche di bilancio dell'Italia. In pratica a Roma si aspettano l'aiuto di Berlino, Parigi e di altre capitali, qualora servisse un anno in più per riportare il disavanzo sotto il 3%. Una dilazione già concessa dall'Ue alla Germania.
Aumentare i pedaggi autostradali per completare i cantieri delle grandi opere. È la proposta del ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro. «Mi domando se non sia il caso - ha detto in tv, a Ballarò - di chiedere agli automobilisti un euro in più, o cinquanta, o dieci centesimi da utilizzare esclusivamente per completare alcune grandi opere». Una «tassa Anas?» ha chiesto il conduttore. «I soldi per fare le opere non ci sono» ha replicato il ministro. Manovra bis inevitabile per correggere i conti 2006, ha annunciato ieri Tommaso Padoa-Schioppa. Equivale a una correzione di 0,8 punti di Pil, pari a 8-10 miliardi. A tanto ammonterebbe la manovra di correzione all'esame dei tecnici. Oggi se ne discuterà in un vertice di maggioranza. Tra le ipotesi allo studio del governo la riforma dell'Iva. Non un aumento delle aliquote, ma un intervento teso a recuperare in parte il differenziale tra Iva lorda («vale» 106 miliardi sui conti 2005) e netta (86 miliardi) ossia quella realmente incassata dall'erario al netto del meccanismo del credito d'imposta. La «due diligence» della commissione presieduta da Riccardo Faini ha portato all'accertamento di un disavanzo su base annua della sanità pari a 2,05 miliardi. Oltre la metà deriva dalla spesa ospedaliera e per prestazioni specialistiche, il resto per la spesa farmaceutica (900 milioni). La maggiore spesa attesa di Comuni e Province sarà pari a 1,8 miliardi. È ancora la commissione Faini a individuare l'entità di uno dei punti di sofferenza del 2006. La relazione Faini evidenzia che la Finanziaria 2006 ha portato a tagli di spesa su voci obbligatorie che quest'anno comporteranno aggravi per 620 milioni. L'andamento dei tassi di mercato comporterà nel 2006 una maggiore spesa per interessi sul debito pari a 1,25 miliardi di euro. La verifica, poi, evidenzia anche il rischio che il gettito del concordato fiscale (atteso per 2 miliardi dal precedente governo) possa risultare «significativamente inferiore». |